Curiosa la location, siamo su un’isola del grande fiume, un’ isola artificiale, in quanto prima grande penisola e poi è stato scavato l’ulteriore canale che ha separato questo lembo di terra dalla sponda. Anche il posto è grande, ci sono varie sale che si aprono una dopo l’altra, ma fuori dalle feste e dai banchetti si vive un’esperienza tranquilla e serena in una delle piccole salette. Cucina di territorio, popolare, ma curata nella ricerca degli ingredienti, gestita da tempo dalla stessa famiglia, i Cattivelli. Li abbiamo messi in copertina perchè i Cattivelli sono in realtà bravissime persone. Luca in sala racconta con passione l’enciclopedica ricchezza del circondario (è anche Presidente della Strada dei Sapori), mentre la cucina, tutta al femminile, ne coniuga il ricettario. Tutto secondo quanto ti aspetteresti da una buona trattoria di campagna (e che invece è poi raro trovare): c’è solidità, ricerca e coerenza, un pò di approssimazione (ma siamo pur sempre in una trattoria), un filo di leggerezza che invece non ti aspetti (e che è lodevole).
Porzioni Cremona
Classico, elegante, uno di quei ristoranti che fa bene a una città perchè il titolare, Claudio Mazzoni, è un vero professionista e accoglie la clientela nel modo che tutti dovrebbero fare: ogni cliente è importante e dev’essere trattato come un re. Intorno ai tavoli si ammira una collezione di oggetti e arredi da far invidia ad un museo di arte moderna e la cantina può soddisfare anche il palato fine. Venendo alla tavola la scelta è precisa: solo ingredienti di prima qualità e la moglie Alessandra in cucina cerca giudiziosamente di intervenire il meno posssibile. E in effetti piatti come la selezione di affettati misti e l’insalata tiepida di mare sono buonissimi. Claudio è anche un amico, lo conosciamo dai tempi del 5° chilometro (il suo precedente ristorante sopra la città) e ci farebbe piacere che questa scelta minimalista venisse però accompagnata da una maggiore precisione delle cotture (nei secondi) e soprattutto da una maggiore cura della presentazione dei piatti che la vorremmo possibilmente in linea con l’estetica , stupenda, dell’ambiente.
Per scoprire la civiltà della “bassa” ecco un ambiente d’eccezione, un antico castello che evoca fasti e cavalieri e infatti proprio dove erano i cavalli, nelle vecchie scuderie, ecco ricavate una serie di camere confortevoli e moderne. Un posto che nella bruma sottile si riempe di magia, esaltata dal bel parco dove spiccano alcune opere di arte moderna in forte contrasto con l’ambiente. Un posto ideale per percorrere i dintorni, magari in bicicletta, qui è tutto completamente piatto.
Laureato in geofisica, poi importatore di beni di lusso, infine cuoco. Diventato tale per una missione: dimostrare al mondo che si può fare alta cucina in Russia con i prodotti russi, che non sono solo vodka e caviale. Tra i primi 50Best, (oggi nei 100Best) con grande merito. La sequenza dei piatti provati è stata molto interessante e il livello sempre alto, a volte spettacolare. Piatti presentati con ritmo e con scioltezza, piatti che ci hanno raccontato una Russia diversa e inattesa, ma a ben pensarci era logico che un grande paese come questo abbia anche in cucina tanta potenzialità. Anatoly è anche una bella figura, appassionata ed elegante, ha anche il rispetto degli altri cuochi che in Lui riconoscono un precursore. Viene di tanto in tatno in Italia, che ama e che conosce bene, speriamo di riportarcelo anche noi.
Venti anni fa era partita da una scuola di cucina, e alla fine qui è tornata, il primo amore non si scorda mai. Gran festa a Roma per l’inaugurazione della Scuola di Cucina di Anna Moroni. Presente la “Prova del Cuoco”, quasi al completo, in una serata simpatica e vivace. Anna quando fa una cosa, ci mette determinazione ed energia, e porterà sicuramente al successoquesta sua nuova avventura.
