Tre strutture adiacenti: la Locanda, la Cantina, la Distilleria. La quarta, l’agriturismo, è invece a cinque chilometri. Siamo a Montù Beccaria nella storica cantina che visitiamo accompagnati dai due titolari, a più livelli con la sorpresa delle grandi e antiche botti ora adibite ad altri usi. E poi ecco il ristorante dove ovviamente assaggiamo i vini prodotti proprio sotto il locale e i piatti di Franco Casella che con Luisa gestisce da anni la Locanda. Franco è un’altra scoperta, un vero appassionato del buon cibo e soprattutto dei buoni prodotti che seleziona cercando il meglio delle valli intorno e non solo, infatti si spinge spesso in Piemonte. E’ autodidatta e la sua cucina è approssimata ma di commovente intensità, spontanea e portata al tavolo per la gioia di condividere la bontà del prodotto. Personaggi che è un vero piacere incontrare e che ti riconciliano con la fatica dei chilometri percorsi.
Porzioni Cremona
Un alltro locale di Giancarlo Perbellini a Verona! Inesauribile, anche nelle idee, infatti non si copia mai. Ecco un locale che punta a coprire l’arco della giornata con proposte semplici, leggere, minimali (ma non troppo, infatti non basta un solo boccone, ma ne occorrono parecchi). L’arredo è accattivante e suggestivo con la cadua al centro dei salumi appesi. Sopra un pò più intimo e “serale”, sotto più illuminato e di compagnia. Con tre tapas e un bicchiere di birra ci si sfama e anche bene e siamo sotto i 20 euro. Bravo Giancarlo!; e in sala Luca Fasolin e in cucina il giovane e bravo Federico Zonta.
L’albergo è storico, da sempre un punto di riferimento per la città. Ci hanno invitato per il lancio di una serie di serate musicali, e dobbiamo dire che confortati dalla buona musica, in un ambiente fascinoso, la cucina di Sergio Maggio non ha deluso: una via di mezzo tra il classico che la struttura richiede, e un pò di innovazione che ravviva il palato. Serviti a puntino, una serie di assaggi con in testa una buona lingua nell’insolito abbinamento con il gambero e il maiale.
Vediamo con piacere crescere intorno casa nostra la qualità dell’offerta enogastronomica. Con curiosità ci affacciamo a questo piccolissimo e attraente locale che è sicuramente curato e originale. Un pò limitata l’0fferta, due tipi di pane, qualche lievito e poco altro. Ma noi siamo dell’opinione che è meglio poco purchè fatto bene, invece restiamo un pò delusi da un croissant ben poco “croustillant” e da un pane bianco fatto (ci dicono) con il lievito madre, ma assolutamente privo di acidità e complessivamente di poco sapore.
Grandi Champagne! un libro fatto apposta per sognare e ci ritroviamo alla libreria del Settembrini per brindare alla nuova edizione. C’è dietro il palato fine di Alberto Lupetti, ma anche quello di altri colleghi come Boccoli, Scorsone ecc.. Un libro che si legge con piacere, elegante, per una cerchia ristretta di sognatori e intenditori. Un pò sottotono invece la presentazione.
Davide Zunino all’Hotel de Paris
Che fosse bravo già lo sapevamo, ma è indubbio che Davide Zunino ci ha ancora sorpreso con una cucina moderna e scintillante che con disinvoltura affronta il pesce o la carne ricamando intorno una serie di sfumature e contrasti che amplificano o correggono il sapore primario con rimandi (soprattutto acidi) degni di nota utilizzando spesso gelati e granite a volte perfino in contemporanea senza per questo dare fastidio. C’è abilità tecnica, ma anche misura intelligente che ci sembra spontanea, e quindi dovuta alla naturale abilità di assaggiare dello chef che trova puntuale riscontro nell’esecuzione dei piatti. Fulminante il gazpacho al cavolo viola, effervescente la tartare di carne con gelato al wasabi, delicato il gambero crudo con puntarelle, succulento il foie gras spadellato come anche il risotto (questo stranamente poco contrastato), di classe il sottofiletto di carne piemontese. Unica caduta del difficile percorso: le tagliatelle al nero troppo dolciastre. Davide Zunino è aiutato da un bravo secondo, ma la brigata è esile, anche in sala, come da migliorare è anche la carta dei vini. Ma lasciategli fare un menù libero e non ve ne pentirete, quando Lui è in forma assaggerete la cucina forse più intrigante di tutta la Regione.
Armando al Pantheon, nuova veste
Cambia pelle e si rinnova il locale, ma senza perdere la connotazione: un’impresa che non sempre riesce e invece per fortuna è riuscita ad Armando al Pantheon. Una trattoria che rimane tale, il successo ne amplifica la fama, ma non ne cambia l’impostazione, i piatti sono sempre quelli, l’atmosfera è la stessa e Claudio Gargioli come e più di prima se possibile ha voglia di continuare la bella storia di questa famiglia romana della ristorazione.
Giovane in tutti i sensi, per età anagrafica dei titolari e di chi ci lavora dentro, perchè è aperto da poche settimane e per la giovane clientela che arriva. Ed è pure interessante grazie alla scelta di adoperare materia prima di qualità e alla bravura dei giovanissimi cuochi che operano nella cucina piccola ma ben attrezzata. Poche ricette, ma sono buone sensate e con un prezzo competitivo. Locali come questo sono importanti perchè attraggono una clientela giovane e la preparano ad esperienze più importanti.
Speriamo che duri, e che sia la volta buona. Dopo la parentesi di Barbaglini, ecco un altro chef, poco noto ma bravissimo, tentare di riportare ai livelli di un tempo questo storico locale. Silvio Salmoiraghi ha tutte le carte in regola per farlo. E’ della stessa leva di Enrico Crippa e Paolo Lopriore (a quest’ultimo è particolarmente legato), ha nel cuore e nel bagaglio tecnico la maestria di Pietro Leeman e Luciano Tona, come dire due tra i più grandi e intelligenti e innovativi chef che la nostra ristorazione abbia mai avuto. Ha preferito finora quasi nascondersi nel suo “Acquerello” celato nel borgo natio, ed ora tenta (finalmente) la carta importante in questo locale dove sicuramente avrà grossa visibilità. Ha appena iniziato, ma il suo menù è già di quelli che lasciano il segno: una serie di piatti dove è difficile trovare un errore, dove la pulizia è massima, dove si ammira la precisione e la tecnica, ma dove anche non si dimentica il gusto e il piacere del commensale. Segnatevi il posto e prenotate con tranquillità, ne vale la pena.
Degli amici ci portano in questo nuovo ristorante dove probabilmente non saremmo mai entrati e che invece, ci accorgiamo, ha molto successo: piace l’ambiente e piace la formula, che snocciola giganteschi piatti che portano in tavola cumuli di mozzarella di bufala o carne secondo le esigenze e preferenze. Fila per entrare nonostante che, giustamente, questi prodotti costano ed il conto ne risente mantenendosi comunque competitivo. Ma piace l’ambientazione e forse anche l’abbondanza, e comunque anche a noi sembra che il tutto giri bene per essere da poco aperto, con qualche riserva sulla carne un pò dura (ma ci dicono frollata di 90gg! sarebbe quasi un record)
