Da Monopoli a Putignano, un passo verso l’interno della Puglia e verso l’interno di un borgo, bello e poco noto, come Putignano. In un bel palazzo Laura ed Angelo Sabatelli hanno aperto da qualche mese il loro nuovo ristorante che pensiamo sarà il definitivo. Un bell’ingresso, una doppia saletta, un soffitto a volta stupendo, una cantina enorma e suggestiva ancora da finalizzare bene ed ancora la possibilità in futuro di recuperare altre parti del nobile palazzo. E non ha badato a spese nelle finiture, dalla bella cucina al tavolo e alla mise en place. Siamo di fronte ad un locale di giuste ambizioni con tante qualità, il servizio, la carta dei vini, la comodità dei tavoli ben distanziati, le luci mirate. In cucina è Angelo, preciso e determinato, abituato per anni a sovraintedere brigate numerose in territori lontani, ha acquisito esperienza enorme su come organizzare i ristoranti e quindi non avevamo dubbi di trovare già tutto in linea come se qui fosse nato. Ci ha dato una serie di piccoli assaggi di alta qualità complessiva che ne confermano le doti tecniche, la conoscenza di ingredienti anche lontani, ma che testimoniano anche il suo definitivo ritorno in Puglia con il giusto equlibrio e l’ampiezza di vedute che un ristorante contemporaneo e ambizioso deve avere.
Redazione Witaly
Eravamo qui stati tanti anni fa, nientedimeno con Jacques Chibois in una sua visita a Imperia per fargli provare una cucina di sana tradizione ligure. Ritroviamo il locale profondamente cambiato, ma sempre affidabile. Due sale, quella sul retro mantiene un’impronta più tradizionale, quella sulla via principale è più elegante e ben disegnata per offrire un ottimo confort. Tra le due nel disimpegno si apre la cucina a vista dove operano in due: l’esperto Fabio Maiano e il giovane Samuele Maio, che ha girato e non poco. A lui il compito di aggiornare lo stile della cucina e inserire qualche tocco moderno. In sala i due fratelli Calvi gestiscono con un buon piglio, la cucina alterna spunti interessanti (il cubo di lingua, il buon zimino di moscardini) a ricette meno riuscite, ma comunque volenterose come la tartara di capriolo non ben equilibrata con le rape rosse, e i bottoni di ossobuco belli ma un pò pesanti. Si apprezza comunque la varietà dell’offerta che con ogni probabilità si affinirà maggiormente con il tempo.
L’hotel Boscolo all’Esedra ha contribuito non poco a riqualificare la piazza che è ora tra le più belle della Capitale, ad un passo dalla Stazione Termini. Sotto al porticato monumentale si apre il Tazio con un affaccio tramite il bar champagneria, mentre all’interno è la sala gourmet, che funziona alla grande da quando il ristorante è nelle mani di Niko Sinisgalli, coadiuvato dalla moglie Maria Rosito. Lui è nato tra le pentole sulla costa jonica della Basilicata, poi in giro per l’Italia, con tappe formative da Don Alfonso e a Trento. Ora propone il suo menù, curato, eclettico, che ne dimostra capacità e indubbio talento. Tra i tanti piatti che abbiamo assaggiato rimangono le belle immagini di presentazioni curate e assemblaggi ad effetto. Deve migliorare secondo noi gli equilibri nel percorso gustativo che altrimenti appare talvolta un pò artificioso senza una vera e propria identità, tant’è che il piatto migliore sono i poco appariscenti e tradizionali fusilli qui ben riproposti senza perdere la forza originale. Curati anche i dessert dove trapela l’amore per la pasticcieria.
Conosciamo e stimiamo Cru,da tanti anni Giampaolo Giacomelli, esperto di vini, esperto del suo territorio (a metà strada tra Liguria e Toscana), bravo anche nell’intrattenere il pubblico. Al Mulino del Cibus aveva realizzato con altri amici un bel locale che ha avuto un ottimo seguito, ora ci riprova con altri amici (tra i quali Marco Graziano grande esperto di distillati) con questo aperto da poco sulla bella piazza principale di Sarzana. Dentro a sinistra entrando un bel banco per la preparazione di panini d’autore, a destra il ristorante e di fronte la cucina a vista con uno spazio per il mangiare e bere più informale. Lo spazio più bello è forse quello al piano di sotto dove, conoscendo la passione di Giampaolo, probabilmente si presenteranno vini e si svolgeranno serate a tema. La cucina é tutta a vista e siamo arrivati proprio all’inizio, con appena qualche giorno di vita, lo chef non sembra che abbia pienamente sposato il progetto, per cui, con ogni probabilità, ci sarà un cambiamento a breve ai fornelli. Quello che ci ha veramente colpito è Achille Lanata detto Franco o “Boscotto”. Ci ha fulminati con due panini, uno più buono dell’altro. Complimenti veramente, per noi già vale il viaggio. E grazie a Diego Bosoni, di Cantine Lunae, che ci ha portato in questo nuovo e bel locale, che valeva il detour dalla sua ricca cantina con bottega.
