Ce lo ricorderemo questo generoso stuzzichino servito con un flute. Un vero dripping di gamberi di riviera, piccoli ma saporiti come non mai, con foglie di sedano a colore. Alessandra e Andrea Sarri da poco alla testa dei JRE, succedono al bravo e concreto Emanuele Scarello che ha ben lavorato per dare sostanza e affidabilità all’Associazione. Vedremo cosa questa elegante coppia saprà fare, tanti sono i progetti e qualcuno li riguarda anche da vicino: Agrodolce ad Imperia.
Ristorazione&Ospitalità
Malpassuti, chef Daniele Lunghi
Daniele Lunghi, ancora giovane, allievo di Santin e con varie esperienze in giro nella bassa Lombardia, ha ormai accumulato notevole esperienza, mano sicura e equilibrata. Se qualche anno fa amava molto il rischio, oggi è più prudente e saggio. In questa Locanda è arrivato da poco, ma porta con sè l’amore per la materia prima buona e la sua cena non fa certo annoiare pur rimanendo nel solco solido della apparente semplicità. Locanda Malpassuti a Carbonara Scrivia, una sosta serena e piacevole.
C’è il ristorante da tanti anni, invece è nuovissima la Locanda, ed anche curiosa. Sei camere ben attrezzate e curate, con tema differente. Noi siamo capitati in quella dedicata allo scrittore Yoshimoto…e si vede. Locanda Malpassuti a Carbonara Scrivia (Al).
Vini sublimi e cucina che non è da meno, il tutto servito e condito da una professionalità che ha pochi riscontri in Italia. Ci siamo capitati nell’ultimo giorno di luglio prima della chiusura estiva (poi avevamo perso le foto che solo adesso abbiamo ritrovate e quindi andiamo a pubblicare). Ebbene non c’era un segno di “smobilitazione”, salvo un giustificato brindisi finale alle vacanze che sarebbero iniziate.
Il nome coincide con l’indirizzo e questo sicuramente aiuta. Da alcuni anni offre una cucina di pesce ad un quartiere, il nomentano, che non ha molte alternative ed è grande come un normale capoluogo di una popolosa provincia italiana. Da alcuni mesi è entrato in cucina uno chef maturo, preparato ed il livello si è sicuramente alzato. Accanto ai piatti classici c’è un menù degustazione che denota tecnica (magari non aggiornatissima) e mano felice. Per un salto ulteriore ci vorrebbe un affinamento ulteriore che speriamo avverrà nei prossimi mesi: 925 in via Nomentana a Roma vicino agli studi televisivi dell’ex Dear.
Arriviamo a La Rosa, aggirando il centro storico chiuso, dopo aver attraversato un altro paio di centri storici segnati da chiese diroccate e campanili dimezzati. La Rosa ha resistito , si sono rotti bicchieri e stoviglie, ma le mura hanno resistito. Così dopo oltre un secolo di vita la quinta generazione non deve affrontare una ricostruzione, ma solo un momento comunque difficile.
Da tanti anni esiste per fortuna. Chi ci capita (non tanti da queste parti) ci ritorna e man mano la fama si è comunque allargata. Siamo al confine con la Slovenia in posizione parecchio discosta (mezzora dopo Cividale), ma il tempo per arrivarci sarà compensato dalla fresca semplicità del paese, dalla serena accoglienza della struttura e dalla mano felice di Teresa.
Compiuto il passaggio generazionale (ma il padre Antonio e la mamma Gigliola vigilano sempre), questo ristorante si conferma come locale solido ed affidabile. Qualche concessione modaiola nella lunga variazione di tonno, ma per il resto si nota un’evoluzione delle idee alla base della cucina, sempre restando nell’ambito della cucina di mare che è la caratteristica del ristorante fin dalla sua nascita. Vitello d’oro, famiglia Sabinot con Massimiliano in cucina, il fratello Gianluca in sala.
