Barrel 30, nome che non deriva da Barile (in inglese) ma dalla via. E’ una costola di Chez Pierre, storico ristorante che è proprio accanto e dove ritroviamo sempre Jeanne Bettoni Colombo. I figli si dividono le responsabilità, Noelle in cucina e Jean Pierre alla gestione di questa alternativa più semplice e giovanile rispetto al tradizionale ristorante di famiglia. La bella novità è Ernesto Molteni, campione aibes, che al banco prepara cocktails deliziosi e anima ulteriormente il locale.
Ristorazione&Ospitalità
Chalet Eden è cosa già preziosa oggi, e sarà ancora più preziosa domani quando il cantiere per il raddoppio degli spazi e delle funzionalità sarà terminato. In attesa quindi di godersi la futura Spa, ci si può accontentare con il confort delle camere e la simpatia della famiglia titolare. La famiglia Jacquemod gestisce l’hotel con pari passione per l’ospitalità e per l’ambiente.
Casa Collomb, hotel letterario
Un hotel letterario non c’era mai capitato. L’idea è bella e inoltre coniugata bene: ogni stanza dedicata ad un tema, dalla passione alla cucina, ogni stanza con un suo profumo e tante coccole, oltre ovviamente una ricca dotazione di libri sul tema trattato. Le coccole continuano alla prima colazione, ma qui si fermano. Al momento per pranzo e cena bisogna andar fuori. Locanda Collomb, una vera atmosfera di casa, grazie ad Ombretta e Daniele Collomb a La Thuile.
Acquacotta, i Cerea in Maremma
L’ albergo, Terme di Saturnia, è ben noto da tempo, meta prediletta per il benessere del corpo che qui viene cullato dai tanti trattamenti che quest’acqua che sgorga copiosa consente. La tavola è sempre stata messa in secondo piano, anche se alcuni anni fa quest’Acquacotta voleva testimoniare almeno lo sforzo di rappresentare in modo corretto la cucina del territorio.
Sembra di stare a Las Vegas in questo complesso che comprende tre alberghi, di proprietà di Andrea Astolfi, dei quali il Waldorf rappresenta l’eccellenza (diretto da Pamela Medri). Anche nel mangiare con ben due ristoranti, uno più semplice che lavora principalmente all’aperto con la griglia e questo La Settima, dal nome della strada, settima traversa.
Completamente rinnovato, è ora accogliente e gradevole, mentre la cucina non è cambiata: si affida ad una fresca materia prima e ad un’elaborazione basica. Giustamente, perchè siamo proprio sulla spiaggia e la gente vuole soprattutto godere il mare nella sua versione più semplice, ma non per questo meno gustosa. Piccola carta di vini dove spiccano le bollicine, servizio familiare e prezzi abbordabili visto anche la qualità del pesce. Onda blu a San Mauro a mare, sulla spiaggia.
Questo è l’enorme giardino posto dietro al GH Majestic di Sant’Agnello (Sorrento) che un domani ospiterà il ristorante Don Geppi, al momento ritagliato dentro l’albergo. La conduzione è familiare, e, curiosità , a distanza di una settimana abbiamo provato due cuochi diversi, Gerardo Savo e Mario Affinita, apprezzando la buona volontà di ambedue, il fresco della piscina, ma soprattutto il desiderio della proprietà di crescere. Ci riusciranno? a loro, che son giovani, la risposta. Don Geppi al GH Majestic di Sant’Agnello.
La cittadina è un noto centro industriale dell’entroterra napoletano. Fa piacere veramente vedere che in un contesto operaio nascano progetti moderni e innovativi come questa Distilleria, nome che deriva per l’appunto dal precedente opificio e che oggi ospita (il progetto ancora non è terminato), una sala conferenze, una libreria, una scuola di cucina, un caffè letterario e un ristorante.
Tre generazioni di Pagano-De Simone hanno contribuito a realizzare questo villaggio resort, che offre uno standard sicuramente elevato alle famiglie che lo frequentano da tempo. La cucina ha sempre puntato ad essere tradizionale abbondante e rassicurante, e oggi, grazie all’arrivo di uno chef giovane e capace, cerca anche di dare qualcosa di più.
Bella la sala e notevole anche la cucina. Michele Gioia è umile e modesto, ma non per questo meno bravo di tanti colleghi acclamati. Nei mesi invernali va in giro e mano mano ha soggiornato in tante cucine celebri. I risultati si vedono, la mano non è audace, ma è precisa e solo leggermente ridondante e con poche sbavature (la banana del piccione troppo dolce, qualche guazzetto troppo abbondante, il souffle troppo piccolo e a rischio), ma il risultato è nel suo complesso piacevole e lineare. The Cesar alla Posta Vecchia di Palo di Ladispoli.