Ultime immagini da Mosca, pochi giorni ma intensi. Si avverte l’economia in forte crescita. La gente che lavora è contenta e viene ben ripagata. Noi abbiamo il clima e il sole, ma siamo fermi, mentre il mondo cammina veloce. Cerchiamo di ripartire, e la cucina (con tutto quello che c’è intorno), può essere una delle carte vincenti.
Kavkazskaya Plennitsa a Mosca
La cucina moscovita non esiste, o almeno non appare. In compenso vanno molto le varie cucine regionali e tra queste la caucasica è tra le preferite. Questo bel ristorante su Prospect Myra è indubbiamente caratteristico, con un grande giardino che in estate deve essere stupendo, (ma il giorno della nostra visita pioveva a dirotto) e all’interno i vari ambienti sono arredati per ricostruire l’atmosfera tipica del villaggio georgiano di montagna. Olga Gulieva è la brava chef che sovraintende la sterminata offerta di cibo nei vari buffet e le cotture al forno e alla griglia. Alcune cose sono sicuramente gradevoli, e l’esperienza è nel complesso raccomandabile soprattutto per i piccoli gruppi che vogliono far festa e stare in allegria.
Non deve essere costato poco questo Noa e testimonia la ricerca di qualità anche nell’arredo che hanno talvolta i locali qui a Mosca. Un locale probabilmente nato come disco ristorante che da qualche tempo si è convertito più per gli eventi, mantenendo comunque una buona proposta di cucina gourmet. Qui opera Mirko Caldino, origini liguri mantenute in molte ricette e la sua cucina, tutta mare e orto, ha forte presa sulla clientela moscovita. Abbiamo trovato pure un personaggio di sala preparato e simpatico come Marco Ghiglione, peccato solo che il suo contratto è agli sgoccioli, ma lo ritroveremo sicuramente in qualche altro pregevole locale.
Il Lotte è un’emergente catena coreana di alberghi di gran lusso che si è legata per la ristorazione al nome del prestigioso chef francese. Sono numerosi in Asia, questo è il primo investimento in Europa. Per Tripadvisor l’albergo è al primo posto e il suo ristorante al secondo su migliaia di presenze a Mosca. E in effetti siamo in una bellissima struttura, confortevole, con spazi ampi e un centro benessere degno di nota. Bella, ampia e variegata è la prima colazione, la cantina offre un’ottima selezione di vini con larga presenza italiana. In cucina un giovanissimo allievo di Pierre Gagnaire: l’austriaco Johannes Nuding, solo 27 anni, alto e magro, rappresenta anche fisicamente, salvo l’età, l’eleganza e la bravura del grande chef. Il piccolo menù è esemplare, ben studiato, di grande precisione tecnica salvo forse qualche spunto di troppo nel finale dolce, ma qui in Russia sono i sapori che vanno per la maggiore. Di rilievo la bellissima composizione che ha come ingrediente di riferimento il petto di pollo, perfetto il servizio e prezzi comunque in linea con i ristoranti alla moda in città.
Uilliam, e non William. Fin dal nome Uilliam Lamberti riesce a distinguersi e a lasciare il segno. Ma non è solo il nome. Ci ha impressionato questo ragazzone un pò burbero che poi quando un pò si scioglie scopri che è stato da Marchesi Senderens e Pinchiorri, che ha girato mezzo mondo (e ancora continua a farlo), che ha messo in piedi un localino da 60 coperti un pò stretti che però cambiano in media 7 volte al giorno dalle 10 del mattino a tarda notte, che ha puntato tutto sulla cucina (Molteni al centro del locale) dove i cuochi cucinano praticamente fianco a fianco ai clienti, che è forse il più conosciuto chef di Mosca per una clientela giovane ed entusiasta. Una macchina da guerra, un professionista attento alle nuove tendenze in giro per il mondo, che conosce Manhattan come Mosca: peccato solo che forse ha un pò dimenticato l’Italia.
