Da raccomandare quest’osteria in periferia di Fidenza, un pò discosta dalla via Emilia in direzione di Piacenza. Una struttura pulita, una bella e doppia cantina per i tanti vini e i tanti salumi. La cucina è quella sana e allegra di Cristina che, aiutata da Luca, gestisce il locale. Sorride Lei, ma anche i clienti che ad un prezzo competitivo si vedono arrivare sul tavolo una serie di ricette golose, corroboranti come il territorio reclama, ma senza poi troppo esagerare in condimenti. Buone le famose mezze maniche in brodo (pasta fresca ripiena di formaggio), e buone anche le frittelle e i ravioli (un pò troppo intensi). Stupisce il bel piatto del dessert e non mancano le bottiglie, pure quelle di valore. Complimenti a questa bella coppia e grazie a Beppe che qui ci ha portato.
Ristorazione&Ospitalità
Doveva essere un aperitivo e poi man mano è diventata una cena, e questo la dice lunga sull’ospitalità e l’accoglienza del ristorante. Non per caso in sala Cristina è vera mattatrice, mentre dietro le quinte (ma poi si fa vedere anche Lui) è Marco sempre attivissimo che ci presenta le sue ultime ricette.
Il primo maggio l’Abruzzo celebra il suo piatto più celebre: le Virtù e da tanti anni Zunica propone il suo seguitissimo menù che deve essere prenotato con largo anticipo. Sono tante le virtù di questo menù e sono tante anche quelle di Zunica che negli ultimi tempi puntando sui giovani ha affinato la sala e la cucina, ha approntato un menù che pur seguendo il solco tradizionale, ha acquistato in gradevolezza e leggerezza, senza fronzoli puntando sulla semplicità e sulla centralità del gusto. Pensiamo al risotto alla pizzaiola, ai dessert. A volte è fin troppo semplice, ma si evitano errori grossolani, a volte c’è pure il piatto che vale il viaggio, l’ultima visita era il pollo, questa volta l’anguilla. Noi venendo pochi giorni prima ci siamo persi le Virtù, Voi siate furbi e prenotate il pranzo del 1° maggio, per quelli ancora più furbi consigliamo la sera, quando Zunica propone le Virtù avanzate, che come spesso accade, sono anche più buone.
Aqua Crua a Barbarano Vicentino
Aqua Crua, in nome della trasparenza, come la pulizia della struttura e dell’arredo e la bella cucina completamente a vista. E’ proprio bello questo nuovo locale che si affaccia su una piazzetta del bel borgo di Barbarano ai piedi dei Colli Berici. Ha cinque camere comode e funzionali (60 euro), una cantina molto bella e una sala altrettanto funzionale e rarefatta di tavoli per pochi (una trentina al massimo) coperti. Responsabilità del tutto nelle mani di Giuliano Baldessari, giovane (36 anni) aitante, elegante chef che ha al suo fianco giovanissimi aiuti e in sala due belle ed efficienti figure di sala. Giuliano vanta esperienze importanti tra le quali spicca Marc Veyrat e una lunga permanenza da Alajmo. La formula è un pò rigida: un lungo menù degustazione (60 euro + 20 con abbinamento dei vini) dove i vari assaggi sono disponibili anche singolarmente per chi non vuole seguire la proposta completa (ma con 3 piatti si spende la stessa cifra grosso modo). Questo consente una maggior focalizzazione della brigata su pochi piatti e salgono quindi le aspettative. Che vengono comunque confermate da una serie di assaggi piacevoli, interessanti, che attraversano vari generi e che raccontano di una cucina moderna, attenta alla qualità degli ingredienti e alla leggerezza complessiva, equilibrata e poco azzardata. Meglio, anzi notevole, l’inizio con gli intriganti e brillanti antipasti (il carpaccio e l’acqua cotta di garusolie scampo), notevole anche il risotto (meglio dei due ravioli), mentra verso la fine si scende con un capretto un pò spugnoso e dei dolci buoni ma un pò troppo semplici visto il livello del locale.
Andrea Alfieri, chef di indubbia professionalità, è appena arrivato e sarà quindi interessante vedere l’evoluzione di questo locale che comunque già ha incontrato il favore del pubblico. I motivi sono vari: le differenti formule che riescono ad andare incontro a tante esigenze (pranzo veloce, chi ama la carne cruda, chi le bistecche ecc..), la qualità della materia prima (garantita dalla famiglia Motta, grandi e storici macellai di Inzago), il servizio veloce affidato all’occhio esperto di Oscar Mazzoleni. Finora le soddisfazioni migliori arrivavano dalle cose più semplici, il prosciutto, la tartare, la carne alla griglia ecc.. mentre qualche preparazione più elaborata (in genere sul quinto quarto) ci sembrava più involuta e pesante. Anche questo nostro passaggio grosso modo mantiene le aspettative, ma il trovare Andrea in cucina (da poche ore, quindi ingiudicabile) pensiamo porterà un deciso miglioramento come ad esempio il buon risotto con lingua lascia ben sperare.
