Poggio alle Volpi a Monteporzio Catone

Giusto al casello dell’autostrada, subito a destra e siete subito arrivati a Poggio alle Volpi. La struttura è soprendente /e lo sarà di più quando sarà finita). vi accolgie una splendida cantina a vista piena delle bottiglie dell’azienda (che ricordiamo ha vigne nel Lazio e in Puglia) ma anche di tante altre ben note etichette, poi si scende nella grotta di Aladino, o meglio nella barricaia tramite un percorso alterna barriques a visioni celestiali per ogni gourmet che si rispetti: la cave dei grandi prosciutti, culatelli, salumi, la cave dei formaggi con alcuni caciocavalli podolici d’eccezione, la varie cave delle bottiglie “amiche”, dove si alterna grande Bourgogne al Bordeaux, Barolo e Toscana, chardonnay della Nuova Zelanda e distillati come l’Ardbeg, ed altro ancora. Come dire che la visita predispone al meglio. Ma le sorprese non sono La sala del ristorante è dominata dalla grande griglia ed in effetti accanto c’è una grande vetrina a vista dove riposano e si affinano le lombate, fino ad una frollatura di quasi cento giorni, affidate poi alla mano di Raul Gugnau. Il messaggio è chiaro: qui ci sono grandi prodotti, dagli affettati ai formaggi, dalle carni crude a quelle cotte. La cucina è, forse a ragione, un passo indietro.  La brigata è giovane, ma anonima, non esce in sala e si presenta con messaggi quasi didascalici: carciofo con l’uovo, cacio e pepe, pollo con peperoni, dessert. Tutto accettabile ma di certo non lascia il segno rispetto al ben di Dio che c’è intorno. I vini sono ben presentati, d’altronde sono quelli, molto validi dell’azienda (abbiamo assaggiato un ottimo frascati superiore e un Baccarossa dal sapore pieno e piacevolmente fruttato), meno ben la presentazione dei piatti (a domanda precisa nessuno ti sa rispondere). A dirigere il tutto una bella coppia, anche ben assortita: lui Felice Mergè ci sembra calmo e riflessivo, Lei Rossella Macchia attiva e onnipresente tra i tavoli.

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