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Emergente Sala Centrosud, un bel finale

Emergente Sala Centrosud, un bel finale

Di Luigi Cremona

Un bel finale quello di ieri sera, grazie alla location speciale (l’Hotel Eden), grazie ai ns sponsor, grazie ai giurati e soprattutto grazie ai concorrenti molto preparati che hanno subito e ben risposto alle moltissime domande che ci hanno fatto sforare i tempi, ma che hanno anche dimostrato la validità del format. Ricordiamo i giurati: Vincenzo Donatiello direttore di sala di Piazza Duomo tre stelle michelin che ha nell’occasione presentato anche il suo nuovo e godibilissimo libro (Io Servo) dedicato al mestiere più bello del mondo: il cameriere. E poi il padrone di casa Daniele Colombo F&B dell’Eden, il grande sommelier Gennaro Buono, la bravissima ed esperta collega Eleonora Cozzella, ed infine Helmuth Koecher patron del Wine Festival di Merano, l’evento forse più prestigioso d’Italia che tante volte ha fisicamente ospitato i nostri eventi. Una giuria estremamente qualificata che ha tartassato i 4 concorrenti: Carla Scarsella del nuovo ristorante Sintesi, una vera chicca di cucina contemporanea ad Ariccia; Manuel D’Ercoli l’esperto professionista della sala dell’Acquolina, ristorante stellato di Roma come il Convivio presente con il sommelier Giacomo Scatolini ed infine la giovanissima ma tenace Ilaria Schiavi di Materiaprima, osteria contemporanea di Pontinia. Una bella e appassionante sfida che si è conclusa con la vittoria di Giacomo Scatolini, ma onor del merito agli altri. Andranno quindi in finale in 4: Giacomo Scatoli vincitore della terza batteria con Francesca Sileoni e Andrea Diolaiuti exaequo della seconda, ed Emanuele Ritocco vincitore della prima batteria. A tutti i nostri ringraziamenti. Bel brindisi finale con lo champagne Extrè e le tartine al parmigiano reggiano di Fabio Cervio. Grazie ancora a tutti i nostri sponsor che hanno puntualmente seguito l’evento e posto anche loro tante domande interessanti.

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Emergente Sala, selezione Centrosud, la seconda batteria

Abbiamo avuto anche un’inaspettata visita di un Hacker, che ovviamente considerava la “sala” come una sua sala divertimenti. Superata l’intrusione la selezione è ripartita con un ulteriore, ma questa volta tutto sommato gradito, imprevisto finale: i sei giurati si sono equamente divisi tra Francesca Sileoni di Uliassi e Andrea Diolaiuti del Borgo San Felice. Ambedue infatti hanno dimostrato tanta qualità, ma ricordiamo anche gli altri due concorrenti: Alin Florin Bontas del Pellicano ed Elena Petronela del Mater (Hotel Tre Baroni), che non hanno affatto sfigurato a testimoniare l’alto livello di questa selezione. Alla fine abbiamo deciso di lasciare l’exaequo e ammettere ambedue alla finale. Ricordiamo i giurati: Andrea Giosuè F&B del Chapter che ci ospitava, Bruno Gambacorta di Eat Parade, Aldo Fiordelli Guida Espresso, Federico Bianconi Hotel Seneca, Massimo Di Cintio collega e ideatore di Meet, Andrea Zana gm dell’Hotel San Pietro di Positano. Al solito i temi della gara sono partiti dai prodotti degli sponsor (che ringraziamo per il loro sostegno a queste competizioni) per allargarsi poi a trattare i tanti problemi che il servizio di sala deve ogni giorno affrontare. Oggi pomeriggio va in scena l’ultima batteria, quella dedicata ai concorrenti del Lazio.

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Emergente Sala selezione centrosud, la prima batteria