Al Vecchio Convento a Vezzano
Con grande coraggio Monica e Riccardo hanno realizzato e fatto conoscere questo piccolo Relais aperto nel cuore di Vezzano, un piccolo borgo ligure in alto tra Sarzana e La Spezia. Poche camere semplici dove è bene prenotare perchè i tedeschi (che sono furbi) le hanno scoperte ormai da tempo, alle quali si è ora aggiunto anche un piccolo ma curato centro benessere. C’è anche il ristorante del Viandante e qui accanto all’esperienza di Pepi, che offre la sua tradizionale cucina, ci sono ora le giovanissime mani del nipote Mattia. Una cucina semplice e senza pretese, che comunque ci offre un corretto antipasto multiplo dedicato alle alici e dei primi un pò ruvidi che lasciano la bocca comunque piena di sapori (e un pò troppo aglio).
Sopra la collina di San Vincenzo, verso San Bartolo e San Carlo (i Santi del nome), ecco che quasi in cima si entra in un bel parco con al centro una struttura accogliente e ospitale che offre un ambiente curato e familiare, quasi di casa privata. Loro, i Neri, madre e figli, sono attivissimi. Uno dei figli non lo vedrete, ma produce ottima birra, l’altro sovraintende il ristorante e la madre il tutto. Si può mangiare dentro o fuori in bella stagione, nel bel contesto del caldo arredo, o godendo della splendida vista della costa e delle isole. Dopo alcuni anni di Denny Bruci (il “cappellaio pazzo”, ora trasferitosi nello storico Gambero Rosso di San Vincenzo), in cucina è arrivato Timothy Magee, americano del Nevada, ma ormai da tempo in Italia: prima dai De Bondt a Pisa è cresciuto sul cioccolato, poi altri giri fino ad aprire il suo ristorante a Suvereto dove si è fatto conoscere ai gourmet locali e non solo. Prima di arrivare a San Vincenzo uno stage importante al Noma di Copenhagen. Ora è qui coadiuvato dal giovane Nico Fabrizio, in una bella cucina aperta verso l’esterno e propone una cucina tranquilla (forse troppo), dove è difficile restare insoddisfatti, ma dove manca l’acuto, da Timothy ci aspettiamo qualcosa di più che di certo arriverà con il tempo. Per ora comunque complimenti alla piacevolezza del contesto e auguri a Timothy da poco padre.
Trattoria, Bistrò, chiamatelo come Vi pare, ma siamo comunque di fronte ad un locale semplice, non privo di ambizioni, ma anche di qualità. Si sono messi in tre, Matteo Baldi e Marco Mattana in cucina con Alessandra Viscardi (compagna di Marco) in sala e poi si sono aggiunti come collaboratori altri due giovani, Marika Schiavone per i dessert, Francesco Romanazzi ai vini. Insieme è pochi anni, ma tanta roba, e ce ne accorgiamo dai curiosi assaggi tra vini biodinamici e birre particolari che ci vengono serviti, e dalla serie di assaggi che arrivano sul tavolo. Il pesce la fa da padrone (d’altronde vengono dall’Acquolina di Terrinoni) e viene coniugato con semplicità e destrezza (e un pò di furbizia) in vari modi, ma una lode va anche al pane e al dessert a testimoniare comunque che l’esperienza è positiva a tutto campo. Ci piacerebbe magari che questi giovani rischiassero un tantino di più , se non per tutto il menù almeno su alcuni piatti per poterne meglio valutare le potenzialità. Sugli scudi lo spaghettone con i ricci di mare e bergamotto, mentre meno convincenti ci sono apparsi dei paccheri con poco vigore.
Non tutti conoscono questo ristorante per via della posizione un pò defilata. Ma chi lo conosce in genere ritorna con un giudizio altamente positivo: è uno dei ristoranti a più alto numero di consensi tra i tanti di cui si parla. Le poche critiche sentite in questi anni non erano tanto rivolte alla cucina (non facile, essendo qui protagonista il pesce d’acqua dolce), quanto alla sala, un pò fanè e tristenzuola. Oggi la Trota si presenta con una sala completamente rinnovata, più elegante ed accogliente e approfittando di una bella giornata di questo inizio primavera siamo andati a vederla, e così abbiamo assaggiato gli ultimi piatti. Anguilla, coniglio, piccione….scivolano via veloci lasciando profumo e consenso. Unico appunto agli gnocchi con finocchio selvatico appesantiti da troppa mollica e poco eleganti, mentre per il resto la conferma è puntuale.
Alla famiglia Spigaroli noi golosi dobbiamo molto: la valorizzazione del culatello e dei salumi della bassa in genere, il recupero dell’Antica Corte Pallavicina e l’averla non solo restaurata ma fatta vivere con la cornice del mondo agricolo nell’intorno, con la grotta dei culatelli in cantina e con un recupero pressocchè integrale del mondo agricolo adiacente. L’opera non è ancora finita, manca il completamento del lato verso la chiesetta, ma siamo veramente a buon punto. Si mangia si vive e si dorme in un ambiente di grande suggestione, ci sono solo poche camere al momento, che vanno quindi prenotate con anticipo, ma che meritano veramente il viaggio. Il mangiare è raffinato, volutamente (per noi un pò troppo) opulento e quasi rinascimentale, forse un omaggio ai Pallavicino.
