Tra i più ingiustamente penalizzati dal coronavirus di certo sono i ristoranti cinesi. Ci è parso quindi giusto andarci per, nel nostro piccolo, (non siamo di certo il Presidente Mattarella al quale va il nostro applauso), testimoniare la vicinanza di noi italiani. Specie a chi fa un grande lavoro di valorizzazione come la famiglia Zhang con questo Bon Wei (buon gusto) che è sicuramente tra i più eleganti ristoranti etnici d’Italia. Ambiente, accoglienza e buone maniere sono di qualità avvolgente, una carta di vini corretta è a disposizione per chi non vuole il tè, un menù molto articolato offre una panoramica dei vari generi di cucina cinese presentati spesso in modo evoluto e non classico. Siamo stati coccolati con vari assaggi tra i quali doveroso citare i vari dimsum e il buonissimo riso venere. Menzione particolare al leggero bello e fine dessert dedicato all’anno del Topo.
Ristorazione&Ospitalità
Il ristorante fa parte di un progetto di ampio respiro (Tenuta Relais Centro Benessere e Convegni) in dirittura di arrivo. Esiste da un paio di anni, ma da poco è arrivato Vincenzo Martella già conosciuto e bene in Toscana. Qui trova forse una maggiore libertà e ce lo dimostra con una cena di ottima fattura pur essendo ancora in rodaggio. Lui è uno chef che quando trova il prodotto giusto non lo molla più, e l’esempio migliore ce lo da con la pecora, alla quale dobbiamo due ottime ricette (la tartare e i cappelletti). Ma anche con la triglia e il maialino non scherza, mentre sono sempre golosi ma pesanti sia il risotto che l’omaggio al sud (con fave e lampascioni). Si cede nel finale con due dessert un po’ deboli, riscattati però da una buona piccola pasticceria. In cucina è aiutato da Tobia Ammannati, mentre in sala è Francesco Dell’Aiuto. Ma le persone più importanti sono i due titolari, Rudi (dietro le quinte) e Paola (in sala) Reni, che guidano, coordinano e controllano da vicino, giustamente, tutte le attività.
Un nuovo bistrot piacevole e funzionale. Pizza e pasta, pane e dolci (le tre farine), tutte viene fatto in casa e con garbo, c’è anche la pizza gluten free. Il valore aggiunto è anche l’ambiente: il bel bar che accoglie all’ingresso, la saletta luminosa ed un’altra più protetta, infine la grotta per gli eventi e la veranda in bella stagione. Facile predirne il successo ed infatti ne hanno aperto già un altro ad Aversa.
ALFREDO ALLA SCROFA : L’ARRIVO IN CUCINA E IN SALA DELLO CHEF MIRKO MOGLIONI E E DEL RESTAURANT MANAGER CARLO PARAGONA
Nel 1914 nasce, in una storica Locanda nel cuore di Roma, la leggenda delle irresistibili fettuccine Alfredo. Un punto di riferimento per la ristorazione capitolina, con attenzione alla qualità ma soprattutto passione per la buona cucina italiana. Da oltre 100 anni continua ad essere luogo prediletto da attori, registi e personaggi del cinema del mondo internazionale. Il ristorante Alfredo alla Scrofa dunque non poteva essere indifferente al cambiamento dei tempi moderni, un processo che porta al rinnovamento in cucina e in sala ma sempre con attenzione alla tradizione. Tra le novità lo chef Mirko Moglioni, con un’esperienza professionale che fa il giro del mondo, tra cui Giappone e America, fino a diventare executive chef del ristorante Alfredo alla Scrofa. Lo scopo non è quello di diventare un ristorante gourmet per “pochi eletti” , ma di mantenere la tradizione in cucina con un nuovo approccio e con delle tecniche più innovative. . “Il nuovo menu, realizzato ad hoc per il Ristorante Alfredo alla Scrofa, è stato creato per dare vita a una cucina di tradizione ma con un’ispirazione moderna”
Novità anche in sala, con la direzione del Restaurant Manager Carlo Paragona , dall’alto della sua esperienza, per offrire ai clienti un servizio sempre più attento ed efficiente. Per gestire più di duecento coperti e quaranta dipendenti tra sala, cucina e pasticceria. Paragona consolida la sua passione per la cucina e il servizio di sala con importanti risultati a Londra per poi tornare a Roma nel locale Settembrini e da Spazio Niko Romito. “Felice di questa nuova esperienza e orgoglioso di poter contribuire alla crescita di questo storico luogo romano.”
La carta dei vini, curata e studiata dal sommelier del ristorante Marco Zambardi, è frutto di tanta dedizione e passione che continua a crescere e a rinnovarsi con mille sfumature diverse come un viaggio che non ha fine: “Ci piacerebbe portarvi con noi attraverso le meraviglie enologiche italiane conosciute in tutto il mondo e far sentire dolcemente inebriati tutti i nostri cinque sensi” dichiara Marco. I piccoli e i grandi produttori si alternano a storiche realtà vinicole internazionali, vini moderni e vini di una volta, per dare vita a un’ampia antologia di etichette in grado di soddisfare le esigenze di ogni palato. Inoltre, è possibile degustare grandi etichette al bicchiere grazie al sistema di mescita Coravin. All’interno della coarta troviamo anche “ La Cantina di Alfredo” con una selezione di vino a marchio privato che vanno dal Metodo Classico al Brunello di Montalcino, dal Barolo al Chianti, dal Pinot Grigio allo Chardonnay e un’attenta e accurata selezione di Champagne, piccoli vignaioli che producono grandi eccellenze rappresentative della regione vinicola francese.




