Il successo di Bolgheri è dovuto non solo alla qualità dei vini, ma sicuramente anche alla bellezza del territorio. E la Tenuta Argentiera è la prima perla, venendo da Roma, di una notevole serie. Come tutto all’inizio faceva parte dei possedimenti della Gherardesca, poi Serristori e vari altri passaggi, ultimi i Fratini di Firenze e ultimissimo il passaggio a Stanislao Turnauer. L’imprenditore è a capo della Constantia Industries, una società austriaca che opera da più di 40 anni e a gestione familiare.
Redazione Witaly
Tranquilli: Valentino Cassanelli è sempre lo chef del Lux Lucis. Però d’estate si trasferisce durante il giorno nel vicino Bagno Dalmazia (tra i più eleganti e riservati dell’intera spiaggia) dove propone un menù più semplice ma non banale (in agosto anche alla sera). Conoscendoci ci ha proposto anche parecchie ricette del ristorante gourmet che abbiamo apprezzato nel relax estivo della bella veranda aperta sulla spiaggia. Un servizio preciso, del bravo Sokol Ndreko, ha contribuito a rendere lieta la sosta e venendo ai piatti c’è sicuramente da apprezzare l’ispirata e moderna creatività di Valentino in cucina (che sembra quasi andare a braccetto con quella di Damiano Donati al Punto), lui più elaborato, Damiano più essenziale, ma di certo Valentino ha a disposizione anche una brigata ampia che gli permette una costruzione a volte complessa. E in effetti qualche ricetta riprodotta e un pò arrangiata nella semplice e basica cucina del Bagno Dalmazia ha sofferto il trasloco (il risotto troppo brodoso, gli gnocchi con troppa stracciatella…..), ma nel complesso si vede l’ottima mano e preparazione di base del giovane chef, vedi lo spettacolare sgombro al viola e il classico ma seducente piccione glassato.
Buon ultimo, o quasi. Eccoci in questo ristorante del quale ormai conoscevamo già tante cose, visto tanti piatti, decantati da tanti bravi colleghi. Riccardo inoltre lo conosciamo da quando, giovanissimo, reduce da Marchesi, aveva preso la responsabilità della cucina di Villa Fiordaliso. In tanti anni si è fatto conoscere ed apprezzare per le sue non comuni doti. Ma certo che lì, per l’alto numero di coperti e per le ristrettezze logistiche degli spazi, non si poteva forse esprimere in modo compiuto. Da più di un anno con il fratello Giancarlo ha fatto un investimento importante in questo bel locale in riva al lago posto subito dopo il Grand Hotel Fasano. Non hanno badato a spese per attrezzarlo in modo più che gradevole con anche qualche bellissimo mobile moderno. La sala colpisce: giovani cuochi/camerieri a turno portano e presentano i piatti con sorrisi e non poca professionalità. La cucina segue con una serie di piatti che confermano tutto il bene che si dice in giro di questa brigata. Un susseguirsi di ricette e accostamenti che non ricalcano il dejà vu, che si esprimono con originalità e profondità. Non manca nemmeno la giocosità specie nel finale tra tuiles di cioccolato alla fiamma e torrone sporzionato al tavolo, passando prima per l’eclatante cacio e pepe in vescica. Tra le soluzioni più incisive mettiamo il dripping di risotto e la coraggiosa bavette di manzo al suangue di rilascio, ma il piatto che più ci ha conquistato è quello meno equilibrato e volutamente sballato: il morso del lago, dove l’acidità del cavolo e il fumo dell’agone fanno una gara esagerata, ma appassionante, a conquistarsi la palma del protagonista. Dette le tante e doverose lodi, un appunto: l’eccessiva potenza gustativa di molte ricette che finisce per stravolgere il palato e qualche volta apre la porta ai disequilibri interni (la poca acidità dei fusilli e degli spaghettoni, la pesantezza del fondo nel risotto e nei funghi trombetta ad esempio). Citiamo qualcuno di questi bravi ragazzi: in sala Giovanni Pizzurro, Manuele Menghini, Billa Aliguettou, Shazad Babar; in cucina Marco Tacchetto, Gilles Fornoni, Antonino Scirè, Martina Sguerso, Federica D’Alpaos, Alessandro Franchi.
Le Plaisir d’Antan a Jovencan
Da consigliare questo piccolo ed elegante albego alle porte di Aosta. Tutto ben fatto con materiali del posto a ricreare il giusto ambiente. Due i plus e tutti e due nel sottoterra: da una parte la bella sala del ristorante con un angolo (la vecchia formaggeria) molto caratteristico, e la grande piscina riscaldata al coperto ma con accesso anche dall’esterno.
Dal di fuori non gliele daresti forse le cinque stelle, poi una volta dentro t’accorgi che le vale. Non ci sono troppe coccole ed orpelli, ma la sostanza c’è (spazi comodità funzionalità) e soprattutto un personale esperto e cortese come non è facile trovare d’estate in montagna quando spesso le risorse umane sono avventizie per la corta stagione. C’è una bella spa, una colazione superba e un ristorante gradevole, (bella la mansarda superiore) con uno chef, Paolo Bertholier, che punta più alla sostanza che all’effetto. Certo qualche concessione in più all’estetica, o all’effetto (un abbinamento un pò trasgressivo) renderebbe più interessante la cena che comunque si fa apprezzare nel suo percorso tranquillo e senza rischi. Luca ci fa bere più che bene ed una chiacchierata con il Direttore, una vecchia conoscenza, ci conferma che l’albergo è in buone mani.
