Di ritorno, un po’ stremati dal viaggio, vicino la Stazione dove si può andare? Ci vuole un posto accogliente, non impegnativo, dove ci si può rilassare con semplicità, in allegria, dove nessuno ti guarda se prendi un piatto o tutto il menù e dove magari si spende anche il giusto (anzi secondo noi molto poco). Risposta: il Forno Ottavi, dove Simone Braghetta fa la differenza, dove poi alla fine ai tavoli vicini ci sono pure tanti amici. E’ San Valentino ed anche il pane, buonissimo, è speciale.
Ristorazione&Ospitalità
Champagne Extrè a Cantine Cattaneo
All’entrata della bella cittadina, dove finiscono i campi ed iniziano le case, ecco questa bella Cantina recuperata con mano felice, pervasa d’intimità diffusa e di finezza sussurrata, che ha anche un’anima, anzi due: quella di Nadia in sala e di Enrico in cucina. Questo per dire dell’accoglienza, ma per i buongustai c’è un ulteriore valore aggiunto: l’amore per la campagna e per l’orto dei due titolari che fortunatamente arriva anche sui tavoli a un prezzo accessibilissimo per quanto complessivamente proposto. L’occasione è poi speciale: si assaggiano grandi champagne per altro molto particolari: eleganza francese e generosità italiana, in quanto la proprietà, presente in sala, è per l’appunto italiana. La cucina si fa notare per alcuni dettagli (vedi i grissini e le cialde alle erbe) e il buon livello generale (in alto la terrina di fegato) con qualche ingenuità di sapore casalingo, gli champagne accompagnano splendidamente con il top alla fine (un ottimo Clè d’Hiram).
L’hotrel Plaza esiste da più di un secolo e mezzo, ma ieri è stata la prima volta del Brunch. E dobbiamo dire che passare la domenica in una sala così bella quando fuori tra l’altro piove è un’ottima soluzione. Oltre alla cornice, da segnalare la buona musica, il servizio curato ed efficiente. Il buffet, curato da Umberto Vezzoli, bello e vario, con spazi di miglioramento come è ovvio, essendo al debutto.
Tutti a Piacenza per onorare le stelle Michelin. Tante le novità, alcune dolorose, come la perdita (da due a una stella) per due ristoranti storici come il Sorriso di Soriso e Vissani di Baschi. A loro va il nostro primo pensiero. Poi il secondo a chi ha trinfato: Enrico Bartolini, il nuovo che avanza a tutta velocità, secondo noi meritatamente. Il terzo pensiero è per le due stelle in Italia: dovrebbero rappresentare tra l’alta fascia della ristorazione italiana e sono un numero limitato. Erano già poche prima, ora sono anche di meno, doppi complimenti quindi a Mammoliti e a Doanto Ascani che hanno centrato l’importante traguardo. Chiudiamo salutando i tanti ex emergenti che hanno ottenuto la stella quest’anno, Gorini, De Santis, Puleio, Griffa, Raciti un grande abbraccio a tutti voi.

