Andrea Alfieri, chef di indubbia professionalità, è appena arrivato e sarà quindi interessante vedere l’evoluzione di questo locale che comunque già ha incontrato il favore del pubblico. I motivi sono vari: le differenti formule che riescono ad andare incontro a tante esigenze (pranzo veloce, chi ama la carne cruda, chi le bistecche ecc..), la qualità della materia prima (garantita dalla famiglia Motta, grandi e storici macellai di Inzago), il servizio veloce affidato all’occhio esperto di Oscar Mazzoleni. Finora le soddisfazioni migliori arrivavano dalle cose più semplici, il prosciutto, la tartare, la carne alla griglia ecc.. mentre qualche preparazione più elaborata (in genere sul quinto quarto) ci sembrava più involuta e pesante. Anche questo nostro passaggio grosso modo mantiene le aspettative, ma il trovare Andrea in cucina (da poche ore, quindi ingiudicabile) pensiamo porterà un deciso miglioramento come ad esempio il buon risotto con lingua lascia ben sperare.
Porzioni Cremona
Al Vecchio Convento a Vezzano
Con grande coraggio Monica e Riccardo hanno realizzato e fatto conoscere questo piccolo Relais aperto nel cuore di Vezzano, un piccolo borgo ligure in alto tra Sarzana e La Spezia. Poche camere semplici dove è bene prenotare perchè i tedeschi (che sono furbi) le hanno scoperte ormai da tempo, alle quali si è ora aggiunto anche un piccolo ma curato centro benessere. C’è anche il ristorante del Viandante e qui accanto all’esperienza di Pepi, che offre la sua tradizionale cucina, ci sono ora le giovanissime mani del nipote Mattia. Una cucina semplice e senza pretese, che comunque ci offre un corretto antipasto multiplo dedicato alle alici e dei primi un pò ruvidi che lasciano la bocca comunque piena di sapori (e un pò troppo aglio).
Accanto allo stabilimento del ParmaCotto, sulla strada delle colline interne, ecco questo modesto (all’apparenza) caseificio che invece nasconde una bella realtà. Tutta la filiera è sotto controllo, dalle vacche al latte e al formaggio, non si acquista latte da fuori e i risultati si vedono in un ottimo parmigiano di 24 mesi che affianca le altre piccole produzioni. Da seguire!
Sopra la collina di San Vincenzo, verso San Bartolo e San Carlo (i Santi del nome), ecco che quasi in cima si entra in un bel parco con al centro una struttura accogliente e ospitale che offre un ambiente curato e familiare, quasi di casa privata. Loro, i Neri, madre e figli, sono attivissimi. Uno dei figli non lo vedrete, ma produce ottima birra, l’altro sovraintende il ristorante e la madre il tutto. Si può mangiare dentro o fuori in bella stagione, nel bel contesto del caldo arredo, o godendo della splendida vista della costa e delle isole. Dopo alcuni anni di Denny Bruci (il “cappellaio pazzo”, ora trasferitosi nello storico Gambero Rosso di San Vincenzo), in cucina è arrivato Timothy Magee, americano del Nevada, ma ormai da tempo in Italia: prima dai De Bondt a Pisa è cresciuto sul cioccolato, poi altri giri fino ad aprire il suo ristorante a Suvereto dove si è fatto conoscere ai gourmet locali e non solo. Prima di arrivare a San Vincenzo uno stage importante al Noma di Copenhagen. Ora è qui coadiuvato dal giovane Nico Fabrizio, in una bella cucina aperta verso l’esterno e propone una cucina tranquilla (forse troppo), dove è difficile restare insoddisfatti, ma dove manca l’acuto, da Timothy ci aspettiamo qualcosa di più che di certo arriverà con il tempo. Per ora comunque complimenti alla piacevolezza del contesto e auguri a Timothy da poco padre.
