Dal piccolo albergo di famiglia è nata la vecchia Tavernetta e poi il nuovo albergo San Lorenzo comodo essenziale confortevole. Gli manca solo la Spa che presto arriverà, ma intanto ci godiamo la vista sul pianoro con le podoliche che passeggiano libere, e i grandi prodotti che Pietro Lecce (che con la moglie Denise guida la struttura) ha selezionato negli anni. Formaggi, salumi, carni eccelse di podolica e maialino nero valgono da soli il viaggio. In cucina è il giovane figlio Emanuele che cresce con sicurezza e misura sotto gli occhi dei due bravi e sempre presenti genitori. Il piatto migliore? il maialino nero lardellato, meno riusciti i ravioloni un pò troppo dominati dalla farcia.
Porzioni Cremona
Il paese è piccolo e ben posizionato con vista sulla vallata con un centro storico fatto di viuzze ad incastro che ricordano l’antica dominazione araba. In una di queste si apre questa piacevole e curata osteria, elegante nella sua semplicità come la coppia dei due titolari Gennaro in cucina e Rossana in sala. Lui ha avuto come maestri a Bologna Marcello Leoni, Nico Costa e soprattutto il grande pasticciere Gino Fabbri della Caramella che gli ha lasciato l’amore per i dessert. Dolci che sono in effetti la specialità ed offrono il ricordo migliore di una cena dove anche gli altri piatti, quelli salati, sfumano nelle sensazioni dolci.
DOpo Firenze e Capri apre il terzo gioiello di una piccola catena dell’ospitalità: JK Place Roma. Stesso stile (quello caldo e pieno di coccole tipico di Bonan) spazi più ampi, 30 camere e in futuro anche una bella Spa al piano di sotto, posizione centrale, siamo infatti nel cuore della Capitale a Fontanella Borghese. C’è anche un ristorante e crediamo che, per l’accoglienza e l’arredo, trovi pochi concorrenti anche in una piazza affollata come Roma. Accolti da Sabrina Zadro, ritroviamo in cucina Antonio Marcucci (ex Palazzetto a piazza di Spagna) per goderci una sera l’angolo gourmand più sciccoso della Capitale.
Non ci veniamo spesso in questo famoso locale, un pò per il prezzo ragguardevole, e perchè è frequentato da troppi Vip e personalità di passaggio nella Capitale. Dobbiamo comunque riconoscere che non gli mancano i pregi: la spettacolare e varia mostra di pesce freschissimo che si può anche acquistare, il servizio cortese e svelto, la spettacolare cantina (oltre 1600 etichette, moltissime prestigiose, alcune vere chicche in assoluto, una serie di champagne da sballo). L’ambiente è lungo e un pò angusto, la saletta parallela più ordinata e tranquilla, il giardino in fondo ideale nel perioso estivo. Quanto alla cucina è di “buona maniera”, notevole nella sua offerta di crudità che dà modo alla fantastica materia prima di esprimersi al meglio, più ordinaria e un pò datata nel cucinato dove si indulge in qualche condimento di troppo. Il piatto migliore? i tagliolini, ma anche buonissimi gli scampi e i gamberi con dei deliziosi pomodirini rossi e verdi. La buona novella è che Assunta Madre si raddoppia a Londra, al prestigioso address di New Bond Street in un locale di oltre 100 coperti con un arrivo giornaliero di pesce del mar Tirreno. Piacerà agli inglesi? speriamo di sì, sarebbe un successo importante per la nostra cucina.
Una nuova Osteria romana dove si spendono veramente pochi euro per un mangiare semplice ma più che corretto: trippa e polpette, cacio e pepe e spaghetti broccoli e pecorino, salumi e formaggi laziali e ottime anche la ciambelline al vino fatte in casa. Ai fornelli Luca Ogliotti, che si divide tra qui e il Teatro Eventi della Città del Gusto. Nota: il titolo è corretto, con l’apostrofo dopo la “o”, come quello dell’O-steria.
