Gong a Milano

La stessa proprietà gestisce anche Iyo e Asian Ba, non conosciamo quest’ultimo, ma gli altri ci sembrano notevoli. Iyo è ben noto, e questo Gong non sfigura di certo, si pone su un livello appena inferiore, ma è una bella alternativa. Occupa una lunga serie di vetrine all’angolo del corso Concordia con un bell’ingresso e una lunga fila di tavoli. Una parete di bottiglie di vino fa intuire che la carta dei vini è importante, e un servizio elegante e formale sottolinea le ambizioni del locale. In cucina ritorviamo Guglielmo Paolucci, un giovane emergente di due anni fa (quando vinse Oliver Piras), che è affiancato da uno chef giapponese. La padrona di casa, Giulia Liu, dolce ed elegante, di chiara origine cinese, ma seconda generazione italiana per cui parla perfettamente la nostra lngua. Ci sono quindi tutte le premesse di una cucina fusion di livello, ed in effetti è quello che arriva sulla tavola, con dei piatti anche complessi, in genere molto ben presentati, che testimoniano un alto livello da parte della numerosa brigata. Si apprezza anche una bella varietà di sapori che non battono solo il consumato percorso dell’agrodolce, ma spaziano sul iccante e sull’acido. I piatti migliori? Il bell’Hamachi che è anche molto buono, come per altro lo storione mojito ben contrastato da una punta di coriandolo. Il meno convincente? Il raviolo wagyu, piuttosto pesante

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