Magnolia del ViaVeneto Hotel

Quando la Michelin ha annunciato questa stella, la più parte del pubblico (tutta gente del mestiere) non conosceva neppure il ristorante, e pochissimi lo chef. Molti i dubbi che abbiamo in quell’occasione sentito. E invece dobbiamo dire che il posto vale e a noi piace per tanti motivi. In questi spazi per alcuni decenni Bruno Borghesi ha tenuta alta la ristorazione della Capitale e le buone maniere con il suo Sans Souci, tuttura secondo noi esempio mirabile di una ristorazione che ormai non c’è più. Oggi il ristorante è collegato alla struttura principale che si apre su via Veneto, ma conserva un ingresso separato e suggestivo. Dentro gli architetti hanno lavorato bene creando un motivo ad archi e specchi che allunga e rende suggestivo l’ambiente. L’unico difetto l’abbiamo rilevato in una fastidiosa musica (per tipologia e volume) che ci ha purtroppo accompagnato lungo la cena. La cucina a vista lascia vedere una giovane brigata muoversi con destrezza sotto lìocchio attento dello chef. Franco Madama è ancora giovane, ma già di notevole esperienza. L’ultima volta l’avevamo provato all’Inkiostro di Parma, poi è arrivato qui e in pochi mesi per l’appunto ha conquistato la stella. Con lui in cucina Alberto Esterini suo braccio destro e la giovane Kim Novak (si chiama proprio così) agli antipasti, mentre la sala è diretta dalla giovane Claudia Vannozzi con al suo fianco Robert Buga e Aires Da Silva. La cena ha avuto più alti che bassi e quindi alla fine siamo usciti soddisfatti. La cose che ci sono piaciute di più fanno parte della serie “piastrelle” (nome di nostra invenzione), presentate su piatti quadrati con grande attenzione estetica, ma dobbiamo dire erano piatti anche molto buoni, come ad esempio la composizione dei crudi, il “grano”, il risotto. il merluzzo carbonaro. Sulla media ma sempre apprezzabili dei paccheri alla amariciana ai quali mancava la spinta piccante e il controfiletto leggermente coperto e macerato dal troppo jus. Meno ci sono piaciuti il coniglio in crosta troppo morbida (ma il piatto era indubbiamente elegante) e l’insalata di vitello successiva. Buona la chiusura dolce, ma anche qui visto le giuste ambizioni del locale magari vorremmo qualcosa di più elaborato. In conclusione un locale di indubbio prestigio che su Via Veneto comunque mancava e che ci voleva. Speriamo non solo che continui ma che possa anche migliorare.

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