La prima volta (con una gara) in virtuale, e speriamo che il covid passi in fretta e che quindi sia anche l’ultima. Manca infatti un fattore imprescindibile, quello che ti dà l’emozione del contesto, la sensazione tattile della tensione quella che solo la distanza ravvicinata riesce a trasmettere. Comunque è sempre interessante e stimolante il confronto anche a distanza. Siamo quindi in pieno svolgimento con Emergente Sala selezione Centrosud. Ieri le prime due batterie.
Nella prima: Emanuele Ritacco del Borgo Rosso di Sera resort di San Lucido (CS), Giovanni Angelucci di Zunica a Civitella d’Agliano, Mariantonietta De Chiara di La Vela Blu ad Apice (BN), Antonio Manfredi calabrese ma chef de rang da George Blanc a Vonnas (Francia). A giudicarli Giovanni Pizzolante ideatore di Foodex a Lecce, Jacopo Arosio direttore Hotel Chapter sede anche dell’evento, Alberto Cauzzi presidente di Passione Gourmet, Gianni Sinesi direttore sala Reale a CastediSangro, Stefania Picchioni guida Espresso, Pino Cuttaia chef patron de La Madia a Licata. Andrà in finale Emanuele Ritacco per le sue risposte e la maturità dimostrata. Ringraziamo Olitalia, il Consorzio del Parmigiano Reggiano, Vinea Domini, la Famiglia Cotarella, il Caffè Moak, Carmasciando e L’azienda Dattilo della Famiglia Ceraudo per il loro sostegno all’evento.

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VINEA DOMINI,  NEL CUORE DEL VULCANO LAZIALE  L’ORIGINE AUTENTICA DEL FRASCATI SUPERIORE DOCG

Si sogna e si viaggia con Vinea Domini, progetto ideato da Gotto d’Oro, la grande e storica cantina dei Castelli Romani, per valorizzare i vini del Lazio. Ancora una volta sponsor per EmergenteSala Selezione Centro Sud, evento che si svolgerà online sulla piattaforma Zoom il 17 e 18 novembre.

Vinea Domini è il contesto ideale nel quale dar vita a un più ampio dialogo e confronto tra clienti cultori dei vini di qualità. Fra questi non poteva certo mancare la bottiglia che per i Castelli Romani rappresenta la certezza di un’identità salda e le speranze per un futuro ancora prospero: il Frascati Superiore docg.

E’ esattamente in omaggio a tanta regalità che Gotto d’Oro scende nel cuore del vulcano laziale, sul quale sorgono i Castelli Romani, per cogliere la linfa più antica e preziosa in cui il vitigno docg Frascati trae la sua genesi, lasciando in dono ai suoi ammirati degustatori i sapori più autentici e vissuti di un’uva che rappresenta la tradizione e la storia del suo territorio d’origine.

Vinea Domini

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CAFFE’ MOAK :Motyca per i greci, Motuca per i romani, Mohac per gli arabi

Witaly, come sempre ci tiene a portare a termine i suoi obbiettivi almeno alcuni, è per questo che abbiamo deciso di chiudere l’anno con le selezioni che ancora mancavano e che di solito si svolgono in primavera.

Parliamo di #emergentesala ( https://www.facebook.com/emergentesala/ ) l‘evento si svolgerà esclusivamente online sulla piattaforma ZOOM e in diretta FB e Instagram in due giornate: martedì 17 e mercoledì 18 novembre. A dare supporto ai concorrenti in gara, quest’anno sponsor al nostro fianco CaffèMoak ,  che grazie ai suoi progetti e concorsi diffonde il bagaglio intellettuale attraverso diverse forme d’arte.

Dal 1967 produciamo qualità e ricerca. Nati da un piccolo laboratorio siciliano, abbiamo messo radici in ogni continente, specializzandoci nel settore professionale del caffè. Da sempre ci teniamo a curare la selezione e la produzione di ogni monorigine. Una puntigliosità che secondo noi fa la differenza e che trasferiamo in tutte le nostre linee di prodotti: da quelle dedicate alle caffetterie alle miscele per la linea casa e ufficio. Scopri la nostra linea capsule My Music Coffee (https://store.caffemoak.com/prodotti/1/capsule)

 

Linea Capsule Moak

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CARTOLINE DAL CHAPTER…RICORDI DI VIAGGIO E DI VITA IN UN BICCHIERE

Per me, viziosamente, è l’indirizzo dietro l’angolo di casa dove mi sento coccolata e dove “fuggo” quando ho voglia di ritagliarmi un momento tutto mio, oppure quando, con la scusa di un appuntamento di lavoro, invito i miei interlocutori a prendere un drink in zona. Ma l’Hotel Chapter Roma è molto di più, è un luogo dallo spirito internazionale, dall’indole nomade, dalle atmosfere studiate dove gli oggetti di design vintage ed i colori felpati che sembrano frutto di scelte finto casuali ma tutto è studiato ad hoc, come i murales di Alice Pasquini, una percezione di “lusso accessibile” sbarcato nella capitale un annetto fa. Il suo anfitrione, giovane imprenditore romano ma globetrotter per definizione, Marco Cilia, individuò un palazzo di via de’ Calderari (Rione Regola accanto al ghetto) che affaccia sul lato di via Arenula, ad un passo dal Tevere e da campo de’ Fiori. Due domande mi viene voglia di farle a chi ha investito con una visione tanto peculiare del business dell’ospitalità contemporanea.

