Balzi Rossi, Camporosso, Vallecrosia… qui, al confine con la Francia, c’era un tempo una delle più alte concentrazioni di stelle Michelin d’Italia, con ristoranti come Baia Benjamin, Balzi Rossi, Giappun e Gino. Sono sparite tutte (le stelle) e a volte anche i ristoranti. Rimangono invece salde le trattorie, come ad esempio La Capanna da Baci e Delio ad Apricale (prima a Dolceacqua). Ragione di più per visitare forse il borgo più bello dei Borghi belli d’Italia, un borgo fuori dalle rotte usuali e fuori dal tempo, incredibilmente sopravvissuto, scavato e ricomposto con la pietra, con una piazzetta che si apre all’improvviso e che offre altre chicche come il teatro della Lucertola. Andateci in due, vivrete un sogno lungo quanto il soggiorno, e mangerete pure discretamente, spendendo poco, un pò in tutte le trattorie, ma noi preferiamo Delio, per serietà, continuazione, rispetto e recupero di alcune ricette come la “fidelà” di sapore trascinante.
Porzioni Cremona
Dormire al Borro è esperienza a tutti consigliabile: un posto incantato che difficilmente si può scordare. In inverno è però chiuso il ristorante e allora siamo andati alla ricerca di una trattoria. Di questa ci è piaciuto il nome, l’ambiente accogliente e ben sviluppato (c’ anche sul retro una sala per piccoli eventi), i bei cani che ci hanno tenuto compagnia e il giardino intorno. La cucina è senza troppe pretese e speravamo in verità qualche cosina di più, ma almeno le buone bottiglie non sono mancate.
Daniele Sera è chef di lungo corso e grande esperienza maturata un pò in giro pe rl’Europa e anche in Italia, in genere frequentando bei posti ed è quindi avvezzo a gestire situazioni particolari e variegate. E’ ora approdato al Castello di Casole, un posto straordinario (vedi altro post), e anche la ristorazione non è da meno: ristorante gourmet, bistrò Visconti nell’area bar, la piscina, la pizzeria…non ci si annoia. se poi aggiungiamo i pranzi nelle ville e il room service il cerchio si chiude. A tutto fronteggia con competenza e passione, ha un orto che sta dando i primi frutti e 1700 ettari di bosco che possono accontentare qualsiasi desiderio in fatto di aromi bacche ed erbe. Venendo alla cucina ha un forte accento francese, ma di quelli che piacciono anche a noi. Da provare i croissant al mattino e i vari tipi di pane che la cucina sforna come se fosse una boulangerie parigina, e anche i piatti denotano comunque classe ed eleganza. Il migliore per noi? i tortelli allo zafferano (segno che ci sa fare anche con i primi), il meno convincente? i calamaretti farciti con purè di patate (un piatto un pò troppo pasticciato. La pasticceria è fine, l’ambientazione secondo dove capitate, ma comunque mediamente sempre curata. Anoi è piaciuta molto anche la semplice pizzeria “Pazzia”.
Movia non è un’azienda qualsiasi di vino in Slovenia, ma forse quella che ne rappresenta meglio la storia e le potenzialità. E’ a Dobrovo, poco oltre il confine e consigliamo a tutti la visita di questa bella cantina. anche perchè Ales, ottava generazione di famiglia, è un personaggio a tutto tondo. Appassionato, trascinatore, idealista e talebano, è uno dei precursori della viticoltura biodinamica, dell’importanza dell’affinamento sulle fecce, del non filtraggio ecc.. bere i suoi vini è sempre emozionante, berli accanto a Lui, seguendone le spiegazioni, lo è ancora di più. Per questo non potevamo non accettare l’invito di Catia e Luciano, patron della Trattoria Milla, a partecipare ad una serata dove questi vini erano protagonisti. Ed è stata per tutti una lezione di come si presentano i vini, di come si possono coinvolgere appassionati ed esperti. Grazie Luciano e grazie Ales!
