Una struttura di grande prestigio che accoglie con tutta la classe della quale in Francia sono maestri. La coppia dei titolari è sempre lì da tanti anni, a ricevere prodigando sorrisi a tutti i clienti, alcuni per altro molto famosi, che scelgono questa bella e storica struttura per le vacenze e per lo sci. Courchevel e Megeve si contendono lo scettro di meta più elegante delle Alpi francesi, e negli ultimi anni forse la prima è andata avanti grazie ad una lunga serie di alberghi di lusso e tavole di prestigio. E’ arrivato anche Gagnaire a far ulteriormente salire il numero di stelle Michelin (con i dintorni sono una diecina), ma in estate è aperta solo questa struttura che per altro propone un buon menù ad un prezzo vantaggioso (65 euro, mentre il nostro è quello di 90 euro). Tutto gira come nelle grandi tables della Francia per raccontare una cucina di indubbia qualità, grande cura dei dettagli, perfezione nella pasticceria, attenzione al servizio. Una cucina che loro dicono alleggerita, ma che certo ha sempre forte la presenza della creme fraiche e del burro, ma siamo anche in Savoia e questi sono i sapori che meglio rappresentano il territorio. Il piatto più elegante? il “pot au feu” di pesci di lago; il piatto più buono? il foie gras con aguilla.
Ristorazione&Ospitalità
Julien Machet, chef patron di questo locale, ha preso la stella Michelin già da qualche anno ed allora era veramente giovane. Siamo appena sotto Courchevel in un moderno e bruttissimo quartiere (anche qui a volte si costruisce male), il locale specie all’interno è piacevole, mentre fuori è piuttosto basico. La formula è conveniente specie a pranzo, ma prevede poche scelte. Una cucina di montagna moderna, leggera (salvo il burro a volte abbondante, ma da queste parti è normale), ben presentata, che lascia un buon ricordo. Le cose migliori? I leggerissimi eclairs di formaggio tra gli stuzzichini iniziali, la buona crema di piselli ben contrastata dai lamponi, la perfetta cottura del luccio.
La Bonne Etape a Chateau-Arnoux
Tanti anni fa avevamo mangiato qui un grande menù di caccia e una favolosa lievre royale. Ovviamente in estate tale menù non è disponibile e quindi scopriamo l’altra faccia di questo antica struttura, che è anche Relais&Chateaux da tanti anni. C’è un uliveto importante, un orto biologico, insomma un grande amore per una cucina mediterranea che per l’appunto nell’estate trova la sua stagione ideale. In questo periodo c’è una fresca alternativa nel parco, il ristorante Cotè Jardin, una formula veloce quasi vegetariana a 25 euro. Abbiamo scelto il ristorante gourmet per riprovare un altro grande classico che da solo vale il viaggio: l’agnello del Sisteron alle erbe di campagna cotto a fiamma viva sulla brace e rosa dentro. Prima e dopo piatti più semplici di una cucina che volutamente non si è adeguata ai tempi per mantenere la sua tradizionale proposta.
Il Capricorno a Sauze d’Oulx
Questo bel chalet nascosto nel bosco alto sopra Sauze d’Oulx è caro da tempo ai buongustai. Si è sempre mangiato bene, ma era una cucina solo familiare anche se curata. Con la nuova proprietà sono cambiate le cose e in meglio. Gli arredi sono stati impreziositi e in progetto è anche un ulteriore ampliamento, in cucina si è puntato molto con l’arrivo di due nuovi chef, (uno a tutto campo e il secondo pasticciere), con un servizio curato e una linea di cucina fedele alla montagna ma con impronta più contemporanea, specie nei dessert. L’ambiente è molto piacevole e devo dire che ci è piaciuto il pranzo che ci è stato servito, specie l’inizio (i ravioli crudi e la polenta dei Savoia) e la fine (i vari dessert). Curiosità: qui è sorta l’HACM, Accademia Alta Cucina di Montagna, che vuole raccogliere introno a sè gli amanti della montagna, dei suoi sapori e delle sue tradizioni. Sono partiti già con varie iniziative e ai tanti appassionati suggeriamo di entrare in contatto con loro: http://accademiahacm.org/it/
Il Leone felice dell’Albereta
Sono cambiate molte cose all’Albereta dopo l’addio del Maestro. Il locale si è sdoppiato (e si farà anche in 4 se consideriamo la futura tavola dello chef e il tavolo nella saletta dei salumi) ed ora offre lungo la giornata una formula più veloce e conveniente, ideale anche per chi soggiorna in albergo più giorni. Bella idea quella della nuova terrazza che offre una splendida vista sul lago a disposizione anche per la prima colazione del mattino (quest’ultima in termini di varietà e qualità di offerta ci sembra invece un gradino al di sotto di prima). E veniamo al ristorante che ha mantenuto la vista della cucina sulla sala e il maitre Ermes Cantera, per il resto anche qui grossi cambiamenti: in sala sono diminuiti i tavoli, in cucina rivisti gli spazi, e soprattutto è arrivato il giovane Fabio Abbattista, origine pugliese e poi in giro per l’Italia e non solo, che si è circondato di una giovanissima brigata. La linea di cucina, sarà la stagione estiva, ci è sembrata più mediterranea e visto l’origine dello chef, pensiamo che il pesce la farà da padrone, e in effetti i piatti presentati ci sono sembrati ben concepiti, un filo forse oltre le righe della semplicità dichiarata negli intenti, ma comunque piacevoli. La carne (non riportata nelle foto a seguire) ci ha dato il piatto migliore, il filetto di fassona alla pizzaiola con polvere di capperi e salsa acciughe, e quello peggiore, la spalla di agnello glassata con animelle cipolla e scalogno.