Parte all’inizio dell’anno il primo contest del Primo Piatto organizzato da Barbara e Albert sotto l’egida del Pastificio dei Campi. Un vero successo per il numero di ricette arrivate via web e per la qualità di quanto proposto. Il Tema portante era la pasta con i legumi, uno degli abbinamenti più ricorrenti nella dieta mediterranea per salubrità e tradizione . I migliori 4, scelti a tavolino in base alle ricette inviate, sono stati invitati a Gragnano nella sede del Pastificio per sfidarsi in diretta e non più virtualmente con la loro ricetta: il giovanissimo Stefano Di Giosia, italiano ma lavora all’Era Ora di Copenhagen, Domenico Stile chef executive del “Villa Letizia” a Roma, uno straordinario resort metropolitano ubicato in una Villa Liberty di proprietà della stilista Anna Fendi Venturini. Sono stati tutti e 4 bravi, ma le due donne si sono imposte, Faby Scarica del Villa Chiara Orto e Cucina, con una delicata spuma di ceci contrastata dai ceci grigliati in miniburger al fumo di rosmarino dove le tofette erano esaltate dai ricci di mare e controbilanciate dal tamarindo. Alba Esteve Ruiz del ristorante Marzapane di Roma ha risposto con un rinascimentale piatto di eliche dadolata di agnello, lupini in tre modalità differenti e il profumo di cannella, ricetta anche più tecnica ma meno centrata di quella di Faby sul tema proposto. Alla fine la giuria ha deciso l’ex-aequo perché entrambe hanno saputo interpretare al meglio il tema della seconda edizione del contest, “The Benevolent Bean“, teso a valorizzare i benefici, la biodiversità e le tradizioni legate appunto al mondo dei legumi. L’evento si é chiuso con il solito gran finale con altre ricette create al momento e tante, tante ottime bollicine. Anfitrione ineguagliabile Giuseppe Di Martino, sorpresa in chiusura con la “Pasta della staffa” ovvero l’originale cacio e pepe sul tovagliolo di Albert che non ci aspettavamo.
Siamo a Napoli stamattina, in ottima posizione all’uscita della funicolare in piazza Fuga al Vomero, è questo nuovo locale ideato da Mario Rubino. Il caffé in verità era storico,ma é stato ripensato competamente con doppio accesso sia da dentro la stazione che da fuori, per mangiare una proposta originale dello chef contadino Pietro Parisi, i “Boccaccielli” specialità della tradizione gastronomica campana in vasetti di vetro monoporzione, sottovuoto al vapore,stagionali,del territorio. La sera diventa un locale con una buona offerta mixology, mentre il core format, il caffè, viene declinato a tutto tondo grazie all’esperienza del titolare che è anche uno dei soci Kimbo, il caffé di Napoli. Ottimo il caffè, naturalmente, buona anche l’idea del babà grigliato alla crema di caffè.
