Da ristorante bistellato a qualcosa di meno impegnativo ma non certo andante. Ottima materia prima e attenzione alla sostanza, senza perdere di vista buone maniere e praticità. Spicca il carrello dei formaggi, la griglia e lo spiedo funzionano senza tregua, gustosi sono i primi e un pò banali i dessert anche questi in ampia mostra. Luca Brasi ispira e cucina, resta da sapere se questa Braseria è un punto di arrivo o di partenza.
Ristorazione&Ospitalità
Ancora non è finita, manca qualche dettaglio, la cura del prato, e tutto l’interrato, ma la nuova Parolina ormai funziona a pieno regime. Per ora due camere nella parte in pietra (vedi foto sopra) alla sinistra, la cucina al centro della struttura e il ristorante con bella vista sull’ Amiata a destra. Iside e Romano, poco a poco, mettendo fondo a risparmi e facendo molto in proprio, si sono costruiti casa e bottega in quest’angolo del mondo che è bellissimo una volta che si è arrivati, ma di certo non sta vicino a nessun casello.
Se cercate una meta romantica, Sirmione è la meta giusta e questo locale il posto giusto. Due piani per scegliere il tavolo che vi aggrada di più e poi sarete sommersi da coccole in quantità industriale. Molti sono i meriti di questo locale: la finezza dell’arredo, le toilettes con vista sulla cantina, la saletta di sotto circondata dal lago, le materie prime adoperate, le porzioni abbondanti, la carta dei vini monumentale, il servizio cortese.
La zuppiera esiste ancora! Ne avevamo dimenticato la funzionalità in quanto sempre riposare in una vetrina o un mobile come ornamento e non certo per essere poi utilizzata. A riportarla sulla tavola ci hanno pensato Savio Bina e Cristina Aromando nel loro pranzo à l’ancienne che ogni domenica prepara in questo nuovo bistrot.
Le insalate non solo sono tornate (grazie a Michel Bras) nell’alta ristorazione, ma sono anche diventate più spettacolari come questa firmata Alfio Ghezzi, chef della Locanda Margon. Ad Alfio non manca l’inventiva e la predisposizione per l’effetto speciale, ma grazie a Dio ci offre anche buona sostanza. Una cucina che per eleganza punta verso l’alto senza tradire le umili radici della cucina locale,e infatti nella lunga serie di assaggi ci è arrivata una bella variazione di ingredienti perlopiù “poveri”.
Shizen a Torino, che fusion!
Anni fa c’era una trattoria tradizionale, il Passatempo, poi quattro anni fa è arrivato questo ristorante di cucina giapponese diciamo normale. Il salto con l’arrivo di Ang Lye Hock chef di Singapore che sotto gli stimoli dell’infaticabile titolare, Valeria Pramaggiore, ha ravvivato il menù con una serie di ricette occidentalizzate non banali e alcune decisamente interessanti. Il locale sorprende anche per il ritmo spedito della cucina (ben 10 elementi dei quali 4 al sushi bar) e per la qualità dell’attraente e giovane clientela. Shizen a Torino, zona collina. Assolutamente consigliabile per assaggiare qualcosa di intrigante e differente.
Contesto Alimentare a Torino
Un locale moderno, quasi asettico, ma non freddo. A dargli l’anima sono in due, Francesca Sgandurra appena 30 anni, in cucina e Matteo Fabbri in sala, una coppia giovane, piacevole e ben assortita. Il locale è semplice, piccolissimo, ma con il soffitto molto alto che dà respiro all’ambiente. La cucina è senza pretese, ma anch’essa pulita e piacevole, merito della giovane autodidatta che con giudizio non osa più di tanto. Il prezzo è conveniente e invita al ritorno. Contesto alimentare a Torino (zona piazza Cavour).
Pur essendo bellissimo questo è il piatto che ci è piaciuto di meno, l’animella poco croccante e un pò coperta dalla salsa alle castagne. Difficile dire quale è stato il migliore in una serie indubbiamente divertente ed interessante di assaggi. A gran ritmo, nonostante il ristorante pieno (il che dimostra un’ottima organizzazione in brigata), i piatti non stancano per varietà, presentazione e gusto. Colpisce l’allegria che i piatti trasmettono (ed è un ottimo segnale), la ricerca del trompe d’oeil non solo per l’effetto, ma anche per l’idea di giocosità che porta con sè.
Il nome, Castello del Nero, evoca un immaginario guerriero e avventuroso; il paesaggio (qui sopra) i quadri rinascimentali. E’ una struttura tutta da godere, complessa e articolata con boschi casali vigne e oliveti sparsi nei 300 ettari della tenuta. Nel corpo principale c’è un centro benessere di prestigio e una piscina bellissima, che fanno di contorno alla sostanza: 50 camere e suite di ottimo livello, e una ristorazione di rispetto.
