Abbiamo visto nascere questa casa in mezzo alle vigne di Montalcino. Ci portava qui Gianni Brunelli per farci partecipi del suo sogno: ritornare a Montalcino, nella terra paterna. Con fatica e sacrificio aveva comprato la terra e poi man mano costruito la piccola azienda. E’ stato fortunato per vederla in funzione con le prime annate del suo vino, ma non per goderne la serenità e la pace che trasmette questo posto.
Porzioni Cremona
Mamma Miranda può essere orgogliosa del figlio Lorenzo che ha da Lei imparato l’arte del formaggio (però quando Lei fa la ricotta è un0altra storia). Siamo in un piccolo agriturismo dell’Alto casentino, in una zona a dir poco amena ed isolata. Pace e pecore e tre camere per un’ospitalità semplice e gustosa (specie se la mamma vi invita a pranzo come a volte capita). www.casapallino.com di Lorenzo Linda.
Vini sublimi e cucina che non è da meno, il tutto servito e condito da una professionalità che ha pochi riscontri in Italia. Ci siamo capitati nell’ultimo giorno di luglio prima della chiusura estiva (poi avevamo perso le foto che solo adesso abbiamo ritrovate e quindi andiamo a pubblicare). Ebbene non c’era un segno di “smobilitazione”, salvo un giustificato brindisi finale alle vacanze che sarebbero iniziate.
Il nome coincide con l’indirizzo e questo sicuramente aiuta. Da alcuni anni offre una cucina di pesce ad un quartiere, il nomentano, che non ha molte alternative ed è grande come un normale capoluogo di una popolosa provincia italiana. Da alcuni mesi è entrato in cucina uno chef maturo, preparato ed il livello si è sicuramente alzato. Accanto ai piatti classici c’è un menù degustazione che denota tecnica (magari non aggiornatissima) e mano felice. Per un salto ulteriore ci vorrebbe un affinamento ulteriore che speriamo avverrà nei prossimi mesi: 925 in via Nomentana a Roma vicino agli studi televisivi dell’ex Dear.
Arriviamo a La Rosa, aggirando il centro storico chiuso, dopo aver attraversato un altro paio di centri storici segnati da chiese diroccate e campanili dimezzati. La Rosa ha resistito , si sono rotti bicchieri e stoviglie, ma le mura hanno resistito. Così dopo oltre un secolo di vita la quinta generazione non deve affrontare una ricostruzione, ma solo un momento comunque difficile.
Da tanti anni esiste per fortuna. Chi ci capita (non tanti da queste parti) ci ritorna e man mano la fama si è comunque allargata. Siamo al confine con la Slovenia in posizione parecchio discosta (mezzora dopo Cividale), ma il tempo per arrivarci sarà compensato dalla fresca semplicità del paese, dalla serena accoglienza della struttura e dalla mano felice di Teresa.
Compiuto il passaggio generazionale (ma il padre Antonio e la mamma Gigliola vigilano sempre), questo ristorante si conferma come locale solido ed affidabile. Qualche concessione modaiola nella lunga variazione di tonno, ma per il resto si nota un’evoluzione delle idee alla base della cucina, sempre restando nell’ambito della cucina di mare che è la caratteristica del ristorante fin dalla sua nascita. Vitello d’oro, famiglia Sabinot con Massimiliano in cucina, il fratello Gianluca in sala.
E dopo il breve showcooking degli aperitivi, ecco la cena di gala in prigione. Si, nelle segrete della Casa della magnifica Comunità dove si è svolto l’evento, sono stati posizionati i tavoli e serviti i piatti. Le prigioni hanno vissuto da vicino la Controriforma successiva al congresso di Trento come racconta la targa che ci ricorda le orribili stragi della Caccia alle Streghe. Oggi con la serenità di questa valle e la bellezza del palazzo si fa fatica a pensare a quei tempi bui e ci godiamo invece le comodità e gli scorci suggestivi di questo luogo. 4 chef per 4 piatti presentati due a due, con un ottimo ritmo e un finale tutto dolce di deliziosi dessert accompagnato dalle birre e dalle grappe a chilometro zero.