Comoda, soprattutto per chi viene in aereo (siamo a due chilometri da Caselle), ma anche in auto (salvo il parcheggio, visto che le stradine del centro di San Maurizio sono proprio strettine). Alla fine ecco la Credenza, oggi veramente un bel locale, con la porta più bella che mai che ti fa entrare in un ambiente dove tutto è curato, dal servizio dei vini a bicchiere alla leggerezza degli stessi bicchieri, dalla scelta del pane a quella dei formaggi, dalla carta di bollicine a quella dei vini particolari. In tanti anni Giovanni Grasso ha fatto della Credenza la sua bomboniera di eccellenza utilizzando lo stesso criterio in cucina: tanta qualità e tanta gente sotto la guida di due chef di razza come Igor Macchia e Chiara Patracchini (ai dessert e al pane). Il risultato è una carta molto estesa dove c’è praticamente tutto e dove ogni piatto recita lo stesso messaggio: tanti ingredienti (di qualità) tanti colori tante consistenze tanti tipi di cottura tanti contrasti. Il che di fondo è bellissimo, ma forse perfino troppo (alludiamo anche alla pesantezza complessiva di alcune preparazioni). Alla fine qualcosa perdiamo noi nell’assaggio e la brigata per via di qualche inevitabile imprecisione. Ma chi ama la succulenza come protagonista e il manierismo nell’estetica del piatto troverà qui il suo regno. I piatti per noi migliori? l’elegante melanzane con le erbe dell’orto, e la spirale alternata di gamberi e alici, una vera delizia.
E’ un piccolo nuovo gioiello questa Casa Format alle porte di Torino (vicinissima alla reggia di Stupinigi e a Vinovo dove si allena la Juve). Una funzionalità moderna e pulita, una scelta di linee colori ed arredi piacevolissima. Ma oltre all’estetica, c’è anche la sostanza: un magnifico orto sul retro approviggiona con larghezza il ristorante gestito dal formidable team della Credenza di San Maurizio, Giovanni Grasso ed Igor Macchia in prima linea. Igor che è poi lo chef executive, cioè che sovraintende le varie cucine (c’è anche il Fiorfood in Galleria San Federico a Torino) qui trova forse il suo equilibrio migliore: una cucina di sostanza non banale, fortemente focalizzata sul chilometro zero fin dove possibile. Un’ottima scelta che ci permettiamo di incoraggiare e che fa di questo ristorante, anche per via dell’ottimo rapporto prezzo qualità, una bella meta golosa già alle sue prime battute.
I raviolini di Antonia Klugmann
Dai raviolini del plin a quelli di Antonia c’è un mondo di differenza, se i primi sono intensi poderosi calorici e tendenti al dolce, questi ultimi sono vegetariani, leggeri, tendenti all’amaro. E diversi anche nella forma: pizzicati a rombo e non a ciambella; li annoveriamo subito tra le cose migliori mai assaggiate. Ma prima dei raviolini che serie di assaggi! Dalla zucca dell’orto servita con la sua buccia, all’insalata tiepida, alla straordinaria zuppetta di pomodori gialli e rossi, al coniglio con l’aceto d’uva, al coraggioso fegato al rosa al finto miele. Una cucina di continui rimandi tra il dolce e l’amaro, dove l’orto la fa da padrone e il “vegetale” da protagonista assoluto. Deludono solo, leggermente, un broccolo troppo sapido che fa scomparire le canocchie crude e i dessert finali, che sono forse l’unica lacuna nell’ampia base tecnica di Antonia. E che dire del pane? sublime; e complimenti anche a Romano che in sala fa girare le bottiglie manco fosse all’Enoteca Pinchiorri, con un debole manifesto per i vini biologici e biodinamici.
Si respira aria nuova in questo storico locale del centro città. L’aria nuova è dovuta al personale che ha dato alla sala e alla cucina un piglio moderno e un ritmo che contrasta con l’arredo e la suddivisione degli spazi un pò datata. Un Walter Viganò ben rodato da esperienze di prestigio in mezza Europa sa come accogliere il cliente e in cucina troviamo l’altrettanto giovane Roberto Stefani, reduce da ampia esperienza con Marchesi e Guida, due colossi. Un team potenzialmente molto agguerrito che per ora, giustamente, si presenta con un profilo più cauto, ma ineccapible come quello che ci hanno fatto assaggiare e che troverete nelle foto. Pensiamo che finito il rodaggio e il forte impegno estivo, la cucina farà un’ulteriore salto in avanti, ma già adesso vale, e come, la segnalazione.
Ripubblichiamo questo post fatto esattamente un anno fa in occasione della nostra visita ad Amatrice. Oggi sarebbe iniziata la cinquantesima edizione della festa…. che dolore e che peccato! Speriamo che quanto prima la vita possa riprendere la sua quotidiana serenità ma ci vorrà tanto tempo e tanta solidarietà da parte di tutti. Importante è che ognuno, con poco o con tanto, sia loro vicino.
Post pubblicato il 30 agosto 2015..
Oggi ci sarà l’invasione, anche grazie al bel tempo, di 20-30000 persone che faranno fuori una tonnellata (si presume) di spaghetti tutti rigorosamente conditi con la famosa salsa amatriciana. Siamo passati ieri pomeriggio per Amatrice, trascinati dall’amico Giosuè (ex presidente di provincia, un politico che si fa rimpiangere). Prima sosta al Piccolo Lago, non quello famoso di Verbania, ma con affaccio sul lago Scandarello della diga sul Tronto poco prima di Amatrice. Un posto piacevolissimo, con mangiare basico e birre locali. Eccoci poi per la prima volta ad Amatrice, una bella cittadina sotto i monti della Laga, più vicina (e di molto) all’Adriatico essendo sul versante del Tronto. La Sagra è al via, ne vediamo i preparativi, ma andiamo via all’inaugurazione per non essere sommersi dal diluvio di pasta e di gente.