Non passa inosservato il locale e soprattutto lo chef. Misha Sukyas, nato a Milano da papà armeno (e madre italiana), ha viaggiato per ben 12 anni soprattutto nel nord Europa tra Belgio e Olanda, lavorando a fianco di Antonello Tagliabue (in UK) , di Mark Philipard e soprattutto Moshik Roth (chef d’Israele, ma da anni ad Amsterdam con due stelle michelin). Da poco è rientrato in Italia per questa nuova avventura con un gruppo di amici (che lavorano anche loro, ma in sala): Paolo Milesi e Massimiliano Graziani. La sua cucina risente ancora l’impronta mitteleuropea, non lesina sapori e calorie, ma offre anche spunti interessanti e di ampio spessore gustativo. I piatti migliori: le caramelle di gelatina di arancia ripiene di bavarese di cervo, il filetto di maiale alla crema di mais di antica succulenza. Confusi e pesanti i conchiglioni ripieni e un pò troppo ingenuo e rozzo il dessert.
Un’esperienza eclettica quella di Brendan Becht, dal Connaught di Londra al Fauchon di Pierre Hermè per arrivare in Italia al Gualtiero Marchesi quando era a Milano. E Gualtiero si fida tanto delle sue capacità che lo invia in Giappone per aprire un ristorante dove scopre la cultura e la cucina giapponese. Ora, dopo alcuni anni, ritorna a Milano per aprire un locale che punta tutto sul “ramen”, sul piatto più comune della cucina giapponese che tutto sommato è poco conosciuto in Italia, sovrastato dalla fama del tempura, del sushi, del sashimi ecc… Ottimi “ramen” li propone poco distante Osaka, un altro buon locale di Milano, ma certo è che nessuno aveva finora puntato tutto su questa tipologia. Anche qui comunque non c’è solo ramen, e infatti ci vengono serviti dei buoni ravioli alla piastra (yaki-gyoza) e uno spiedino di cosce di pollo e porri (yaki-tori) per finalmente arrivare al ramen, un piatto che si poggia su tre elementi: il brodo (di varia intensit a scelta), gli spaghetti freschi fatti al momento e sottili, le verdure pesce e carne aggiunte in guarnizione. Ambiente pulito e gradevolissimo, prezzi popolari (soprattutto per la cucina giapponese).
Due giovani che si mettono in campo. Lui, Valerio, viene da Sadler e si muove già bene in sala, l’altro, Marco, ha alle spalle l’importante esperienza delle Calandre, e un lungo soggiorno al Cristallo di Cortina. Qui l’avevamo conosciuto, e avevamo provato una cucina un pò sopra le righe e confusa che non riusciva a trovare la sua identità, ora a Milano ci sembra migliorato con dei piatti più lineari ed equilibrati, ma c’è comunque ancora da fare. Buono anche in autunno lo spaghetto tiepido (quasi freddo) alle ostriche, meglio del millefoglie e della tagliata da registrare negli equilibri dei vari ingredienti. Comunque sono giovani, hanno coraggio a mettersi in gioco, seguiamoli con simpatia!
Gran successo per questa nuova pizzeria di via Solferino, e il perchè si spiega nell’ambiente giovanile e accattivante, nel servizio spedito e soprattutto nell’ottima pizza. Simone Lombardi, esperienza da Padoan, è giovane,32 anni, e molto bravo. Gli è sfuggita la vittoria a Emergente Pizza a Pavia, ma il talento ce lo conferma con questa focaccia al vitello tonnato che vale la sosta.
Fervono le aperture a Milano, non solo nella fascia dei bistrot ma anche in quella dei locali di più ambiziosa ristorazione. Ha appena aperto Daniel, in apertura Berton e Torretta, e aprono nuovi alberghi. Qui a Palazzo Parigi fa consulenza Carlo Cracco: bella la sala del ristorante, luminosa a con soffitti alti, decoro classico e nobile, tavoli distanziati, curioso collegamento alla cucina con un passaggio tutto cristalli e specchi. La carta dei vini viaggia sul sicuro dei nomi che tutti conoscono a memoria, il personale è invece giovane e fresco. La cucina ci ha lasciato un buon ricordo con una serie di piatti interessanti e vari dove le note migliori ci arrivano da quelli più intriganti e difficili. Pensiamo ad esempio alla bella serie di appetizer, dalle cozze al caviar tonic (eccellente), dal kumquat acceso nei contrasti al piatto migliore: il “fritto crudo” che offre una nuova sponda allo scontato tema del pesce crudo. Meno interessante abiamo trovato la linea più classica con un risotto stancante e poco contrastato e delle animelle un pò scontate e spente. Di buona fattura e misurata eleganza i dessert finali.