Il trasloco è sempre questione delicata, ma questa volta ci sembra che Cristiano Tomei abbia fatto la scelta giusta. L’imbuto di Viareggio era un locale simpatico, ma molto alla mano e un pò nascosto. Qui invece siamo nel centro storico di Lucca (che non teme confronti), in un bel palazzo che è anche sede di un Museo privato di Arte Contemporanea. L’ambientazione è quindi particolare con una serie di piccole stanze che alle pareti hanno opere quadri e oggetti di indubbia attrazione, i tavoli sono un pò semplici, la cucina funzionale. La cucina di Cristiano ha sempre avuto dei guizzi di genialità, ma spesso accompagnati anche da una forte discontinuità, qui invece ci sembra che ci sia stata un’evoluzione positiva verso una cucina più matura e continua che non ha perso l’appeal dell’audacia.
Dom Perignon a Venezia, atto primo: il 2003. Un millesimimato difficile, una missione quasi impossibile, una sfida che Richard Geoffroy, chef de cave della celebre Maison, ha voluto fare per dimostrare che con la classe e l’esperienza si può sempre tentare. L’avevamo già assaggiato e lo riproviamo volentieri in un quadro che migliore non si può: il Quadri di Venezia, da tempo sotto la gestione collaudata della famiglia Alajmo e infatti in sala a ricevere è Raffaele, in cucina affidabile come sempre, Silvio Giavedoni.
Scritta che decora una parete di questo originale Cafè. A due piani, quello di sopra, a livello stradale, è estremamente coinvolgente con la sua offerta di tavolo comune, aperitivo con assaggi (non le solite porcherie, ma un signor prosciutto a coltello ed altro ancora). Sotto più tradizionale con alcuni punti di forza: il prezzo competitivo, il servizio efficiente e preparato, i piatti semplici ma non privi di quel tocco che fa’ la differenza. Dietro le quinte è Andrea Berton. Altri locali come questo, frequentatissimo dalla sua apertura, arriveranno probabilmente nel prossimo futuro.
Questo è stato il primo sogno di Peppe Zullo: costruire sulla collina in alto che domina Orsara, con magnifica vista sul centro storico (di notte particolarmente suggestiva), la sua struttura per eventi. Qui è nata la prima sala per banchetti che è poi stata superata dal nuovo complesso di Villa Jamele (vedi post). Il nome è romantico e veritiero, al centro del paese infatti c’era il Cinema Paradiso e Peppe è riuscito a comprare l’antico proiettore a bobine che oggi fa bella mostra di se nella cantina. La cantina si vede poco, perchè è sotto la vigna, ma rappresenta una realizzazione architettonica non da poco, per altro giustamente premiata alla biennale di Venezia. Si compone di una serie di stanze emozionali che portano alla cantina vera e propria che è alla sommità, ma anche essa nascosta perchè sopra ci sono 5 camere per gli ospiti. In basso all’entrata è invece il ristorante dove Peppe Zullo a vista si diverte a improvvisare una cucina semplice e gustosa, un pò naif, ma quasi didascalica per come mette in risalto i prodotti dell’orto.
U Vulesce, cioè la “voglia”: voglia di fare cucina dopo aver dimostrato conoscenza e capacità nella selezione e vendita dei prodotti alimentari. Così appena si è creata la possibilità accanto (o meglio dietro) alla storica bottega “Di Donna” , è nata l’Enoteca (prima) e poi anche la ristorazione. Alla base lo stesso concetto di qualità: grande materia prima che si coniuga in completa fedeltà alla tradizione grazie alla bravura di mamma Giuseppina. Lei è brava, ma indubbiamente il figlio Rosario in sala è la vera anima del locale, presente a tutti i tavoli, pronto con un consiglio e con il vino giusto. Un posto che vuole essere semplice e rimanere semplice, ma che sicuramente vorremmo sempre trovare in una qualsiasi cittadina della penisola per via dei sapori franchi e genuini, anche se qualche volta la tradizione si fa sentire troppo con qualche ridondanza superflua (ma che qui la gente apprezza)
Da Noi al Magna Pars di Milano
Poche cose a Milano ci attraggono più di via Tortona e zone limitrofe. Ben venga quindi questo nuovo albergo posto di fronte al SuperStudio, dove prima era una fabbrica di profumi. Una realizzazione coinvolgente, con un taglio architettonico modernissimo, spazi aperti e chiusi che dialogano insieme (anche se si vivono meglio in estate che con la neve!). Un albergo diverso, moderno, milanese, nel senso migliore del termine.