Marco, come imprenditore globale, qual è il tuo pensiero in questo momento rispetto alla situazione covid?

In città (in tutte le città!) il mercato dell’hospitality continuerà a vedere il costante calo del turismo, ma vedo un’evoluzione dei numeri in tempi non così lunghi come tanti pessimisti prefigurano. Abbiamo riaperto all’inizio dell’estate e ora, seppur con moltissima calma, alcuni clienti arrivano e anzi, ritornano. Siamo considerati interessanti per un targe di ospiti che amano l’arte, il design, ci scelgono non solo come letto-doccia-colazione più o meno di lusso, ma proprio come luogo d’incontro, di scambio, siamo un luogo per “stare” o come si diceva un tempo “soggiornare”.

Qual è allora il vostro punto più “caldo”, più vissuto dagli avventori?

La nostra agorà è senza dubbio il bar, lo spazio comune con i divani e il focus principale, il palcoscenico è chiaramente il bancone, oggi frequentato ma a distanza di sicurezza, punto che attira sia gli ospiti delle camere sia i romani. Cercavamo un prim’attore da posizionare dietro quel bancone e lo abbiamo recentemente individuato nella figura di Mario Farulla, giovane ma indubbiamente maturo professionista con alle spalle un background corposo di gestione di spot prestigiosi a Londra, a Dubai e in giro per il mondo.

E il food?

Finora l’offerta gastronomica era concentrata essenzialmente su dei servizi doverosi sia alla clientela di passaggio (il Salad Bar pensato sia per gli esterni sia per gli occupanti delle camere) soprattutto in pausa pranzo. Non abbiamo però mai rinunciato all’idea di progettare un ristorante dalla formula più ambiziosa. Il tutto ha preso veramente forma con l’arrivo di Davide Puleio che sta iniziando a prendere confidenza e studiare le proposte per le diverse ore della giornata, non ultimo dei bocconi golosi da abbinare ai cocktail di Mario Farulla, ma attendiamo ancora qualche tempo prima di svelare il suo pensiero completo sul tema, abbiamo in cantiere il nuovo ristorante… Sentiamo invece il “Farulla pensiero”, oggi sotto i riflettori c’è lui.

Mario, com’è nata la nuova collezione di cocktail e bere miscelato che ti vede protagonista in questo periodo alla barra del Chapter?

Sono molto eccitato all’idea di questa nuova avventura, ecco perché il “menù” d’apertura che ho ideato vuole racchiudere le emozioni e le esperienze del mio ultimo ventennio di vita e di mestiere, al di quà e al di là del bancone. Mi sento di riassumere in questi ingredienti e concetti “nel bicchiere” il sentire che scaturisce da viaggi, profumi e sapori di una generazione nomade che ha voglia di raccontarsi, esprimersi e trovare il suo posto nel mondo e nel suo tempo. E se di tempo parliamo dobbiamo andare indietro con l’orologio (o la macchina del tempo!) sino alle emozioni dell’infanzia: cosa c’era di meglio di una grattachecca nella calura estiva romana da piccoli? Ecco allora del ghiaccio finemente tritato mescolato sapientemente con spiritit e liquori- Ho assaggiato il “Frutti di Bosco” a base di liquore al pepe rosa, vodka Ketel One, sale e frutti di bosco. Il secondo capitolo (o chapter) della vita di un giovane è senza dubbio il momento della vita sociale, le discoteche nei ruggenti 80-90…la voglia di tenere in mano un bicchiere con un drink in modo easy, come scusa per “darsi un tono” in società e muovere in primi passi nel magico mondo della notte… Per questo capitolo ho assaggiato il “Vodka Redbull” che tradisce il nome che porta, infatti qui si parla di una vodka miscelata a dovere aromatizzata alla carne essiccata. Il terzo capitolo della serata era il vessillo dell’alchimista (o sedicente tale), un’idea apparentemente semplice che però stupisce ogni volta: l’”Infinity Jar”, ovvero quei bellissimi grandi contenitori di vetro con tappo e rubinetto dosatore che vengono periodicamente riempite dall’alto creando dei blend unici, ogni volta una sorpresa perché sempre differenti. Nel capitolo ulteriore della vita e della professione, nella contemporaneità dei gesti, non si poteva lasciare indietro l’etica, il riciclo, il senso del rispetto e salvaguardia delle materie prime così come il valore degli scarti. Ho pensato a questo punto a “Circle of Life” ovvero l’attenzione verso le materie prime e alla loro “second chance”: tutti gli agrumi, elementi organici, possono rinascere dopo la spremitura con la distillazione che realizziamo in proprio nel nostro laboratorio dietro le quinte del bancone per un reale “impatto zero” e concentrare, questa volta egoisticamente, i sapori e profumi con l’estrazione. Mi sono poi cimentato, in tempi più recenti, diciamo della maturità, nella ricerca dell’equilibrio, del bilanciamento, per tendere alla stabilità. Il risultato nel bicchiere? Una selezione di drink che hanno come diktat le proporzioni degli ingredienti uguali 100  a 100.

