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RATIONAL: Un’opportunità per la ristorazione ai tempi del Coronavirus. Come il ristorante preferito diventa un servizio a domicilio

La situazione di emergenza che stiamo vivendo in questi giorni sta portando molti locali e ristoranti a studiare nuove idee e nuovi modi di fare ristorazione, così da far fronte a orari di apertura limitati e blocchi sulla circolazione delle persone. Una delle strade più percorse è oggi il Delivery. Anche il nostro partner RATIONAL si è interrogato su questo argomento.

Il gruppo RATIONAL è leader mondiale, a livello settoriale e tecnologico, nella preparazione di piatti caldi nell’ambito delle cucine professionali.

La chiusura di bar, ristoranti e altre attività di vendita e somministrazione, dovuta dall’emergenza sanitaria Covid-19, sta portando molti ristoratori a chiedersi come comportarsi in queste settimane per far fronte a una simile emergenza.

Ecco che il Delivery si pone con una duplice importante valenza: da un lato per i cittadini, ai quali è chiesto di uscire il meno possibile da casa ma che possono aver voglia del proprio piatto preferito o comunque di un pasto un po’ particolare; dall’altro per i ristoratori, che possono così ammortizzare il duro colpo dovuto alla mancanza di clienti ai tavoli.

«Al di là dell’emergenza attuale, se ben pensiamo, il Delivery rappresenta in un certo senso una naturale evoluzione di un mondo sempre più digitale e interconnesso» racconta Enrico Ferri, Amministratore Delegato di RATIONAL Italia «Specialmente per alcuni tipi di locali o di catene ristorative, nelle grandi città, dove questo tipo di servizio è ormai consolidato. E soprattutto per i più giovani, per i quali è normale scegliere il proprio piatto attraverso lo smartphone e riceverlo direttamente a casa».

Ovviamente serve però un’attenta organizzazione: oltre al rispetto delle misure precauzionali e i requisiti igienico sanitari previsti dal Decreto, alla separazione tra i locali destinati alla preparazione del cibo e quelli in cui si ritira, al mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro e all’assenza di contatto diretto in tutte le fasi, compresa la consegna, è importante che ogni locale si interroghi sul tipo di servizio che può realmente offrire, anche in base alle attrezzature di cottura di cui dispone.

«Abbiamo notato come i nostri clienti abbiamo reagito in maniera rapida alla situazione adattandosi alla nuova situazione con estrema flessibilità», spiega Antonio Stea, National Corporate Chef di Rational. «Sicuramente anche le attrezzature giocano un ruolo fondamentale nella gestione delle emergenze e nell’organizzazione di una produzione diversificata». Sempre più cucine sono dotate del forno combinato SelfCookingCenter, dell’apparecchio multifunzione VarioCookingCenter, che funziona con calore per contatto, o entrambi. Insieme coprono il 90% di tutte le applicazioni convenzionali: arrostire, grigliare, friggere, cuocere al vapore, di notte, a pressione, a bassa temperatura o con il sottovuoto. Ciò consente di reagire in modo flessibile ai cambiamenti, ad esempio nel menù, senza dover sostituire l’attrezzatura da cucina.

Inoltre aggiunge Stea: «Con SelfCookingCenter e VarioCookingCenter, è possibile pre-produrre comodamente in anticipo e preparare la quantità necessaria di cibo pronto per il consumo solo quando richiesto. In Rational, questo processo viene chiamato Finishing.» La mise en place avviene anticipatamente ed è possibile riportare in temperatura di servizio gli alimenti in pochissimo tempo con una qualità elevatissima grazie al processo intelligente del Finishing. Il cibo esce come appena preparato grazie alla perfetta regolazione del punto di rugiada.

Perché anche se le porte dei ristoranti sono chiuse, non significa che i clienti debbano rinunciare ai nostri piatti. Dopotutto, anche nei momenti peggiori, le persone devono nutrirsi e in questo periodo di costrizione, mangiare il proprio piatto preferito aiuta tutti a essere più ottimisti.

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La storia di due eccellenti ristoranti a Orzinuovi, nel Bresciano

In attesa di tornare a gustare le loro creazioni, in una delle zone più colpite dall’emergenza coronavirus ecco la storia di due eccellenti ristoranti a Orzinuovi, nel Bresciano.

