Ci siamo fermati qui su indicazione di Mimmo La Vecchia del vicino Caseficio Il Casolare. Un agriturismo tranquillo e ben organizzato condotto con simpatia da una giovane coppia e tanti altri ragazzi che aiutano il servizio. Infatti a pranzo o a cena i coperti non sono pochi e la cucina sembra aver successo. Non abbiamo provato il menù, ma solo il pernottamento, per altro tranquillo e allietato al mattino dai dolci di casa e dalla ricottina del Casolare.
Porzioni Cremona
Un bel locale che curiosamente sorge lungo una strada trafficata tra edifici industriali e commerciali di vario genere. Ma come si è dentro ci rilassiamo in un ambiente decisamente confortevole, curato senza economie, diviso in vari spazi: il bar, la sala principale con la cucina a vista e la veranda lato il piccolo giardino. Cucina che si dichiara subito fusion e che viene ben presentata e gestita da Domenico De Rosa in sala con Marco Del Litto, mentre la cucina è firmata da Francesco Franzese, gran lavoratore con accanto Alex Pochynok entrambi 28enni. Cucina materica, con la sostanza delle buone materie prime impiegate, tutte di prima qualità e costose. Si rischia quindi poco, ma non è del tutto banale: c’è cura per la presentazione, c’è la ricerca di qualche effetto, c’è anche una buona manipolazione di base anche se poi si scelgono spesso le soluzioni più facili, quelle che virano verso le note dolci. Comunque alla fine si esce soddisfatti ed infatti il successo non manca: nonostante l’alto numero dei coperti conviene prenotare con anticipo. Il piatto migliore? gli intriganti gnocchi di patata con liquirizia e provolone del Monaco.
Se ne parla molto e giustamente, la pizza di Francesco Martucci è veramente buona. Arriviamo presto per fortuna, così evitiamo la fila che si crea subito dopo e che si ingrossa di minuto in minuto. Dentro un ambiente un pò spoglio, ma tra qualche mese vedremo Francesco nel suo nuovo locale, dall’altra parte del vialone della Reggia, che si preannuncia grande e scintillante. Avvertenza: c’è un’altra pizzeria, stesso nome e nemmeno tanto distante, dove opera il fratello Sasà.
Aveva iniziato quasi in sordina riutilizzando ambienti ricavati nella vecchia abitazione di famiglia, poi man mano si è consolidato negli anni, non solo allargandosi alla bella terrazza superiore, ma soprattutto facendosi conoscere da una clientela sempre più vasta. Un bel cammino quello compiuto dal bravo Nando Salemme ed ora arrivano qui anche da lontano per godere il bel panorama, ma anche una cucina dai sapori autentici che fa della carne il suo punto di forza. Cotture a puntino nel bel forno e una carta di vini di tutto rispetto.
Magnolia del ViaVeneto Hotel
Quando la Michelin ha annunciato questa stella, la più parte del pubblico (tutta gente del mestiere) non conosceva neppure il ristorante, e pochissimi lo chef. Molti i dubbi che abbiamo in quell’occasione sentito. E invece dobbiamo dire che il posto vale e a noi piace per tanti motivi. In questi spazi per alcuni decenni Bruno Borghesi ha tenuta alta la ristorazione della Capitale e le buone maniere con il suo Sans Souci, tuttura secondo noi esempio mirabile di una ristorazione che ormai non c’è più. Oggi il ristorante è collegato alla struttura principale che si apre su via Veneto, ma conserva un ingresso separato e suggestivo. Dentro gli architetti hanno lavorato bene creando un motivo ad archi e specchi che allunga e rende suggestivo l’ambiente. L’unico difetto l’abbiamo rilevato in una fastidiosa musica (per tipologia e volume) che ci ha purtroppo accompagnato lungo la cena. La cucina a vista lascia vedere una giovane brigata muoversi con destrezza sotto lìocchio attento dello chef. Franco Madama è ancora giovane, ma già di notevole esperienza. L’ultima volta l’avevamo provato all’Inkiostro di Parma, poi è arrivato qui e in pochi mesi per l’appunto ha conquistato la stella. Con lui in cucina Alberto Esterini suo braccio destro e la giovane Kim Novak (si chiama proprio così) agli antipasti, mentre la sala è diretta dalla giovane Claudia Vannozzi con al suo fianco Robert Buga e Aires Da Silva. La cena ha avuto più alti che bassi e quindi alla fine siamo usciti soddisfatti. La cose che ci sono piaciute di più fanno parte della serie “piastrelle” (nome di nostra invenzione), presentate su piatti quadrati con grande attenzione estetica, ma dobbiamo dire erano piatti anche molto buoni, come ad esempio la composizione dei crudi, il “grano”, il risotto. il merluzzo carbonaro. Sulla media ma sempre apprezzabili dei paccheri alla amariciana ai quali mancava la spinta piccante e il controfiletto leggermente coperto e macerato dal troppo jus. Meno ci sono piaciuti il coniglio in crosta troppo morbida (ma il piatto era indubbiamente elegante) e l’insalata di vitello successiva. Buona la chiusura dolce, ma anche qui visto le giuste ambizioni del locale magari vorremmo qualcosa di più elaborato. In conclusione un locale di indubbio prestigio che su Via Veneto comunque mancava e che ci voleva. Speriamo non solo che continui ma che possa anche migliorare.
