Di ritorno, un po’ stremati dal viaggio, vicino la Stazione dove si può andare? Ci vuole un posto accogliente, non impegnativo, dove ci si può rilassare con semplicità, in allegria, dove nessuno ti guarda se prendi un piatto o tutto il menù e dove magari si spende anche il giusto (anzi secondo noi molto poco). Risposta: il Forno Ottavi, dove Simone Braghetta fa la differenza, dove poi alla fine ai tavoli vicini ci sono pure tanti amici. E’ San Valentino ed anche il pane, buonissimo, è speciale.
Luigi Cremona
Mancavamo da anni, ma nulla è cambiato, e l’assunzione va letta in senso completamente positivo. E’ uno di quei locali dove ci sono certezze acquisite: la buona accoglienza, la cantina superba, i prezzi corretti e una cucina che non può che piacere in quanto si basa su una esperienza che pochi possono vantare in Italia. Paolo Teverini ha sempre cucinato bene, e non capiamo perché se ne parli tutto sommato poco. E’ sempre in ottima forma, fisica e mentale, con una brigata giovane (merita la segnalazione la brava e giovanissima pasticciera) e con una serie di proposte di ottimo livello. A parte qualche nota sapida di troppo (salmone e scampo), per il resto come non apprezzare l’indubbia eleganza dei piatti e anche la loro bontà (in alto il pan di fegato e l’elegante e misurato risotto)! Insomma Paolo non delude di certo con la sua cucina, con il suo stile sobrio, con la sua persona sempre aperta al dialogo e ad affrontare la vita in modo costruttivo. Venire quassù significa rigenerarsi ed non sarà un caso che ci sono anche le Terme e adiacente al ristorante un ottimo centro benessere.
I vincitori passati di Emergente Pizza sono tutti bravi e molti di loro hanno già ottenuto un bel riscontro professionale. Nessuno forse al pari di Pier Daniele Seu. Il suo locale, ben arredato e compatto, riesce ad accontentare una media di 250 clienti al giorno e parecchi altri è costretto a mandarli via. Meriti tutti suoi: non solo la pizza è buona, ma ha saputo crearsi intorno un team giovane e volitivo, a cominciare da quello familiare (moglie e sorella). Da Seu abbiamo avuto un servizio di primordine tra i migliori mai avuti in una pizzeria anche gourmet e questo nonostante l’afflusso. Anche le prenotazioni entro certi limiti vengono gestite per cercare di minimizzare i disagi. La carta dei vini è anche questa tra le migliori. Venendo alle pizze il cliente può scegliere di base due formati (180 e 80 g, cioè piccola o grande) e tipologia (romana sottile o classica con il cornicione) e anche questo ci pare un bel plus. Il nostro breve percorso di pizze piccole con il cornicione ha confermato anche le grandi qualità di Pier Daniele con 4 pizze una più buona dell’altra. A pari merito al vertice la vegetariana e la supermargherita. Se vogliamo proprio fare un piccolo appunto è per i tre fritti iniziali dalla panatura e crosta eccessiva.
Due amici dei banchi di scuola, Francesco Brandini e Roberto Bonifazi, poi diventati tre con l’aggiunta di Daniele Gizzi, dopo varie interessanti esperienze eccoli ad aprire il loro locale. Per altro un tempo già ben conosciuto come Benito al Ghetto. Sono bravi e non superstiziosi, le due vetrine di affaccio hanno i numeri civici 12 e 14, e loro hanno tirato fuori il 13 per dare nome al locale. Rispetto a prima piccoli cambiamenti nell’arredo per dare maggior respiro e tono, ma senza alterare troppo l’impostazione originaria di trattoria di quartiere. E’ la cucina che invece mostra qualche ambizione, ma anche qui senza alzare troppo la voce. Il menù è , misurato, le voci richiamano prodotti usuali e tranquillizzano l’avventore. Poi però lo sforzo per dar vita ad un piatto più contemporaneo attento e leggero c’è sia nella presentazione che nelle varie cotture degli ingredienti, e si apprezza. E ci vuole coraggio per presentare a Roma un agnello come quello offerto. Complimenti quindi, poi avendoli vicini, aspettiamo anche il cambio di stagione.
Champagne Extrè a Cantine Cattaneo
All’entrata della bella cittadina, dove finiscono i campi ed iniziano le case, ecco questa bella Cantina recuperata con mano felice, pervasa d’intimità diffusa e di finezza sussurrata, che ha anche un’anima, anzi due: quella di Nadia in sala e di Enrico in cucina. Questo per dire dell’accoglienza, ma per i buongustai c’è un ulteriore valore aggiunto: l’amore per la campagna e per l’orto dei due titolari che fortunatamente arriva anche sui tavoli a un prezzo accessibilissimo per quanto complessivamente proposto. L’occasione è poi speciale: si assaggiano grandi champagne per altro molto particolari: eleganza francese e generosità italiana, in quanto la proprietà, presente in sala, è per l’appunto italiana. La cucina si fa notare per alcuni dettagli (vedi i grissini e le cialde alle erbe) e il buon livello generale (in alto la terrina di fegato) con qualche ingenuità di sapore casalingo, gli champagne accompagnano splendidamente con il top alla fine (un ottimo Clè d’Hiram).
