La Pergola ha quasi venti anni e ci arriva con un locale quasi sempre pieno tutte le sere. Un bel traguardo anche per Heinz Beck, anima del ristorante, più autoctono ormai di tanti romani. E intorno a Lui una brigata, di cucina e sala, solida costante e agguerrita, cresciuta nel tempo. Mangiare in questa bella sala, con un panorama da urlo, è un vero piacere: i piatti scorrono leggeri e salutari (Heinz ha fatto numerosi studi al riguardo), c’è tecnica ed attenzione ad ogni dettaglio. Difficile trovare un difetto a questa macchina da guerra. Nel passato lamentavamo a volte la carenza di piatti che non fossero solo buoni, ma anche emozionanti. E Beck ora ci scodella un gustoso sottobosco (un po’ visto, è vero, ma è difficile trovarne così buoni), dei fenomenali spaghettoni cacio e pepe rivisitati, e un delicato e raffinato dessert finale ai lamponi.
Ristorazione&Ospitalità
Comodo, subito girato il casello; funzionale, se si vuole bere ci sono anche le camere; piacevole, la sala del ristorante è proprio bella e in estate si può mangiare anche accanto alla piscina; conveniente nella soluzione alternativa del bar bistrò. Tanti i pregi, che fanno corona alla motivazione principale, la tavola. Enrico è da anni uno dei migliori giovani chef d’Italia, nessuno ne contesta il valore e le capacità, l’unica domanda che ci si pone è: dove potrà arrivare? Secondo noi molto in alto se riesce a trovare una maggiore continuità. Alcune ricette sono veramente eccellenti, pensiamo alle alici o al risotto per Gualtiero, altre non di pari livello (ad esempio le bavette con l’anguilla). Però gli ingredienti sono scelti con cura, la mano c’è nel padroneggiare tecniche e cotture, manca ancora talvolta un pò di equilibrio gustativo, ma c’è ancora tutta una vita da percorrere.
L’Academia Barilla ha un’altra virtù: è vicina al centro della città e vicinissima a Parizzi, il ristorante ormai storico di Parma. Storico e in un certo senso nuovo e innovativo perchè Marco Parizzi, seconda generazione, l’ ha rivoluzionato, ha aperto alcune suites nei piani di sopra il locale e accanto al suggestivo ingresso uno studio/scuola di cucina. Così al termine della giornata con gli chef internazionali, siamo andati a trovarlo per passare un momento di felice relax , anche gastronomico, grazie ai suoi ottimi tortelli.
Non ci si annoia da Arcangelo, ogni volta riesce sempre a trovare qualcosa (e anche più di una) che ti conquista. E comunque è poi Lui, con il fratello Francesco e la Stefania, a tenere banco, a dissertare del più e del meno, ma sempre in maniera corretta e interessante. Arcangelo come noi ama la convivialità e alla sua tavola le ore passano veloci. Detto questo dobbiamo dire che si mangia bene: non va per il sottile con condimenti e sostanza del piatto, ma il gusto c’è sempre ed è pieno. Ci hanno un pò deluso i fritti iniziali (in genere decantati da tutta la critica, ma li abbiamo trovati un pò grandi e pesanti), ma sono stati ampiamente riscattati da un’insalata di bontà suprema, una delle migliori mai provate (che sono tante e alcune molto famose). Come dire che ci ha sorpreso ancora una volta, e con un qualcosa che non ci aspettavamo!
Da Roma (Eden) a Milano (Vecchio Macello), e poi da Como a Blevio, Andrea Dotti, detto Momi si è sempre dato da fare con grande vivacità. E anche qui non scherza, ci accoglie sulla bellissima terrazza sul lago, dirige la cucina, accude i due splendidi conigli di razza (un vero valore) che la vicina di casa, australiana, gli lascia quando è via, e poi corre al battello che arriva per aiutare l’attracco al piccolo molo e far sbarcare i viaggiatori (molti dei quali vengono poi al ristorante). Insomma non si annoia, e nemmeno noi. Sia perchè il primo sole di una primavera che ha stentato a lungo ci rasserena, sia perchè la vivacità contagia anche la cucina. Un pò di alti (l’insalata puntarelle e missoltini), qualche nota meno convincente (gli gnocchi) ma ci si alza solo con la voglia di tornare in un borgo piccolissimo, rimasto un pò fuori dal tempo a soli 5 minuti da Como.