Achilli enoteca con alta cucina
Massimo Viglietti è chef atipico, non solo riferito a Roma. Sarebbe lo stesso in qualsiasi contesto. Se il padre quando iniziava a parlare non si fermava più (come ricorderanno i clienti del Palma di Alassio), Lui è ben difficile che dica più di due parole di fila. Schivo, ma non umile, poco appariscente fuori dalla cucina, ma non modesto. Ma alla fine quello che importa è il suo stile di cucina e qui dobbiamo solo complimentarci. Sembra in questo aver trovato la giusta collocazione in questa Enoteca famosa ad un passo dal Parlamento ed un ottimo rapporto con il suo titolare, Daniele Tagliaferri, profondo conoscitore di vini e di bollicine in particolare, ma anche attento a scegliere i collaboratori. Sintonia che si traduce in una serie di assaggi gradevoli, con forse meno lampi azzardati (ma che a volte facevano la differenza), ma anche meno cadute rovinose rispetto ai nostri ricordi. Tutto fila liscio, tutto è buono e piacevole con lode speciale all’ottimo pane (e focacce), e applauso alla patata affumicata al tabacco con pinoli e alici.
Sono attivissimi i fratelli Scotto che dirigono quest’azienda confinante con la Piscina Mirabilis di Bacoli. Con grande rispetto per le pratiche naturali, (con la sola nota negativa dei pali di cemento) producono falanghina e piedirosso (che provengono anche da un altro appezzamento sul lago Averno) e altri prodotti. A volte si può mangiare anche sotto il bell’agrumeto, altrimenti c’è una grande sala in mezzo ai campi che può accogliere anche dei gruppi. Da segnalare anche una piccola produzione di passito e di spumante (vinificato fuori azienda con metodo charmat).
Gigione spopola come crediamo nessuno in Italia. Ogni giorno la fila fuori si allunga sempre di più, e non c’è concorrenza che tenga con nessuno salvo che con se stesso: prima posizione su tripadvisor per la Macelleria- Hamburgheria di via Trieste (il locale madre) seconda posizione per l’Hamburgheria Braceria di via Roma (quella della quale ci occupiamo ora) e che si è aggiunta nel 2015. Da allora un successo continuo, con l’onda che arriva lontano, grazie ai numeri crescenti, ma anche grazie alla qualità che accompagna questi numeri. Dietro c’è una famiglia, la Cariulo, ben coesa: Luigi (detto Gigione, macellaio e capofamiglia con la moglie Antonietta) e con loro i 3 figli (Gennaro, Raffaele, Alberto) che si sono molto dati da fare con nuove idee e con una strategia ben precisa: prima allungare gli orari della macelleria con una nuova proposta da degustare su posto, poi con la creazione di questo nuovo locale. Una volta che siete dentro (non sarà facilissimo), lasciate fare a loro (prima parte del menù) o potete pure fare voi (componendo secondo i propri gusti ad esempio l’insalata di propria scelta dalla lista degli ingredienti allegata). Di fondo una carne ben frollata, una scelta di ottime materie prime, una passione per i vini e il bere miscelato che completeranno l’esperienza. Il tutto proposto a prezzi davvero competitivi che ovviamente sono ben apprezzati dal circondario. ed ora la clientela viene anche da lontano (e la fila si allunga di settimana in settimana).
Piccolissimo locale moderno, legno acciaio e tante buone etichette. Un minicucinino garantisce pochi piatti semplici senza tante pretese, ma chi viene qui è per un buon bicchiere di vino (venduto a prezzi onestissimi) per fare due chiacchiere rilassate. Buone materie prime (uno dei titolari è del mestiere), ambiente piacevole e servizio accogliente.
Pasquetta, gita fuori porta come vuole la tradizione, ma meglio in bicicletta. Hotel Alla Corte di Bassano del Grappa: non a caso ha vinto un premio speciale del Touring Club Italiano. Grazie all’impegno di Roberto Astuni, infaticabile titolare, è diventato un posto ricercatissimo per tutti i bikelovers d’Europa che qui troveranno oltre all’ospitalità una serie di gadgets, attrezzature, libri, percorsi suggeriti, bevande defatiganti al mattino ecc.. che fanno la differenza. Semplice e corretto, da prendere come esempio ed il prossimo investimento sarà nella ristorazione: come dire che ci torneremo.