Al Sant’Uberto (protettore della caccia) sono dedicati importanti ristoranti dall’Alta Badia ad Asiago. Qui siamo in una piccolissima frazione di Agazzano in val Tidone: Grintorto e qui sta sorgendo, attorno ad un antico nucleo, un complesso importante di ospitalità e ristorazione. Attualmente funziona il ristorante Or (vedi post dedicato) e il bistrò dedicato al Santo. In mezzo a breve, verso Pasqua, aprirà il Relais che intanto visitiamo. A dirigere l’ambizioso progetto una coppia decisamente notevole come Paola e Rudi Reni, appassionati ma con le idee chiare.
Grazie ai suoi vari ristoranti sparsi lungo l’Italia (e non solo) Enrico Bartolini sta forse diventando tra gli chef più popolari e direttamente avvicinabili. Però a Napoli, almeno per il momento, non è presente, e quindi era tanta l’attesa in città per assaggiare alcune sue famose ricette. Il tutto grazie all’organizzazione della famiglia Giugliano, proprietaria da anni della storica insegna D’Angelo al Vomero, che ha realizzato una serata d’eccezione, con ottimi vini in abbinamento e un bel parterre di ospiti. Enrico ha ormai capacità e disinvoltura consumata e ha ben presentato il suo menù. Ha portato la sua serie di stuzzichini che possiamo tranquillamente definire sensazionali, poi al tavolo cinque ricette. Sempre al top per eleganza leggerezza e finezza mettiamo l’inizio e la fine: l’antipasto con l’ostrica e il bel dessert; di gran sapore e succulenza i bottoni e il manzo, mentre meno ci ha convinto il pesce alla milanese, buono ma con i vari elementi slegati. Ma, ripeto, noi siamo soddisfatti quando in una cena troviamo un acuto, e qui ce ne sono stati ben più di uno. Una serata che molti degli ospiti ricorderanno con grande piacere.
Sorbillo e Vissani, siamo ottimisti
Una bella idea, ed è di sicuro sorprendente trovarsi sopra uno stabilimento e sentirsi in un altro mondo, in uno spazio lineare essenziale luminoso con uno specchio d’acqua ed il verde intorno. Siamo sopra al nuovo prosciuttificio Galloni, ricostruito in tempi record dopo l’incendio. Dall’idea di una sala riunione si è passati a quella di un ristorante vero e proprio ed anche questo è venuto alla fine forse perfino migliore di quanto inizialmente pensato. Ulteriore azzardo, anche questo pensiamo azzeccato, aver coinvolto uno chef giovane ma volitivo e determinato come Luca Natalini trentenne, (ex Emergente), bravo non solo a fare ricette, ma anche a coordinare e gestire la situazione. Con lui tutti giovani in cucina e la sala affidata all’esperto Andrea Forti. Insomma una bell’ambiente, ma anche una bella squadra, ed i risultati infatti arrivano al tavolo e ci permettono di assaggiare un ottimo percorso, ben presentato, vario, gustoso. Qualche pecca: un po’ troppo proteico (un vero festival dall’asino al cavallo, dalle lumache al piccione, dallo storione all’anguilla) a discapito del vegetale e qualche difetto di equilibrio qua e là soprattutto nelle paste ripiene. Ma l’essenziale inizio e l’ottimo finale dolce (brava la Yenifer, pane e pasticceria, origini columbiane) sono da lodare, ed è doveroso citare il piatto migliore che è anche il più curioso: gli spaghetti in bianco, conditi con un geniale mix di vermouth di prugne ed aceto di miele.
E’ uno dei posti più suggestivi del Levante ligure: siamo a Sestri all’Hotel Nettuno, l’unica costruzione direttamente sulla spiaggia, che conserva in pieno un fascino d’altri tempi grazie alla sua particolare struttura che offre due particolarità: la bella sala ristorante e l’ovale centrale ideale per concerti. Intorno è la cittadina con le sue due baie. Fuori di stagione è bellissimo passeggiare e respirare l’aria pura e tersa di un inverno sorprendentemente mite.
L’occasione era particolare, il nostro anniversario. Lorenza ed io abbiamo un debole per l’India e la sua cucina e qui a Roma per Francesco Apreda che ha avuto una lunga esperienza a Mumbai e conosce bene il mondo delle spezie. Come dire ci andava il pollo al curry e abbiamo quindi puntato alla terrazza del Pantheon dove è istallato un forno tandoori. Morale siamo finiti nel più sofisticato Idilyo e dobbiamo dire che ci ha fatto ovviamente piacere. Non a tutti piacciono le spezie e quindi magari non piacerà a tutti questa cucina così particolare (comunque nel menù ci sono varie tipologie di proposte per più generi), a noi, come già detto, piace. E abbiamo trovato un Apreda in ottima forma, con solo qualche eccesso di complicazione della ricetta, dagli ottimi stuzzichini iniziali alle puntarelle e alici eccelse, dal sashimi alle linguine spiazzanti per la sottolineatura acida. Il piatto meno interessante? il sanpietro, e sui dessert abbiamo apprezzato il lavoro della giovane pasticcera. La sala è una bomboniera di lusso che un giovane servizio rende piacevole e con un tocco umano.


























































































































































































