Colzani a Cassago, Materiaprima
La famiglia è poliedrica, due fratelli prima e ora i figli hanno diversificato e ampliato la gamma degli interessi. Soprattutto Andrea e Marco si dividono ora la scena, il primo soprattutto legato a questo albergo che svetta sopra il ristorante e accanto alla celebre pasticceria. La Brianza del design ha suggerito una serie di soluzione che rendono la struttura assolutamente piacevole e funzionale, con qualche dettaglio molto originale. Libri e riviste alimentano l’interesse e accompagnano il cliente anche nell’ascensore, un centro benessere piccolo ma attraente completa il quadro. Che dire poi della prima colazione? anche questa originale e golosissima. le uniche perplessità arrivano dal ristorante: Materiaprima, un nome che ci piace, ma che poi viene seguito da una cucina volenterosa, ma non all’altezza di tanto contesto.
Si affina la mano di Oliver Glowig in questo bell’albergo romano raccomandabile sempre, ma soprattutto in bella stagione quando può offrire il valore aggiunto del parco e della piscina. Piatti moderni eleganti, in genere di pochi elementi (e sono i migliori), senza fissa dimora (nel senso che traggono ispirazione un pò dall’esperienza campana, un pò dal mondo). Sapori che non urlano al mondo ma che percorrono le varie tonalità con giusto garbo lasciando il loro buon ricordo, al top mettiamo il branzino al vapore elegante e delicato, un pò scivolose e dolciastre abbiamo trovato le animelle. raccomandazione? Nessuna in particolare, ma ci farebbe comunque piacere almeno qualche rimando alla cucina romana.
L’albergo è di quelli che si trovano di frequente nelle varie classifiche tra i primi dieci del mondo, come dire da sogno. Ti affacci e hai tutta Positano intorno a te, come dire stai in Paradiso. La famiglia Sersale, proprietaria, ha fatto di questa struttura un vero gioiello ormai da tanti anni, tutto è curato e tutto è arredato a volte anche con dei pezzi di antiquariato. Il ristorante ha avuto vita meno brillante nel passato, ma negli ultimi anni è decisamente migliorato. In sala c’è gente preparata e durante la nostra visita mancava perfino Costanzo Cacace, altro celebre maitre, in cucina è Matteo Temperini, toscano, verso la 40ina. Lo conosciamo da tanti anni, quando era al Gallopapa di Castellina in Chianti e prima e dopo è stato a lungo in Francia, soprattutto con Alain Ducasse (Spoon e Louis XV) dove ha appreso come si tiene in mano una cucina per filo e per segno. Il suo stile risente della lezione, qui si fa grande cucina di sostanza, con ottimi ingredienti (in genere nobili vista anche la clientela che gira per i tavoli), e quello principale al centro del piatto e non lesinato in quantità. Intorno cotture e salse a chiudere un percorso classico, ma convincente. Una cucina che appaga e che più che l’emozione (per quella c’è comunque la cornice e il paesaggio ) punta a soddisfare il cliente senza troppe avventure.
Serata chic al Vivendo con la partecipazione in forze di Ferrari e i suoi spumanti per accompagnare una cena a 4 mani di Alfio Ghezzi il bravo chef della Locanda Margon e Francesco Donatelli chef resident. Piatti interessanti, vini notevoli (serviti un pò con il contagocce) e serata piacevole in un bel tavolo di amici.
Trattoria di paese? Sì! ma con delle certezze non da poco, la buona cucina che Emi e Roberta propongono, e la buona cultura dei vini. Siamo in mezzo a grandi vigne ed è un piacere avere al tavolo dei bei bicchieri e sorseggiare serenamente un buon chianti classico.