Per questo capitolo ho assaggiato il “Long Health” (nella maturità si cerca sempre di rimanere il più a lungo in salute, no?) a base di bergamotto (Liquore Italicus), gin Botanist, cicccolato verde (bianco aromatizzato, sul bordo del bicchiere), Amaretto alla zucca…

Per concludere. Un posto dove tornerò sempre, una lista a prezzi corretti, una cultura di base molto stimolante, perché il bere miscelato è anche cultura….

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Vinea Domini riparte dal territorio con i vini Friccicore e Luccicore

Il territorio riparte da Vinea Domini, progetto ideato da una grande e storica cantina dei Castelli Romani per valorizzare i vini del Lazio: la Gotto d’oro. Nascono con questi essenziali presupposti i nuovi vini “Friccicore” e “Luccicore”, entrambi del brand ideato per identificare le qualità vitivinicole della regione. “Friccicore” e “Luccicore” sono rispettivamente un bianco con sentori di mela e fiori d’arancio prodotto con la Malvasia del Lazio, noto vitigno autoctono, e un rosato inedito prodotto con uve Syrah dagli intensi profumi di rosa e melograno. Queste due etichette hanno la peculiarità di essere dei vini mossi, vivaci. Queste caratteristiche li rendono unici nel loro genere e assolutamente adatti per essere i compagni perfetti per un aperitivo e non solo. Aspetti che li rendono vini perfetti non solo d’estate ma anche nelle altre stagioni. “Friccicore” e “Luccicore” sono due nomi affatto casuali, che rispecchiano la natura del progetto Vinea Domini di rimanere radicati sul territorio del Lazio e di Roma. In entrambi è presente il richiamo alla genuina romanità con la desinenza dialettale “core”. “Luccicore” è stato scelto per esaltare la luminosità di questo prodotto. Mentre “Friccicore” è un preciso richiamo all’espressione tipicamente romanesca, che sta a significare briciolo ed è utilizzata per indicare una breve ma piacevole sensazione che pervade ed inebria l’animo nei momenti particolarmente emozionanti. Come dimenticare la canzone “Tanto pè cantà” di Ettore Petrolini e l’espressione di Alberto Simeoni “Me sento ‘n friccico ner core”….?

“Friccicore” e “Luccicore” racchiudono la volontà di declinare insieme gusto, sapore e amore per il proprio territorio. La mission di Vinea Domini, infatti, è proprio quella di dare il giusto riconoscimento ai vini che nascono nel Lazio.

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Una rossa russa da copertina conquista la Capitale : Giulia Nekorkina ha presentato il suo nuovo libro, “Dalla Russia con … SAPORE!

Alcuni giorni fa una collega che stimo, Giulia Nekorkina, ha presentato a Roma la sua ultima fatica “di penna” il titolo promette bene “Dalla Russia..con sapore!” ma torniamo un po’ alle sue origini…

In poche parole come ami definirti, Giulia?

Sono nata a Mosca, mi sento romana d’adozione e amo farmi chiamare dagli amici “la Rossa”. Ormai mi trovo in Italia dai primi anni ’90 e sin da subito ho amato il mondo dell’enogastronomia (del resto il mio primo marito era Alberto Zafrani, un cuoco che non si può non definire di successo).

 Come sei arrivata alla professione da una semplice ma bruciante passione?

Molto del mio tempo lo passavo tra i fornelli e il pc: pubblicai il mio primo libro “Italia Golosa”, dedicato alla cucina italiana regionale nel 2007, uscito persino in Russia, poi fu la volta del “Fourchette à la Russe” e altri ancora.