Bella serata quella organizzata dalla famiglia Moscardi (tre generazioni in grande forma) ed è stato bello vedere come tutto l’Abruzzo o quasi sia intervenuto ed abbia contribuito con prodotti, vini, ricette e allegria alla riuscita della serata. 40 anni che hanno visto cambiare l’Italia e soprattutto l’Italia della ristorazione, quest’ultima decisamente in meglio e fa notizia.
Eravamo curiosi di conoscere il ristorante dei Bastianich e facile sarebbe criticare uno che critica molto come Joe Bastianich. Ma anche se non tutto è perfetto, sono tantissimi i motivi per lodare questa struttura: l’alto investimento, l’aver dato fiducia a tanti giovani in sala e in cucina, il giusto equilibrio della proposta (un correto mix di eleganza, professionalità e freschezza visto anche se siamo in aperta campagna e non in città). C’è un’aria efficiente e distesa che induce a rilassarsi e lascia crescere le aspettative, che, una volta tanto, non sono disattese. Lo chef Eduardo, si muove bene tra forno Jasper e padelle, ed accanto ha Kelly efficiente e tosta. I piatti scorrono veloci, pieni di sapori allegria e colori, con qualche sottolineatura di troppo, qualche vivacità eccessiva a scapito della finezza, ma sono anche quei contrasti che la gente poi apprezza. Manca forse l’acuto, il piatto che spicca e che si fa ricordare, ma dobbiamo anche dire che manca la caduta, la nota sbagliata. Non cercate ovviamente il territorio che qui è appena e solo sfiorato, ma la godibilità è assicurata, anche nel finale: i dessert della giovane Annie sono ineccepibili e interessanti, anche se meriterebbero una presentazione meno frettolosa.
In mezzo alle vigne sorge questa struttura un pò tozza, ma sicuramente funzionale. Merito dei Bastianich aver investito e non poco per proporre qualcosa di differente da quello che si vede nel circondario. Le camere sono ancora poche, ma comunque confortevoli. In attesa di novità su questo fronte (forse una piccola spa) la vera novità è comunque nella ristorazione. Due alternative: del lato gourmet ne parliamo a parte, mentre di sicuro interesse è il lato wine bar che si avvale di due ambienti molto caratteristici, uno dominato da un grande bancone di stile un pò americano, bello e attraente dove si possono avere vini anche a calice e una serie di cocktail di livello, con bella musica in sottofondo. E anche la cucina offre accanto ad un buon prosciutto locale (Dall’Ava) spaghetti al pomodoro, hamburger di fassona e altre cose, servite da un personale giovane ed efficiente ed uno stile informale ma non per questo meno preciso. Un locale che ha subito avuto un notevole successo e non solo per il nome che hanno i Bastianich ma per la ventata di freschezza e novità che hanno saputo proporre.
Il confine è a un chilometro, oggi quasi non si avverte più, ma per tanti anni ha pesato e ha inciso sulla vita di queste terre. Non ci sono barriere naturali, è Collio di qua e di là (anche se si chiama Brda), il vino può essere buono di qua e di là come anche i prodotti: tutto è similare, ma anche differente, e questo ne accresce la varietà e la ricchezza. Non si finisce mai di apprendere e scoprire cose nuove e curiose, molti sono coloro che hanno approfondito la cultura di queste colline di transizione, ma nessuno è così esperto ed appassionato come Josko Sirk. La sua Subida da tanti anni accoglie ristora e insegna una cultura variegata e profonda, ha fatto da ponte e da amplificatore, ha salvato e riscoperto tante abitudini e accorgimenti di vita contadina che erano sul punto di sparire. Il posto merita a prescindere e merita di sicuro la deviazione. Veniteci non solo per assaggiare i piatti che vi verranno proposti, ma fate domande, chiedete il perchè e tornerete a casa non solo sazi nello stomaco ma anche nella mente.
Ci sono due alternative, una più semplice nell’osteria che prima troverete sulla vostra sinistra, poi il ristorante più importante che è nella struttura dall’altra parte della strada che va al confine. La carta è fin troppo lunga e dispersiva, seguite quindi uno dei due menù consigliati, o, ancora meglio, i suggerimenti di Josko Sirk che vi porterà attraverso i sapori della ricotta di malga, della polenta con le farine del Mulino Tuzzi, le erbe e i profumi degli orti, i sapori inusuali ma centrati dei fiori di sambuco con le zucchine, del cervo con le uova di trota, dei mlinci con la dadolata di oca. Troppe, come si è detto, sono le proposte, e non tutto può riuscire al meglio, ma sarà comunque difficile non rimanere più che soddisfatti.
Agriturismo Pontoni a Buttrio
Due generazioni di Pontoni hanno costruito cantina e agriturismo. Quattro accoglienti camere, una buona prima colazione e quando si torna anche tardi difficile sfuggire alla grappa di Flavio! Insomma un posto dove l’accoglienza parte dalla testa dei titolari e non si limita alla (buona) doccia.