L’albergo ha i lavori in corso con lo spostamento del bistrot sotto la cupola e un restyling quindi della ristorazione. Il Vun, il ristorante gourmet non dovrebbe essere toccato con il bel bar all’ingresso e la sala elegante e curata anche se i tavoli sono un pò avvicinati. Colpisce subito l’accoglienza perfetta di Nicola Ultimo (aiutato da Michele D’Emilio e la giovane Giulia Corsi che si è ben destreggiata ad Emergente Sala a Merano). Un servizio cortese e non banale che fa di questa sala una delle migliori d’Italia, anche se la carta dei vini si fa notare per i suoi non lievi ricarichi (e un solo rosato in carta!). In cucina è Andrea Aprea, campano ormai ben acclimatato, intraprendente e volitivo, sicuro dei propri mezzi e reduce dal recente riconoscimento delle due stelle. La sua “caprese” presentata tempo fa a LSDM a Paestum è un pò il suo simbolo ed è sicuramente una ricetta geniale: rende l’idea, è elegante e leggera, gustosa ed equilibrata. Nel lungo menù degustazione a parte la caprese le cose migliori ci sono sembrate un elegante “uovo di selva” ben contrastato tra pane croccante liquirizia e castagne, e i dessert finali belli da vedere, buoni da mangiare come tutti i dessert dovrebbero essere e spesso non sono. Per il resto la cucina si muove su una linea che rincorre il gusto scegliendo spesso la ridondanza e il barocchismo, il che potrebbe essere anche corretto (non è detto che la perfezione sia sempre quella della sottrazione e del minimalismo), ma quando il percorso è lungo alla fine la troppa succulenza è stancante e il numero di calorie eccessivo. Lo chef è ancora giovane, bravo e deciso, ci auguriamo che dia più spazio nel suo menù al mondo vegetale e ad un percorso complessivamente più equilibrato che faccia emergere meglio le sue tante qualità tecniche e creative.
Siamo a Savona: visto dall’esterno il Mare Hotel è una struttura poco appariscente difficile da notare, ma già dall’ingresso si comincia ad immaginare che forse si è capitati in un ambiente un pò speciale, poi basterà un giro per amare subito il posto ed il personaggio: Claudio Tiranini, effervescente, eclettico, funambolico ed inesauribile. La sua Spurcacciuna (il nome ha una lunga storia, legata al locale della nonna) è da anni una meta sicura per chi ama il buon mangiare legato soprattutto alla materia prima (in questo caso, il pesce) e vuol trascorrere una serata in un ambiente insolito, divertente, giocoso. Questa volta abbiamo trovato due novità: la prima il locale chiuso perchè si sta facendo la nuova cucina che si preannuncia spettacolare (non dubitiamo), la seconda è il Bistrò che per un paio di mesi sarà l’unica cucina funzionante, per poi rimanere al fianco del ristorante principale per offrire comunque un’alternativa alla clientela. E abbiamo apprezzato il posto, che segue perfettamente la filosofia di Claudio, fin dall’insalata, semplice ma buonissima, per arrivare alla cassetta di testa dove del dentice vengono trattate e proposte tutte le parti presentate in modo giocoso ed elegante, in linea con lo spirito di chi c’è dietro. Un posto dove non vi annoierete.
Nuova pizzeria al Trionfale (non lontana dal celebre Pizzarium). Il cliente é intollerante al glutine o al lattosio? E’ vegetariani, vegano, crudista, fruttariano o semplicemente sceglie di nutrirsi in base al Gruppo Sanguigno?
Qui nessun problema! Tanti sono i buoni propositi: una formula non tradizionale che da vita a prodotti sani e personalizzabili in base alle preferenze del cliente, dalla base, al condimento, fino al tipo di mozzarella.
Quattro sono impasti di base (normale, farro, integrale, miscela stagionale), poco lievito e lunghe lievitazioni (non meno di 24 ore), birra artigianale prodotta in casa. L’ambiente è semplice e corretto (solo un po’ rumoroso, ma provvederanno), il servizio gentile e attento a spiegarti bene ogni cosa a partire da Massimo Sacco, titolare, Alessandro Cecere e gli altri in sala.
Il risultato? buono, anche se forse ci aspettavamo qualcosa di più, non tanto dagli ingredienti che ci sono parsi ottimi, ma dagli impasti di base non totalmente soddisfacenti. Ma siamo agli inizi e ci vuole tempo per mettere a fuoco un progetto impegnativo come questo che gioca sul concetto della salubrità, oggi tanto di moda. Alma Buona è in Via Angelo Emo, 44 a Roma, in Prati.
Diego Bosoni, titolare con la sorella di Cantina Lunae, ci aveva invitato più volte e ci siamo capitati quasi per caso proprio sotto le feste natalizie. Non sappiamo se è sempre così, di certo abbiamo trovato il paese del Bengodi, con sale e salette piene di decori e selezioni di prodotti dell’enoagroalimentare di tutta Italia e non solo. C’è anche un bel museo del vino, pieno di oggetti e attrezzature ben tenute e un’area dove si potrebbero fare eventi e ristorazione visto che c’è anche una bella cucina. Insomma è un posto pieno di sorprese che non ci aspettavamo, e complimenti a Diego e a tutta la famiglia per le tante attività che riescono a portare avanti.
