Un bel locale ha da poco aperto a San Frediano con una sala ampia e luminosa, che la distanza sociale rende ancora più rilassante. In cucina ritroviamo Mirko Margheri, chef di lungo corso (da Pierangelini a Marco Stabile, passando per Gaetano Trovato). E’ rimasto umile e con i piedi per terra nonostante l’indubbia capacità. I suoi piatti sono semplici, sensati, nati per piacere non per rincorrere idee astruse, ed il piccione (ormai un’abitudine dei ristoranti gourmet) non sfigura di fronte a tante altre alternative provate in giro anche in tavole famose. Certo la triglia è un po’ coperta e al buon primo manca un croccante che dia un contrasto tattile ed amaro, ma nel complesso è bello stare a questa tavola anche per il servizio pulito e puntuale della sala.
Luigi Cremona
Tommaso Tonioni all’Enoteca Achilli
Daniele Tagliaferri non solo sovraintende una storica e prestigiosa enoteca, ma ha un fiuto per i vini e soprattutto le bollicine straordinario e lo dimostra il Blanc di Giraud che ha fatto assaggiare ad Alessandro Scorsone e al sottoscritto. Ma indubbiamente ha anche fiuto con gli chef. Ne ha sempre avuto di notevoli e l’ultimo ci sembra non da meno, anzi! Come preparazione tecnica ha pochi rivali (non a caso è stato a lungo con Anthony Genovese), la differenza la fa anche la cultura. Romano, appassionato di storia antica, nel suo menù i rimandi all’antica Roma sono numerosi e aggiungono non poca valenza a quanto propone al tavolo. Una cucina quindi di radici profonde, ma resa godibile da un linguaggio contemporaneo, una cucina di sapori profondi quasi sempre anche molto centrati. C’è ancora magari qualcosa da fare per un’ulteriore alleggerimento ma il risultato complessivo è comunque molto interessante, ancora di più se rapportato alla giovane età, il che fa presagire ulteriori e positive evoluzioni. L’unico piatto che ci è piaciuto di meno è stata l’aletta di pollo un po’ appiccicosa e poco contrastata, ma per il resto la media è stata alta con al vertice dei raviolini vibranti di originalità e brillanti al palato. Complimenti quindi a Tommaso, ma anche a Daniele d’averlo saputo così ben motivare. Con Tommaso in cucina Leopoldo Di Martino e Maria Finocchiaro, in sala gli eleganti Nicola Corradini e Francesco Magna.
E’ una splendida macchina da guerra questo locale gestito con perizia dai fratelli Walter e Marco Regolanti. Macchina per i numeri non piccoli che riesce a produrre, ma con un’anima, quella soprattutto di Walter che negli ultimi anni ha non poco contribuito a posizionare il nome e l’immagine del ristorante ad un livello sempre più interessante. Questo perché Walter, che è molto andato in giro per il mondo presso tavole famose, cerca giustamente il confronto e da questo ne trae gli stimoli e l’insegnamento per migliorare sostanza e dettagli del suo ristorante. I numeri sono alti, ma anche la qualità: i piatti vengono fatti tutti per espresso, il menù è importante, ma non smisurato e soprattutto Walter ha creato con i (non pochi) clienti un rapporto quasi ombelicale, per cui il 90% si affida a lui senz’altro chiedere. E si casca senz’altro bene, perché qui il pesce è freschissimo, la materia prima quindi notevole, i piatti fatti espresso, le idee seguono la sapiente linee dello sfizio non banale ma nemmeno troppo avventuroso, per cui il cliente si sente in genere coccolato, lusingato e mai tradito.
Da due anni un successo più che giustificato. Questa è una vera trattoria che onora il genere: non parla uno scadente vernacolo, ma, senza abbandonare dialetto e tradizioni, riesce a proporsi con un’immagine più attuale e in linea con le aspettative di una clientela che vuole i sapori, ma anche digerire bene e ritrovarsi in un contesto pulito e funzionale. Le ricette sono quelle di sempre, ma pur nella (giusta) cautela dei condimento vibrano di sapore per quel tocco in più quasi sempre azzeccato, pensiamo soprattutto alla ricotta salata che esalta una magnifica coratella, ma anche allo zenzero della caponata, al coriandolo della salsiccia. Non tutto è perfetto, ad esempio la colatura e il pecorino aumentano troppo la sapidità della pajata e al contrario il guazzetto del baccalà e patate è fin troppo poco contrastato. Ma nel complesso è una bella esperienza, resa ancora più piacevole dal prezzo contenuto e da un servizio completamente al femminile preciso e cortese che fa la differenza con quello approssimato di tante trattorie.
La famiglia Regolanti ha fatto un po’ la storia della ristorazione ad Anzio. Iniziarono i due fratelli Alceste e Romolo con due locali tuttora attivissimi grazie alla seconda generazione, rispettivamente Igino e Maria Elena da Alceste e Marco e Walter da Romolo. Ora c’è anche questo Bistrot di mare, semplice e accattivante, gestito da Priscilla (sorella di Igino e Maria Elena) con i suoi due figli. Il primo weekend del dopovirus è già un pienone, grazie anche alla posizione sul porto che è molto richiesta e anche noi ci godiamo il panorama in compagnia dell’amico Franco Del Gatto, brindando e assaggiando la fresca cucina di mare nella quale spicca l’ottimo filetto di baccalà.