Il GAL Castelli Romani e Monti Prenestini si presenta all’Open Colonna di Milano
In occasione della BIT si presenta all’Open Colonna di Milano il GAL Castelli Romani e Monti Prenestini che raggruppa cinque enti locali per cercare di fare sistema soprattutto in chiave enogastronomica. E le eccellenze alimentari non mancano in questo territorio appena fuori Roma, come dimostrano gli assaggi della giovane brigata del ristorante (ottima la ribollita) e il buon Frascati in abbinamento. Per ultimo auguri all’indomabile Antonello Colonna ritorna a Roma con l’apertura del suo nuovo bistrò (stesso nome: Open Colonna) alla Terrazza della Stazione Termini.
E’ stato interessante ascoltare il report sul Turismo Gastronomico di Roberta Garibaldi e del suo staff, introdotto da Patrizia Briglia che ha spiegato l’originale progettualità del Made4Italy di Unicredit. Un Rapporto farcito di dati che offre una sintesi interessante ed attuale dello stato del Turismo Enogastornomico in Italia. Un turismo che scoppia di salute, ma proprio per questo viene spontaneo chiedersi: lo gestiamo al meglio? potremmo fare di più? Ed intorno la BIT con i suoi tanti stand animati, soprattutto quelli regionali. Domanda: ma c’è bisogno il lunedì, giornata dedicata agli operatori, di assordare i presenti con tarantelle, balli popolari e musica sparata?
Abbiamo un debole per le polpette e quindi non potevamo mancare questo nuovo locale di Trastevere che prende il posto dello storico Romolo alla Fornarina, con un bellissimo giardino estivo. Del passato non c’è più traccia, look decisamente moderno un pò troppo da fast food, carta smisurata con grande varietà di polpette, ovviamente, ma anche pizza e pasta. Un pò guardinghi entriamo, ma dobbiamo dire che le cose positive non mancano: proprietà giovane e attenta, chef non uno qualunque ma Giovanni Nerini con buona esperienza internazionale (e si vede pure dalla varietà di polpette proposte), scelta del bere limitata ma di buon livello visto il genere, prezzi convenienti per le porzioni abbondanti proposte. Meglio le polpette della pizza, e tra le polpette al primo posto, tra quelle provate, quelle al pollo e curry.
Le cose positive non mancano: il vecchio borgo di Bussana da visitare (la parte vecchia e subito dopo, qui siamo sotto la bella chiesa che di notte si vede da lontano), e la giovanissima gestione che si fa in 4 per fare bella figura. I due amici e titolari sono in cucina, Cosimo Corsa e Pietro Russo, ma presenza non da poco è Cristina De Ambrosis, che accoglie con un bel sorriso che poi accompagna tutta la cena, e trova il tempo di preparare anche i dessert (che non sono male). A Lei doppia lode, visto che si è improvvisata un secondo mestiere (e speriamo che trovi il tempo per ritagliardsi un’esperienza significativa che le conferirebbe maggiore consapevolezza). Un locale quindi da incoraggiare e che pur essendo agli inizi fa ben sperare. Il piatto migliore? la triglia croccante pulita e precisa, quello meno convincente i cappelletti di selvaggina che ci raccontano un autnno cupo e ravvivato da un contrasto acido.
Ci sembra ieri che arrivò una soffiata: “una giovane chef ha aperto un nuovo ristorante a Trastevere. Sembra un po’ fuori di testa perché in una zona come quella fa dei piatti strani dove non ci si capisce nulla, durerà quindi poco”. E invece sono passati già 14 anni e Cristina non solo è sempre là, ma è più agguerrita e sulla cresta di sempre. Ha messo a punto la squadra e ha stretto al suo fianco, anche nella gestione, i due fedeli Edoardo Fortunato (in cucina) e Riccardo Nocera (in sala). Aspettiamo che dia qualche ritocco all’ambiente (a suo tempo decisamente innovativo), mentre il menù offre sempre qualche sorpresa. Cristina viaggia di continuo ed è quindi bombardata da continui segnali e stimoli che arrivano da tutto il mondo. Però crediamo che, non solo per l’esperienza personale, sia l’America quella dove più riesce ad interagire con successo. La sua, soprattutto per l’Italia e Roma, è una cucina veramente originale, con soluzioni che ci ricordano i forti accenti spiazzanti di certi piatti del nordamerica dove gli accenti marcati di acido, sapido e dolce, la fanno da padrone. Ma se lì sono spesso assemblati in modo confuso, qui il risultato è molto più controllato, vedi ad esempio gli ottimi, anche se dissacranti per un palato italiano, tagliolini all’anguilla. Meno ci conquista un capriolo indeciso se guardare indietro o avanti. Ma comunque complimenti a Cristina, e alla sua coesa brigata, che tiene dritta la rotta su un percorso diverso, quindi non facile, ma identitario e particolare.






























































































































































