Bella la conca che ospita questa tenuta, che intorno alla struttura ospitale offre un ambiente integro e in piena attività agricola. Dalla stalla con gli animale che presto troverà definitiva sistemazione, alle serre già evolute e ben organizzate con uno schema di impianti a ciclo. Il tutto servirà a fornire alla ristorazione i giusti ingredienti.
Porzioni Cremona
C’era una vecchia trattoria e ora c’è questo nuovo bistrò moderno e giovanile sia per lo stile eclettico, che per l’età di chi lo anima. Alla guida appunto tre ragazzi, uno, Rocco Parisi, nato nell’ambiente e infatti i prodotti in larga parte vengono dall’azienda di famiglia (uova, formaggi, salumi) e anche il celebre forno. Fuori la struttura è ancora da sistemare, e quindi non è particolarmente gradevole (ma è funzionale con un comodo parcheggio), dentro l’ambiente è stimolante, i vini non mancano (oltre a quelli celebri del luogo anche divagazioni curiose, in Germania ed Ungheria ad esempio). Da mangiare cose veloci, ma fatte espresso a prezzi convenienti.
Non sappiamo da quanti anni c’è, ma devono essere tanti. E crediamo invece che i cambiamenti siano stati pochi. Alle pareti le memorie delle generazioni, in sala scorrono i carrelli: quelli degli antipasti, il carello delle verdure, quello tradizionale dei bolliti e ci sono pure il carrello dei dessert e quello della frutta. Solo i primi arrivano espressi dalla cucina, tortelli e ravioli, c’è anche il tris per gustarne più di uno. Cucina conviviale e corroborante, che non amiamo molto ma che non deve sparire quando è ben presentata e rispettata come in questo caso.
Quasi un secolo di vita per questo ristorante che un tempo era in centro e poi, da tanti anni, è qui più spostato verso ovest. I Cocchi hanno avuto per anni anche la gestione dell’Angiol d’Or, altro celebre ristorante di Parma, insomma hanno fatto e rappresentato la tradizione qui in città. Loro e la Filoma (ora non c’è più) mi hanno fatto conoscere gli anolini, e tante altre ricette di questa grande cucina. Stavolta, con un gruppo di amici, siamo finiti in cantina, ed è stata un’altra carrellata di sapori pieni, quelli che la gente vuole, ed infatti tutti erano alla fine poi contenti di questa cucina semplice appagante (forse un pò troppo condita).
E brava Carla Icardi (e i suoi collaboratori) ad aver raccolto tante star del mondo del dolce. Da tutto il mondo a Milano, nel funzionale e piacevolissimo Magna Pars Hotel (&Convegni), due giornate piene di eventi e incontri. Queste alcune immagini di ieri, oggi continua.
Meditaggiasca, a cena da Ivan
Trattoria Toscana a Budapest
Siamo a Budapest per il Bocuse d’Or e casualmente il nostro appartamento è a dieci metri da questa piacevole trattoria dove ritroviamo Mario Palermo sous chef a suo tempo di Gionata Rossi (Ossi di Seppia a Firenze). E’ qui da tre anni, lavora tanto e si è magnificamente ambientato in questa accogliente e bella città. Dobbiamo aspettare per trovare un tavolo, assaggiamo una buona pizza (sottile) e con Lorenza ci prendiamo due “insalatone” , ma l’offerta è ampia sia di pesce che di carne.
Nel predominante degrado del circondario (e pensare che siamo in una delle località più belle e visitate del mondo) spicca la tranquillità rassicurante di questo locale. Il servizio formale viene ravvivato dalla gentilezza di Laila che accoglie, spesso poi completata dalla presenza del marito e chef Paolo Gramaglia anche lui volentieri in sala. Paolo è un entusiasta, praticamente autodidatta, supplisce con grande passione alla carenza dei fondamentali che poi , specie in questi ultimi anni, ha cercato di colmare. E di sicuro rispetto all’ultima volta l’abbiamo trovato migliorato, soprattutto se pensiamo al piatto più tradizionale, un buon baccalà fatto senza particolari effetti, ma pienamente rispondente a quello che tante volte vorremmo trovare, e all’elegante e innovativa cerchia di farro in apertura. Nel resto del percorso affiora qualche cottura di troppo (l’astice e la cernia) e soprattutto una propensione al barocchismo che andrebbe tenuta a guardia. C’è creatività anche nei dessert, che sono gustosi, ma che andrebbero pure loro snelliti in finezza.
Un piacevole ristorante famigliare curato, che trova nell’ultima generazione una nuova spinta. Marco Di Vico è giovane ed appassionato, ma ovviamente si deve ancora fare e speriamo lo faccia per incrementare con qualche buona esperienza la sua formazione. Meglio i due antipasti dei primi, ridondanti di sapore, ma è la Tinaia merita la segnalazione, in una zona un pò povera, un locale dove le buone maniere sono assicurate. Con Marco mamma Lesidia (che nome!) e zia Tiziana, più altri govanissimi aiuti in cucina.
Anche in provincia arriva ormai da tempo l’onda della pizza gourmet. Poco dopo Caiazzo, altra capitale della pizza, eccoci ad Alvignano, sul corso, dove c’è questa pizzeria con poche ambizioni. Dentro due fratelli si danno da fare, soprattutto Pasqualino alla pala che sforna pizze ben fatte, con prodotti scelti tra i migliori dei dintorni. L’ambiente lascia un pò a desiderare, molto semplice, ma pulito, il menù oltre la pizza dà poche alternative, ma il pacchero fritto è arguto.