il Teatro di Piacenza

Monica Mazzocchi con la moglie del grande Cogny

il teatro

la guida si presenta

anche dal palco

Rino Billia riceve il premio passione per il vino

Sara Orlando altro premio speciale

Gennaro Esposito premio allo chef


da due a una stella

perdono la stella

Gwendal Poullennnec direttore guide Michelin

ed ecco le nuove stella Gianluca GOrini

un ritorno: Rocco De Santis

un altro ritorno Antonello Sardi

ed anche Luca Landi

la Campania avanza: Luigi Lionetti

classe ed eleganza: Domenico Candela

con tanto merito Domenico Iavarone

standing ovation per Francesco Apreda

e anche per Federico Zanasi

il sud: Pietro Penna

Felice raddoppia ed è felice

finalmente lo Zash, Giuseppe Raciti

il bravo Cristian Falcine

il solido Vincenzo GUarino sempre puntuale

due stelle si fa sul serio, due giovani: Donato Ascani

e Michelangelo Mammoliti

eccoli insieme

il trionfo di Enrico Bartolini

eccolo sul palco

le tre stelle sono undici

le stelle sul palco
Greco con ampia esperienza inglese (Gordon Ramsey) Stelios Sakalis è ancora giovane, con tanta voglia di crescere e farsi apprezzare. Con lui altri giovani a formare un team coeso e volitivo. Ce lo conferma un menù che è un po’ appesantito dalle troppe ambizioni e voglia di apparire, ma che si presenta poi al tavolo con sufficiente scioltezza. Certo c’è tanto lavoro dietro e non sempre trova adeguata valorizzazione (pensiamo al gran lavoro della bella panzanella con insalata greca), ma la proposta nel complesso si fa ben apprezzare e con essa anche la qualità dell’organizzazione in cucina e la varietà delle soluzioni presentate. In breve sintesi: godibile l’apertura e la serie degli antipasti, un po’ sovraccarichi i primi, ottimo equilibrio di tecnica e gusto pieno nei secondi, poco originali ma snelli e golosi i dessert finali. Due parole sul contesto: il Castello di Spaltenna è un magnifico resort in una area, quella del Chianti Classico ovunque preziosa, e la possibilità di scegliere tra l’elegante sala interna e la bella terrazza con vista ne aumenta la piacevolezza.
Un tempo era Vigna Ilaria e già si mangiava bene, ora con quel nome si chiamano le camere mentre il ristorante ha questo nuovo nome: Pesce Briaco. Nome non bellissimo, secondo noi ovviamente, ma l’importante è che si mangia pure meglio di prima.I meriti vanno a tutti a cominciare da Andrea Maggi che sembra sempre un ragazzaccio nonostante che passano gli anni (ma è preparato sveglio ed attento come pochi in sala). Ma la vera sorpresa è ritrovare Maurizio Marsili, conosciuto tanti tanti anni fa alla Locanda dell’Angelo, dove Angelo sta per Paracucchi. Con il leggendario maestro ha vissuto e lavorato per anni per poi continuarne l’idea di cucina. Che ritroviamo in questa locale dove Maurizio propone una serie di ricette potremmo dire didascaliche eseguite con grande rispetto e maestria (soprattutto la linea degli antipasti). L’impostazione è rigorosa: da una parte un pesce, qualsiasi purchè sia “povero” di quelli che al mercato rimangono in fondo alla cassetta non perchè non siano buoni, ma perchè nessuno sa come trattare. Dall’altra una verdura, e anche qui non sempre i soliti nomi, appena sbollentata e unita con un qualcosa di evanescente in dosi omeopatiche per non coprire a destra o a sinistra il pesce e la verdure, giusto quel tanto per capire che è presente. Bandito nel tutto il grasso, l’unto, l’intingolo. Una cucina che è salubre, sana, ma non ospedaliera. Una cucina che ha tanti messaggi, ma nessuna voglia di apparire, anche perchè è l’immagine di uno chef bravo quanto schivo. Ed oggi questo rappresenta forse, in un mondo che privilegia altri valori, il suo più grosso difetto. Detto questo qualche piccola nota ci permettiamo di fare, qua e là un pizzico di contrasto o vivacità in più non starebbe male, e la fase finale quella dei dessert è sicuramente non all’altezza del resto della cena. Ma il nostro è un invito a venire a scoprire per una volta non un giovane chef emergente, ma un elegante maestro di modi e di fornelli.
