Montagnana è un altro di quei borghi che altrove sarebbero famosi, e da noi passano quasi inosservati perchè leggermente defilati rispetto alle grandi vie di comunicazione. Eppure la cinta delle mure è per larga parte intatta e racchiude un centro storico caratterizzato da una piazza grande e una chiesa ancora più grande curiosamente messa per obliquo. Poco distante è l’Hotel Moro, una struttura antica che da tanti anni è stata convertita all’ospitalità e gestita dalla famiglia Moro. L’arredo è classico elegante, gli ambienti consentono varie alternative: dentro e fuori, clientela normale e cerimonie. La novità degli ultimi anni è l’arrivo della giovane Silvia in cucina, dopo esperienza da Alajmo, Leeman e un corso all’Alma. Lei è giovane e quindi ce la mette tutta e il risultato già si vede con una cucina fresca e moderna in netto contrasto con la classicità dell’ambiente. Apprezziamo l’impegno e il coraggio e ovviamente la incoraggiamo a proseguire su questa strada: c’è a volte quache orpello inutile, un fumo o un ingrediente di troppo, e magari un contrasto dolce un pò azzardato (ma Silvia ama la pasticceria), però l’insieme è già appagante e fa presagire un bel futuro sempre se l’attuale impegno proseguirà. Il piatto migliore? siamo indecisi tra la tartara di manzo e calamaro e il più immediato filetto di cervo.
Redazione Witaly
L’amico Vittorio Rossetti ci porta in questa trattoria di quartiere che non conoscevamo. Non ha alcuna ambizione di gourmet, ma è quello che vuole essere: una vera trattoria familiare. Tutto viene fatto in casa, in gran parte esposto all’entrata, con piatti che ormai è difficile trovare in giro come ad esempio i pomodori al riso (che sono buonissimi). Viene servita una buona focaccia calda, la carne non è frollata come si conviene, e si chiude bene con lo strudel, specialità della casa, fatto con sfoglia fine come nell’originale tutti i giorni.
Un salto veloce a Budapest ed eccoci nuovamente al Pomo d’Oro. Sembra quasi di ritornare a casa. Ma questa volta andiamo a cena fuori, al St Andrea, wine e goumet, un bel locale non privo di ambizioni che è gestito dall’omonima cantina ungherese. Ed in effetti c’è uno sfoggio di vini e di decanter ad ogni ricetta. La cucina è affidata al giovane Barba Adam, uno chef ungherese che ha avuto buone esperienze all’estero fino a conquistarsi l’eccellenza (16) con la Gault&Millau in Austria. E’ ora tornato a Budapest e ci presenta una cucina dove si vede il professionista, i piatti sono curati, ma mancano spesso gli equilibri in genere a sfavore dell’ingrediente di riferimento. Comunque una bella serata con una bella compagnia di amici.
Un doppio piacere, quello di ritornare alla Locanda del Sole che Guido Paulato prima e i fratelli Leone dopo hanno portato alla giusta fama, e quella di ritrovare un Massimiliano Poggi in grande forma. Comicniamo dalla Locanda, completamente rinnovata, alleggerita nelle linee e arredo, ora si presenta ancora più accogliente. E che dire di Max? Siamo poco inclini agli chef autodidatti (anche se lui ha avuto come maestro il bravo Camerucci), ma Max è riuscito quasi da solo ad acquisire un sapiente tocco ed equilibrio. Il suo inizio è esemplare, una serie di assaggi di ricette tradizionali concentrate in un boccone dove è difficile dire quale sia la più buona. E poi si continua con una cucina rispettosa, regionale, scevra di quel vernacolo locale che ha fatto tanto decadere la fama di questa città. Dietro Massimiliano in cucina e Gianni Fruzzetti in sala, una schiera di giovani: Marco Canelli, Eugenio Zagatti, Mattia Rossi ai fornelli, Fabio Valente al servizio.
Non è una struttura qualsiasi, ma rappresenta un pezzo di storia della Ristorazione romana. Qui negli anni ottanta, soprattutto, veniva una clientela di grande notorietà, per apprezzare il mitico fritto e una cantina tra le migliori della Capitale. La posizione, l’ambiente che offriva varie sale e soluzioni, il servizio scintillante di Mimma completavano l’offerta. Poi il declino con il nuovo millennio ed ultimo il fallimento. Ora risorge con una nuova gestione, un ambiente funzionale e gradevole e speriamo che il locale ritrovi e riacquisti la fama di un tempo. Alla guida l’infaticabile Dario Tornatore, grande lavoratore che profonde energie anche nella consulenza di altre cucine di varia tipologia e che meriterebbe di sicuro qualche rinforzo. Anche la sala soffre il rodaggio, ma siamo alle prime battute e c’è tutto il tempo di aggiustare il tiro e migliorare il ritmo. Ben venga quindi questa riapertura.
La più assurda e triste delle notizie è arrivata ieri sera. E’ morto Davide Oltolini, a soli 48 anni! Lui pieno di vita e di saggezza, sempre in forma attivo e presente, ecco che improvvisamente non c’è più. Non possiamo credere che il destino sia così malevolo e si sia accanito con uno dei migliori talenti e assaggiatori in circolazione. Lo ricordiamo quando ai primi anni novanta, giovanissimo, ci cercò: era attirato dall’enogastronomia e mi chiese se mi poteva aiutare. In quei giorni avevo una gatta da pelare: l’Enciclopedia dei Distillati e dei Liquori da portare a termine. Un lavoro rognoso, non c’era allora internet e si dovevano fare schede su liquori e distillati semisconosciuti di mezzo mondo. Lui mi aiutò dimostrando non solo talento, ma coscienza, meticolosità e puntualità. Insomma le doti del vero professionista. Da allora spesso ci siamo incontrati e poi con le gare di Emergente Pizza mi è sempre stato vicino confermando la sua amicizia e le sue qualità di comunicatore. Davide: un caro amico e un ottimo narratore di storie del cibo, è proprio vero che il Cielo chiama vicino a sè prima i migliori.
Puntuale alla fine di tutte le degustazioni la cerimonia dell’annuncio dei vini a “corona”. Si leggono quelli del Friuli con grande festa dei produttori presenti e si conclude la serata con un percorso di vini finalisti e dei cibi preparati dalla attivissima ed instancabile proloco di Buttrio.
Serata nel Collio, da Farra, nella bella azienda di Borgoconventi passata qualche anno fa dalle mani di Gianni Vescovo a Folonari, dove assaggiamo una serie di vini di varie aziende; poi in mezzo alle colline di Capriva a Russiz Superiore. L’azienda storica di Marco Felluga, dove siamo accolti dal figlio Roberto.