Trattoria, Bistrò, chiamatelo come Vi pare, ma siamo comunque di fronte ad un locale semplice, non privo di ambizioni, ma anche di qualità. Si sono messi in tre, Matteo Baldi e Marco Mattana in cucina con Alessandra Viscardi (compagna di Marco) in sala e poi si sono aggiunti come collaboratori altri due giovani, Marika Schiavone per i dessert, Francesco Romanazzi ai vini. Insieme è pochi anni, ma tanta roba, e ce ne accorgiamo dai curiosi assaggi tra vini biodinamici e birre particolari che ci vengono serviti, e dalla serie di assaggi che arrivano sul tavolo. Il pesce la fa da padrone (d’altronde vengono dall’Acquolina di Terrinoni) e viene coniugato con semplicità e destrezza (e un pò di furbizia) in vari modi, ma una lode va anche al pane e al dessert a testimoniare comunque che l’esperienza è positiva a tutto campo. Ci piacerebbe magari che questi giovani rischiassero un tantino di più , se non per tutto il menù almeno su alcuni piatti per poterne meglio valutare le potenzialità. Sugli scudi lo spaghettone con i ricci di mare e bergamotto, mentre meno convincenti ci sono apparsi dei paccheri con poco vigore.
Una bella Pasquetta a Maremma Alta la bell’azienda di Stefano Rizzi, vini biologici bianchi e rossi che si confermano schietti franchi e piacevolissimi da bere. Un solo intruso: le bollicine d’obbligo, buone anche loro e per finire ben 4 colombe: di Lenzi, pugliese, di Mauro Gualandi il grande pasticciere di Argenta, di William Zonfa di Magione Papale e di un forno meno noto di Roma, che però si presenta con la scritta “Forza Roma” e guarda caso trova un ambiente più che favorevole!!! In totale 4 colombe, 4 vini, 8 cani…non male come Pasquetta!
Non tutti conoscono questo ristorante per via della posizione un pò defilata. Ma chi lo conosce in genere ritorna con un giudizio altamente positivo: è uno dei ristoranti a più alto numero di consensi tra i tanti di cui si parla. Le poche critiche sentite in questi anni non erano tanto rivolte alla cucina (non facile, essendo qui protagonista il pesce d’acqua dolce), quanto alla sala, un pò fanè e tristenzuola. Oggi la Trota si presenta con una sala completamente rinnovata, più elegante ed accogliente e approfittando di una bella giornata di questo inizio primavera siamo andati a vederla, e così abbiamo assaggiato gli ultimi piatti. Anguilla, coniglio, piccione….scivolano via veloci lasciando profumo e consenso. Unico appunto agli gnocchi con finocchio selvatico appesantiti da troppa mollica e poco eleganti, mentre per il resto la conferma è puntuale.
Presentazione del “concept” che Umberto Montano, infaticabile imprenditore fiorentino, ha realizzato al primo piano del Mercato Centrale: una variante di Eataly, dove vengono coinvolti e ci mettono la faccia alcuni noti artigiani del gusto, assieme a qualche istituzione che fa da traino come il Consorzio del Chianti Classico. Ed è proprio qui che brindiamo con Dario Nardella e Davide Gaeta al coraggio di Umberto. La presenza di Identità Golose fa’ presagire una serie di eventi tematici. Insomma il Mercato Centrale di sicuro cambierà faccia e stile.
Alla famiglia Spigaroli noi golosi dobbiamo molto: la valorizzazione del culatello e dei salumi della bassa in genere, il recupero dell’Antica Corte Pallavicina e l’averla non solo restaurata ma fatta vivere con la cornice del mondo agricolo nell’intorno, con la grotta dei culatelli in cantina e con un recupero pressocchè integrale del mondo agricolo adiacente. L’opera non è ancora finita, manca il completamento del lato verso la chiesetta, ma siamo veramente a buon punto. Si mangia si vive e si dorme in un ambiente di grande suggestione, ci sono solo poche camere al momento, che vanno quindi prenotate con anticipo, ma che meritano veramente il viaggio. Il mangiare è raffinato, volutamente (per noi un pò troppo) opulento e quasi rinascimentale, forse un omaggio ai Pallavicino.
Si rinnova Bir and Fud, e per noi è migliorato non solo per l’ambiente: la selezione delle birre è impressionante, e sul versante food (anzi fud) Cristina Bowerman e Gabriele Bonci hanno lavorato a fondo. E’ migliorata la pizza, sono gradevoli le tapas (5-7 euro, ma definirle tapas è riduttivo) e da raccomandare il fritto: patatine e il tris di supplì (al cacio e pepe, alla matriciana e alla carbonara) ci sono sembrati buonissimi.
