Tutti inneggiano allo chef, ma Alessandro Pipero sta qui a ricordarci come in un ristorante la figura di riferimento può tranquillamente essere in sala. Appartiene alla serie (non lunghissima purtroppo) di personaggi come Sirio Maccione, Lorenzo Viani, che ricevono e incantano la clientela che alla fine non si accorge nemmeno di chi sta in cucina.
Porzioni Cremona
Osteria di Monteverde a Roma
Eccoli qua, Fabio Tenderini e Roberto Campitelli, giovani, bravi, simpatici, si fanno ben volere e con loro questa Osteria che prende il nome dal quartiere. Il parcheggio è il problema più grosso, il resto scorre via senza problemi. Piatti espressi, semplici, di spunto romano con qualche divagazione, prezzi accettabilissimi, e risultato sufficiente rispetto al prezzo pagato e all’immagine povera da Osteria. Non sono ambiziosi, ma certo è che con qualche piccolo accorgimento, ad esempio adottando una “non carta” senza la suddivisione classica antipasti primi secondi dessert, fatta di poche proposte un tantino più messe a fuoco, il risultato potrebbe essere ancora migliore. Osteria di Monteverde.
30 anni di Quinzi e Gabrieli
30 anni fa nasceva questo locale che ha contribuito non poco al successo della cucina di pesce in città. Eleganza e buone maniere, pesce freschissimo e bollicine di qualità hanno accompagnato negli anni la crescente schiera di fedelissimi. All’inizio erano due amici, Alberto Quinzi e Enrico Gabrieli, originari di Amatrice, comune simbolo della ristorazione laziale, dove comunque (specie allora) il pesce era un perfetto sconosciuto.
Ecco la famiglia Malaguti, da oltre un secolo cinque generazioni hanno accolto i visitatori senza interruzione. e anche oggi dopo il terremoto, continuano a farlo, come la più parte delle trattorie della zona. Il modo migliore per aiutarli è di andarli a trovare. I ravioli sono sempre gli stessi, anzi ci sono sembrati perfino più buoni. Trattoria La Rosa a Sant’Agostino, vicino Ferrara. Foto di Federico Menetto, subito accorso in zona del terremoto.
Bella serata al palazzo della Confagricoltura a Roma, sarà per la bella auto che accoglieva all’ingresso, per il lambrusco che zampillava ovunque, per i prodotti profusi nei vari assaggi, ma il tempo è volato come raramente capita in queste serate ufficiali. Credo che il merito vada riconosciuto non solo ai prodotti ma anche alla delegazione modenese, affiatata e sempre pronta alla discussione, e ai padroni di casa che hanno messo a disposizione gli spazi migliori.
La sorpresa dell’anno? Beh, siamo all’inizio e ci sono ancora tanti mesi che speriamo saranno densi di novità interessanti. Certo è che questo Rolly ci ha colpito, per la piacevolezza della posizione, per i larghi spazi esterni, per la finezza del design interno, per la classe del titolare e per la bravura dello chef che per altro è attento e modesto e quindi potrà ancora crescere.
Fattoria La Torre a Montecarlo (LU), un posto veramente completo per posizione, accoglienza, ambiente. Ci sono le camere, c’è un buon ristorante con una buona enoteca, c’è una sala gradevole e un ampio giardino; hanno la vigna e l’orto e tanta voglia di fare da tanti anni.
Sul finire del secolo e inizio duemila in pochi anni Elisabetta Gnudi Angelini ha acquisito una serie di proprietà, questa, Borgo Scopeto, ha probabilmente richiesto il maggiore sforzo, per l’imponente ristrutturazione di quello che era (ed è tornato ad essere) uno dei villaggi medioevali più affascinanti del Chianti. Si vede all’orizzonte il profilo di Siena, ma nell’intorno è solo boschi, tanti, e qualche vigna.
