Il ristorante è molto popolare e famoso. Secondo molti è uno dei pochi rimasti “intatti”, un quadro di come erano i ristoranti nell’Ungheria comunista. Prezzi molto convenienti, aperto solo a pranzo dalle 12 alle 15 con i tavoli che girano varie volte per smaltire la fila delle persone che qui vengono a mangiare.
Ristorazione&Ospitalità
Molto conosciuto e caratteristico questo pub che è proprio di fronte al mercato coperto. Luci soffuse, soffitto basso e soprattutto pieno al completo di fogliettini appesi, mentre sul pavimento c’è la paglia e uno strato di bucce di noccioline americane che la gente sgranocchia incessantemente. Porzioni gigantesche, prezzi convenienti….morale, è sempre pieno.
Esdra occupa uno spazio di rilievo nella storia dell’Antica Giudea, ed è anche Santo per la religione cattolica. Al suo nome è dedicata la Contrada e questa bella tenuta. Poche camere confortevoli, un bel centro benessere, una elegante piscina e un ampio prato relax completano l’accoglienza alla quale poi si aggiunge la tenuta vera e propria della quale parliamo in altro post. Erika, in rappresentanza della proprietà, accoglie con un sorriso e in cucina è Francesco Palombo, giovane, ma ben impostato nonostante le poche importanti esperienze alle spalle, e questo significa solo che ha predisposizione e che sarebbe un peccato che non investisse ancora un poco per far crescere il suo bagaglio tecnico. Il cestino di pane è già al top, il resto scorre piacevolmente con il risotto che merita la lode, mentre l’altro primo risulta troppo stratificato. Ma l’altra cosa di rilievo è la produzione interna dell’Azienda che al nostro arrivo non era ancora entrata a regime e che verosimilmente darà ulteriore slancio e caratterizzazione alla linea di cucina.
Bella la conca che ospita questa tenuta, che intorno alla struttura ospitale offre un ambiente integro e in piena attività agricola. Dalla stalla con gli animale che presto troverà definitiva sistemazione, alle serre già evolute e ben organizzate con uno schema di impianti a ciclo. Il tutto servirà a fornire alla ristorazione i giusti ingredienti.
C’era una vecchia trattoria e ora c’è questo nuovo bistrò moderno e giovanile sia per lo stile eclettico, che per l’età di chi lo anima. Alla guida appunto tre ragazzi, uno, Rocco Parisi, nato nell’ambiente e infatti i prodotti in larga parte vengono dall’azienda di famiglia (uova, formaggi, salumi) e anche il celebre forno. Fuori la struttura è ancora da sistemare, e quindi non è particolarmente gradevole (ma è funzionale con un comodo parcheggio), dentro l’ambiente è stimolante, i vini non mancano (oltre a quelli celebri del luogo anche divagazioni curiose, in Germania ed Ungheria ad esempio). Da mangiare cose veloci, ma fatte espresso a prezzi convenienti.
Non sappiamo da quanti anni c’è, ma devono essere tanti. E crediamo invece che i cambiamenti siano stati pochi. Alle pareti le memorie delle generazioni, in sala scorrono i carrelli: quelli degli antipasti, il carello delle verdure, quello tradizionale dei bolliti e ci sono pure il carrello dei dessert e quello della frutta. Solo i primi arrivano espressi dalla cucina, tortelli e ravioli, c’è anche il tris per gustarne più di uno. Cucina conviviale e corroborante, che non amiamo molto ma che non deve sparire quando è ben presentata e rispettata come in questo caso.
Quasi un secolo di vita per questo ristorante che un tempo era in centro e poi, da tanti anni, è qui più spostato verso ovest. I Cocchi hanno avuto per anni anche la gestione dell’Angiol d’Or, altro celebre ristorante di Parma, insomma hanno fatto e rappresentato la tradizione qui in città. Loro e la Filoma (ora non c’è più) mi hanno fatto conoscere gli anolini, e tante altre ricette di questa grande cucina. Stavolta, con un gruppo di amici, siamo finiti in cantina, ed è stata un’altra carrellata di sapori pieni, quelli che la gente vuole, ed infatti tutti erano alla fine poi contenti di questa cucina semplice appagante (forse un pò troppo condita).
Meditaggiasca, a cena da Ivan
Trattoria Toscana a Budapest
Siamo a Budapest per il Bocuse d’Or e casualmente il nostro appartamento è a dieci metri da questa piacevole trattoria dove ritroviamo Mario Palermo sous chef a suo tempo di Gionata Rossi (Ossi di Seppia a Firenze). E’ qui da tre anni, lavora tanto e si è magnificamente ambientato in questa accogliente e bella città. Dobbiamo aspettare per trovare un tavolo, assaggiamo una buona pizza (sottile) e con Lorenza ci prendiamo due “insalatone” , ma l’offerta è ampia sia di pesce che di carne.
Nel predominante degrado del circondario (e pensare che siamo in una delle località più belle e visitate del mondo) spicca la tranquillità rassicurante di questo locale. Il servizio formale viene ravvivato dalla gentilezza di Laila che accoglie, spesso poi completata dalla presenza del marito e chef Paolo Gramaglia anche lui volentieri in sala. Paolo è un entusiasta, praticamente autodidatta, supplisce con grande passione alla carenza dei fondamentali che poi , specie in questi ultimi anni, ha cercato di colmare. E di sicuro rispetto all’ultima volta l’abbiamo trovato migliorato, soprattutto se pensiamo al piatto più tradizionale, un buon baccalà fatto senza particolari effetti, ma pienamente rispondente a quello che tante volte vorremmo trovare, e all’elegante e innovativa cerchia di farro in apertura. Nel resto del percorso affiora qualche cottura di troppo (l’astice e la cernia) e soprattutto una propensione al barocchismo che andrebbe tenuta a guardia. C’è creatività anche nei dessert, che sono gustosi, ma che andrebbero pure loro snelliti in finezza.