Un nuovo ristorante che è anche un bel progetto. Si divide in due, lato gorumet e lato bistrot, di fronte l’orto, dietro il parcheggio. Dnetro spazi puliti, lineari con un bel bancone bar lungo la parete e la cucina dietro che si intravede. A gestirla dei giovani in sala e in cucina con Davide Tangari anche in corsa ad Emergente Chef (scuola di Cannavacciuolo ed altri). Non mancano le idee: a rotazione si propongono piatti di cucine etniche (con una mappa del mondo come guida), fantasia anche negli abbinamenti, ma non mancano comunque le chlassiche etichette scelte da una cantina in larga parte a vista. Anche il menù fa presuppurre impegno e qualità, ma siamo stati al bistrot e quindi rinviamo il giudizio ad un altro passaggio.
Sapevamo che l’artemisia avesse doti nemmeno troppo nascoste (è alla base dell’assenzio e anche del genepy), ma non pensavamo che il meglio di sé lo potesse dare con i funghi selvatici. L’abbiamo scoperto grazie a Gian Michele Galliano, chef schivo e riservato, poco mediatico, appena fuori dalle Langhe e quindi ancora più naturalmente appartato. Ha un locale piccolo, elegante, un po’ troppo illuminato dal nome particolare (Euthalia è un genere di farfalla). Gian Michele è fondamentalmente un autodidatta, molto legato al proprio territorio ed è al suo secondo tentativo (il primo si chiamava Valentine a Roburent). Indubbiamente conosce la cucina e soprattutto i funghi che, sarà anche stata la stagione propizia, abbiamo ritrovato lungo il menù dove sono stati protagonisti primari o comprimari di numerose ricette. La migliore, che valeva da sola il viaggio è stata proprio quella con l’artemisia, ma anche il resto del menù apprezzabile nel complesso, soprattutto nella prima parte mentre il plin era un po’ troppo salato (magari un errore che può capitare) e la lingua un po’ scivolosa. Golosi anche i dessert ma non particolarmente curati nella presentazione, buona la pasticceria a confermare una solida tecnica di base. Quello che manca per rendere il locale più importante è tutto il resto: il servizio (anche se il padre, l’elegante Giuseppe Galliano, fa del suo meglio in sala, ma è solo e quella sera almeno il locale era pieno), il ritmo di uscita dei piatti, l’organizzazione della cucina incentrata tutta su Gian Michele. Speriamo che i numeri (della clientela) aumentino in modo da permettere una funzionalità attualmente carente.
Più che un brunch è un “pranzo contadino della domenica” quello lanciato da Vincenzo Mancino alla Proloco Trastevere. A Vincenzo dobbiamo un grande lavoro di valorizzazione dei prodotti tipici del Lazio e in questo pranzo loro sono i protagonisti: dal prosciutto di Bassiano alla mozzarella di bufala di Amesano, dalla ricotta di pecora bio ai sottoli di Agnoni. Ed ancora la buona focaccia di Alessandro (mentre l’unica cosa che non ci è piaciuta è il pane). A parte i salumi e i formaggi si può scegliere tra un primo della tradizione (con la carbonara fatta con le uova biologiche da allevamento a terra) e un secondo (nel nostro caso polpette o costine di pecora), per terminare con un dessert (meglio il pain perdu del tiramisù).Il tutto a 25 euro, un prezzo che merita l’applauso, mentre la lode la daremo quando la sala sarà più confortevole da un punto di insonorizzazione.
Sara e le sue bollicine, una bella storia che va ad animare e dare un tocco di finezza ad una zona di Roma che ne ha bisogno. E’ un minispazio quello che Sara aveva a disposizione, ma lo ha attrezzato e arredato che meglio non si può. Bollicine e non solo: a disposizione la straordinaria selezione dei vini dell’adiacente Enoteca Bomprezzi che vengono qui proposti tutti anche a calice e a prezzi da enoteca quindi praticamente senza ricarico. Una vera gioia ed occasione per ogni appassionato. Ma anche la proposta gastronomica è tutt’altro che banale. Anche questa si basa su un’ottima selezione di materie prime (carne, frutti di mare, salmone, culatello, bufala ecc..) e le proposte cucinate sono rispettose della qualità, senza ambizioni dichiarate e alla fine si fanno ben apprezzare. Conoscendo Sara eravamo sicuri delle sue buone intenzioni, è un piacere vedere che a sole poche settimane dalla partenza molto buon cammino è stato già percorso.






















































































































































































