Come iniziò l’avventura del blog?

Nei primi anni duemila scoppiò il fenomeno dei blog e io decisi di attivare il mio, Rossa di sera, dedicato alla cucina, vino e viaggi, facendo periodicamente anche attività quale personal chef, fonte d’ispirazione costante per la mia pagina.

 

Se sei tanto innamorata della cucina italiana, perché un libro sulla cucina russa?

Non volevo lasciare da parte le mie origini: la cucina russa dal pubblico italiano é percepita con una certa indifferenza e talvolta, diciamocelo pure, diffidenza. Perché non mettere un punto allora?

Mi sono data da fare in modo sistematico, come mi piace agire in tutte le scelte della mia vita, pensiero e passione.

Ho tenuto lezioni di cucina a tema, ho ristudiato con ulteriori approfondimenti la storia della cucina russa e finalmente pronta ho iniziato la stesura del libro, pieno di citazioni storiche aneddoti veri, storie di personaggi che ne sono stati protagonisti nelle varie epoche e l’ho naturalmente arricchito sia con ricette della tradizione sia di quelle legate ai ricordi d’infanzia. Non ho tralasciato di certo né i prodotti tradizionali né le scoperte casuali, i modesti pasti dei contadini e le lussuose tavolate degli zar, i piatti casalinghi e l’esuberante “onda di tendenza” contemporanea, molto stimolante soprattutto a Mosca.

Giulia, in te sono presenti in maniera bel equilibrata le due culture, quella italiana e quella russa: come hai gestito le tue due “anime culturali” in questi anni?

“Mille cose sognavo di fare da bambina, ma non ho mai pensato nemmeno lontanamente di scrivere i libri. E invece guarda qui!.La mia storia di “narratrice del gusto è iniziata non molto tempo fa, poco più di un decennio. All’epoca tornavo spesso a Mosca a tenere lezioni di cucina italiana. Essendo appassionata di libri di cucina, giravo per librerie in cerca di qualche novità. Quello che trovavo all’epoca sulla cucina italiana, mi rattristava da morire: tante banalità e piatti inverosimili! La pasta con i würstel o la pizza con il ketchup…

Una volta mi sono talmente arrabbiata che ho deciso di scriverlo io un libro sulla cucina italiana!. E’ stato pubblicato nel 2007, e da allora non mi sono più fermata. Il libro successivo trattava la cucina russa in versione finger food, ma venne pubblicato ancora in Russia.

La svolta italiana quando avvenne?

Poco tempo dopo la Morgani Editori, una piccola casa editrice decise di credere in me e da lì partì la fase italiana. Il libro sulla cucina russa in lingua italiana era solo questione di tempo. Ho studiato tanto, facendo ricerche, sfogliando tanti libri, cercando dettagli che nessuno sapeva. Ho scoperto tante cose che nemmeno immaginavo, ed ero impaziente di farle conoscere ai miei amici italiani. Ma non volevo una raccolta di dati storici, e nemmeno un ricettario. Ho cercato di mettere insieme tutti gli elementi della cultura gastronomica russa, a partire dalla nascita del paese fino ai giorni nostri. È stato emozionante, rivivere la storia del mio paese da un punto di vista diverso, e mi auguro che questo libro sia apprezzato anche da voi”.

 Cosa ci si deve aspettare sfogliandolo?

Il libro porterà il lettore a spasso per i mercati e i negozi, gli farà conoscere le fiabe, le leggende, gli permetterà di sbirciare nelle cucine delle case e carpire i segreti delle nonne, ma soprattutto di mettersi ai fornelli e preparare un vero pranzo tradizionale russo.

Qualche esempio?

Tutti conoscono l’insalata russa (che ovviamente da noi ha un altro nome), la borsch, i bliny, il manzo alla Stroganov, ma pochi sanno che la cucina russa va ben oltre questi classici. Aringa in pelliccia, cotoletta di pollo alla Kiev, rasstegaj, cetrioli in salamoia, pelmeni e piroghi non avranno più segreti per voi. 128 ricette in totale, dalle più semplici alle più elaborate, tutte condite con le storie, vi faranno scoprire la ricchezza e la complessità della vera cucina russa.

Il libro è disponibile su Amazon, sia in versione eBook sia in versione cartacea.

