Un locale moderno e fresco in una viuzza che sembra diventare sempre più il centro della “movida” catanese. Specialità le “cocotte”, multicolori e piacevoli, contenitori allegri per ricette spensierate di carne e di pesce. Stasera chef ospite è Carlo Sichel, uno chef che ha fatto un pò la storia della ristorazione di città, tutti noi golosi rimpiangiamo il suo “Carato”, ma ora, dopo fasi alterne, pare che Carlo riapra a breve qualcosa di nuovo. Nell’attesa godiamoci le sue cocotte offerte da un team brillante e giovanissimo.
Porzioni Cremona
L’avevamo conosciuto tanti anni fa all’Uliveto, un bello e grande ristorante poco distante, e ora ritroviamo Giovanni Perni in questo più intimo Angolo, un localino colmo di oggetti e ricordi, che rendono l’atmosfera antica e polverosa, ma in realtà ila sala è pulitissima come la cucina. Giovanni si distingue per la sua passione e competenza nella selezione dei prodotti (di ogni provenienza non solo siciliani). I piatti sono rimasti quelli di un tempo, non si sono aggiornati e per molti questo è merito. Noi però preferiremmo non veder disperso nell’esagerato intingolo la qualità della materia prima selezionata con tanta cura.
Poche cose sono coinvolgenti come un vulcano attivo, e visitiamo l’Etna proprio quando è in un momento di attività con la cenere che cade e l’eruzione che specie di notte fa spettacolo e paura. Il bellissimo tempo agevola l’escursione a Passopisciaro, a quota 600 metri dove ci sono alcune cantine tra le più famose a cominciare da Pass0pisciaro di Andrea Franchetti che dodici anni fa ha dato il via alla riscoperta dei vini dell’Etna. Qui si faceva vino da secoli, me nessuno sapeva quanto poteva essere buono. Oggi il nerello mascalese è tra i vitigni più apprezzati del mondo, ma per apprezzarlo ancora di più è bene venire quassù per capire dove e come viene coltivato. Siamo in una delle cantina di Planeta, piccole gemme che impreziosiscono la Sicilia del vino, e questa colpisce per la sua emblematica semplicità, un piccolo monolite che ricorda la lava quasi fosse Odissea 2000. Lascia il segno nel cuore come il vecchio palmento ristrutturato dove ci godiamo la freschezza del carricante e la bontà del nerello.
La famiglia faceva il vino nel centro dell’isola ben lontano dall’Etna, ma Alberto Aiello fulminato sulla strada del barolo dal nebbiolo, dieci anni fa quando l’Etna ancora era per quasi tutti solo un vulcano, decise di seguire la strada intrapresa da Franchetti e Marc De Grazia, vendere tutto e acquistare questo vecchio e grande palmento a Passopisciaro dove ricominciare da zero a produrre il vino. E che vino! Un ottimo nerello che da buono che era è diventato ottimo nelle ultime annate con i suoi ormai famosi quota 600 e quota 1000 che ora cambieranno il nome e prenderanno quello del cru.
E’ una bellissima e piacevole struttura nel centro storico di questo borgo etneo. Arredata con stile, offre ottimo confort ed è una base ideale per le escursioni sull’Etna. I due fratelli titolari sono gentili e premurosi, Vi consiglieranno al meglio sulle possibili escursioni. Si mangia anche bene e lo chef Giovanni Santoro propone una cucina elegante e moderna, ricca di sapori, alla quale manca solo un pò di sicurezza e spessore. I piatti migliori? gli antipasti, mentre meno convincenti ci sono sembrati i ravioloni dalla sfoglia eterea e la porchetta non croccante.
Sulle pendici dell’Etna un resort nuovo, che nasce da zero, da un uliveto. Però pur senza la storia alle spalle, la struttura è da segnalare, fatta senza risparmi con grande cura anche nei dettagli (come ad esempio i divertenti lavandini dei bagni). Congressi, Spa, ricevimenti e tant’altro, il ristorante c’è , ma è ovviamente tarato per il banqueting.
Nato come baracchino a mare per fare panini, si è man mano ingrandito e oggi questo ristorantino si distingue per la cucina di mare gioiosa e fin troppo decorativa che Antonio Battaglia, chef estroso e autodidatta, riesce a produrre in un cucinino grande quanto un tavolo. Cucina che trova allenamento sicuro nei tanti banchetti di buon livello che vengono proposti nella vicina e bella Villa Chiringuito sempre affacciata sullo stretto. Per chi ha voglia di mare, un indirizzo che ripaga gola e vista.
Pietro Lecce è un padre bravo ma anche fortunato. Il figlio Emanuele si muove con disinvoltura nella cucina della Tavernetta a Camigliatello, mentre il figlio più grande, Biagio, diversifica e apre con il gruppo Ferrocinto Campoverde questa bella enoteca moderna alla periferia di Cosenza. a Rende. Divisa in due spazi, area bottega di prodotti freschi e specialità alimentari e area enoteca con cantinetta e bistrot. Una formula veloce che permette una sosta di qualità in un ambiente contemporaneo curato e attraente ad un prezzo competitivo.
Torniamo dopo qualche tempo per trovare un Vitantonio Lombardo più maturo e sicuro e anche più contento grazie alla stupenda figlia che gli è nata. Ed è un vero piacere in un posto così discosto dalle normali rotte trovare una tavola come questa: semplicità e pulizia nell’arredo, servizio appropriato del giovanissimo Donato, cucina altrettanto giovane ed allegra. I piatti scorrono veloci raccontando le delizie del territorio, lo straordinario agnello, la bontà dell’orto e dei formaggi della zona che entrano in ogni ricetta. Qualche variazione di troppo, ma la mano dello chef è sicura e con poche sbavature. I piatti da ricordare: la buona zuppa di fagioli, l’ottimo timballo di ziti (manca solo il passaggio al grill), il profondo agnello. Meno ci sono piaciuti i ravioli e da migliorare sicuramente i dessert finali.