Gastone Pierini è un gran professionista della ristorazione romana con una lunga esperienza alle spalle. Ha portato avanti con successo numerosi locali, ed attualmente gestisce Proloco Pinciano e il più ambizioso Moma che per altro ha la stella michelin. Siamo vicino via Veneto in una zona normalmente vivacissima per i tanti alberghi che ci sono, ma che di questi tempi vede di certo poco passaggio. Ma con coraggio Gastone ha riaperto e siamo andati a trovarlo. E’ coadiuvato da una squadra giovane in sala e in cucina, ed il nuovo menù alterna ricette collaudate con nuovi inserimenti. La cucina di Andrea Pasqualucci è di buona valenza, ricerca il gusto che piace, ma con eleganza e modernità senza rincorrere avventure rischiose. Un ottimo stuzzichino (i bagels), due buoni antipasti (il collaudato orto e la coloratissima scarola con gamberi), un risotto un po’ piacione ma buono. Fin qui le note positive, e non sono comunque poche, meno il restante: delle fettuccine troppo cariche e sapide, e un tortino di fragole un po’ rozzo. Ma pensando che era il primo giorno della riapertura, siamo già ben sopra le attese.
C’è molta attenzione al cliente in questo piccolo locale aperto di fronte al vecchio municipio. L’arredo è curato, il tavolo elegante, il titolare Carlo Capolei che dà anche il nome al ristorante, puntuale e premuroso. In cucina la moglie Renata si destreggia bene grazie anche all’ottimo pesce appena pescato e se i moscardini sono un pò troppo conditi, gli spaghetti agli scampi sono una vera delizia. Da lodare i vari antipastini, ognuno presentato in una coppetta a sè (e tutti insieme fanno veramente un bel colpo d’occhio), e il gran piatto di crudo come si vede anche dalle immagini riportate.
Di questi tempi le novità valgono il doppio e quando sono buone come questa anche il triplo. Qui poi ne abbiamo due in una: la pizzeria ‘A Rota (che proveremo una sera) e l’osteria Eufrosino di Paolo D’Ercole. Paolo è un appassionato autodidatta che si è fatto conoscere e ben volere (e non a caso al tavolo accanto al nostro c’è parte della brigata di Pipero in vivista amicale). Tenta una strada curiosa: quella di presentare ricette di varie regioni in un piccolo menù che consente quindi di viaggiare dalle isole alle Dolomiti. Non sempre sono ricette fedelissime all’originale, ma l’intento più che didascalico è quello di divertirsi con i sapori, anche perchè si apprezza lo sforzo di basarsi comunque su ingredienti selezionati. Ne abbiamo provate qualcuna e il risultato è più che soddisfacente, con la migliore quella vicino casa (la ciriola) seguita dal coniglio siciliano in agrodolce, la meno convincente è una chitarrina un pò anonima. Altre note a favore sono il buon pane fatto in casa che fa presagire anche una pizza di livello (ci torneremo), la piccola ma attenta selezione di etichette, il servizio esperto di Paolo Abballe (ex Metamorfosi), l’ambiente veramente godibile e centrato (l’osteria è nuovissima e sembra già vissuta) e infine il conto modesto. Insomma di ragioni per venire fin qui ce ne sono e non sono poche. A sfavore il parcheggio difficoltoso.
Si fa ben volere questa “Stanzetta”, per la modestia del nome, per la cortesia del proprietario, per la cucina semplice ma gustosa di quanto proposto. Siamo al porto, nei cento metri famosi e più gettonati (un ristorante dopo l’altro), e la cucina è ovviamente a tutto pesce, con l’usuale serie di antipastini e i primi abbondanti. Buoni e leggeri gli sfizi iniziali, più pesante e un pò rozzo il primo (i tortelli), il tutto proposto con prezzi riguardosi e qualche buona etichetta.
L’enoteca nasce tanti anni fa grazie alla lungimiranza del padre di Franco, ma poi lui, subentrato giovanissimo, l’ha resa quello che è adesso (e ormai da tanti anni): una delle migliori botteghe d’Italia per varietà e qualità dei prodotti (oltre 5000 etichette di vini). C’è anche la possibilità di assaggiare una serie di sfiziosità di alto pregio. Noi conosciamo e apprezziamo questa famiglia da almeno 30 anni, e quando passiamo in zona la sosta è d’obbligo con un brindisi e l’assaggio delle amate alici di Anzio. Questa volta c’era pure il produttore, il giovane Luigi Crescenzi, che sta portando avanti con serietà e dedizione questo ottimo prodotto aggiungendo qualità ad una lavorazione che ad Anzio è storica.


























































































































































