 

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Door to Door by Zia Restaurant

Door to Door by Zia Restaurant

Di Redazione Witaly

Li abbiamo conosciuti entrambi come nostri emergenti, Andrea Mele a EmergenteChef 2020 e Christian Marasca a EmergentePastry 2020 ( evento previsto a Marzo 2020, ma rimandato per il covid ). Qualche giorno fa sono passati a trovarci per assaggiare i dolci di DOOR TO DOOR, la Pasticceria di Zia Restaurant. Una cucina moderna, con tecnica e precisione, lo stile del giovane chef Antonio Ziantoni, che decidere di condividere la passione per il dessert, con la proposta del pastry chef Christian, in versione delivery e asporto.

1) Babà cremoso al mascarpone e vaniglia
2) Tarte Citron base pasta frolla, frangipane alla mandorla, curd al limone, meringa bruciata

3) Tourbillon: pasta frolla e frangipane, pralinato liquido alla mandorla, chantilly alla vaniglia

4) Bisquit senza glutine al cacao, cremoso al cioccolato fondente, composta di ananas e mousse al caramello.

La composizione di 4 pezzi viene consegnata a 20 euro. Un solo pezzo ritiro in loco al ristorante costerebbe 5 euro ma si preferisce consegnare un minimo di 4 pezzi in packaging compatto.

 

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ASPETTANDO #EMERGENTEPIZZA… CI GODIAMO LA NUOVA GUIDA DEL GAMBERO ROSSO

Nell’attesa della prossima edizione della finale del premio EmergentePizza, 23 novembre  a Palazzo Esposizioni in via Nazionale a Roma, mentre il 5 e 6 dicembre parte già  la selezione nord 2021 all’Alma di Colorno (Parma) vi segnaliamo che oggi è  stata presentata l’ottava edizione della guida

“Pizzerie d’Italia 2021” del Gambero Rosso Editore.

Quest’anno, alla luce dell’incredibile instabilità del settore causa covid, sono stati messi da parte i voti ma è stata premiata la necessità di reinventarsi, di trovare nuove forme di consumo hanno spinto molti ad andare oltre, a lanciare nuove sfide dando un fattivo contributo all’ emergenza. Restano gli spicchi a seconda del grado di eccellenza, si aggiungono i simboli di asporto e delivery, senza però “sfumature” di merito. Grande attenzione è stata data alle insegne che hanno dato grande prova di intraprendenza e che sono state promosse. Il gioco di squadra, in questo momento difficile che stiamo attraversando, è fondamentale in nome dell’italian style che ci ha reso e che continuerà a renderci inconfondibili nel mondo.
La guida segnala oltre 650 esercizi, con un’appendice dedicata delle migliori pizzerie italiane nel mondo, 14 nuovi ingressi nella vetta della classifica premiati (Premio Consorzio di Tutela dei Vini del Sannio e Goeldlin le divise da Chef) con i Tre spicchi e 2 nuovi Tre Rotelle : Davide Sarti con Forno Brisa a Bologna e Francesco Arnesano con Lievito, Pizza, Pane a Roma.
La Campania è come.sempre al vertice con 19 locali premiati, seguita dalla Toscana con 18, Lazio con 17, Veneto con 8; Piemonte con 7; Lombardia con 6; Sicilia con 4; Abruzzo, Sardegna, ed Emilia – Romagna con 3; Liguria, Basilicata, Marche, Friuli-Venezia Giulia e Calabria con 1.

Per il premio speciale “Maestri dell’impasto” sono stati scelti :
Simone Lombardi (Crosta -Milano) e Francesco Martucci (I Masanielli -Caserta).

Il premio alla Migliore carta delle Bevande va a  Vinarte  di Agropoli (SA).
Il Pizzaiolo Emergente dell’anno in realtà è una donna, Sabrina Bianco del “Pizzeria Borgo Rosso di Sera” di San Lucido (CS).
Il Premio “Ricerca e Innovazione’ va al 30 11 Donatelli di San Giovanni Lupatoto (VR).

Le “Pizze dell’anno” sono quelle di “Da Ezio” a Alano di Piave (BL),  mentre la migliore Pizza Napoletana è risultata quella di Villa Giovanna  a Ottaviano (NA); la migliore “Pizza all’italiana” è di “Chicco” a   Colle Val d’Elsa (SI) mentre la migliore Pizza al taglio è Tellia di Torino. Un premio sempre poco considerato ma che chiude in bellezza una cena in pizzeria è  quello della “Pizza Dolce”: la migliore in assoluto è di Pepe in Grani a Caiazzo (CE)

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