L’articolo è parte di Passione Italia, la campagna Touring per promuovere il territorio italiano e le sue bellezze. Un invito a tutti a “viaggiare da casa”, per scoprire e riscoprire ciò che ha da offrire il nostro Paese, semplicemente dal computer o smartphone. Scoprite tutti i contenuti sulla sezione dedicata del sito Touring Club Italiano e sui rispettivi canali social. E contribuite alla mappa della bellezza con #passioneitalia #mappadellabellezza.     

Pudiano, piccolissima frazione a est di Orzinuoviquattro case, praticamente tutte belle, intorno alla grande piazza con in evidenza l’imponente Palazzo Caprioli e la chiesa di San Giorgio che contiene anche le reliquie di San Bonifacio. Reliquie che non sono riuscite a tener lontano il virus, ma in compenso il fascino di questo piccolo borgo ha portato qui una deliziosa coppia: Liana Genini e Simone Breda, che hanno aperto il loro ristorante “Sedicesimo secolo”, piccolo, elegante e raccolto, con cucina d’autore. Lui viene dalla grande scuola di Gualtiero Marchesi, lei aggiunge grazia ed eleganza ad una sala e a dei piatti che non ne avrebbero nemmeno bisogno in quanto ben assemblati e presentati.

Una cucina moderna, ben ideata e altrettanto ben eseguita con gli ingredienti in primo piano non coperti e distratti da troppe complicazioni, ma valorizzati con mano sicura. Siamo nella Bassa, terra di tanto burro e di tanta carne, ma la cucina di Simone è leggera e predilige l’orto al quale lascia sempre notevole spazio. Tra i piatti citiamo il Capriolo, pera, grappa e barbabietola; le Lumache, panada e bagnet verd; il Raviolo di grano saraceno, cassoeula e ragù di piovra; il Diaframma di manzo, insalate invernali bruciate e salsa ponzu.


In questi giorni ovviamente il ristorante è chiuso, ed è proprio nell’occhio del ciclone del coronavirus. Chiediamo a Simone:
Innanzitutto, come stai?
Fortunatamente bene sia noi che i familiari, ma intorno tutto è bloccato, sospeso, e si vive con l’ansia addosso.
Come passi il tuo tempo?
Abitiamo sopra, ne approfitto per i tanti lavoretti che rimangono indietro in sala e in cucina, poi cuciniamo per noi e con tutta calma mi posso assaggiare le mie ricette.
Che cosa ti ha insegnato quest’esperienza?
Che non tutto dipende da noi, pensi magari di poter programmare la vita e il tuo lavoro, poi tutto cambia all’improvviso. Mi sta aiutando a ritrovare un po’ d’umiltà.
Cosa cambierà quando sarà tutto finito?
Penso che dopo qualche mese tutto sarà bene o male come prima, la gente avrà però meno soldi. Io ho pochi tavoli, credo in quello che cucino, non voglio cambiare, sarebbe una sconfitta. Spero di poter lo stesso continuare a riempire il ristorante.

Sempre nel Comune di Orzinuovi c’è un altro ristorante di livello, più recente di Sedicesimo Secolo: il nome è Saur ed è sito nella frazione di Barco, vicinissima al fiume Oglio. Un sogno diventato realtà di tre giovani ragazzi provenienti da differenti esperienze, ma accomunati dalla stessa passione per la ristorazione e dalla giovane età. Due, gli uomini, Alessandro Sciortino e Nicholas Caruso, sono in cucina, lei, Virginia Severgnini, in sala: poco più di 70 anni in 3!

Il locale è moderno, con colori vivaci, allegro (e di questi tempi aiuta). C’è un orto e il verde arriva pure dentro ravvivando le pareti in verticale. Come tutti i giovani le idee sono tante, le ricette vengono una dopo l’altra e per riassumerle mettono a disposizione degli ospiti due menù degustazione a 7 portate (a 50 euro) e 5 portate (a 35 euro) che sono, per quanto offerto, tra i migliori per il rapporto prezzo qualità della regione. Piatti ben presentati, senza troppi ingredienti, con colori vivi, ma anche spesso sapori decisi. Non manca il coraggio agli chef e così spesso qualche contrasto acido/sapido anima la ricetta. Un locale quindi di vibrante creatività dove non ci si annoia di sicuro.


Abbiamo chiesto ad Alessandro qualche impressione su quanto sta accadendo.
La salute per prima cosa: come state?
Grazie a Dio bene, ma certo qui si sentono passare solo le autombulanze, chiami un amico e sono tanti che ad avere un parente morto o in gravi condizioni, insomma si vive nell’incubo e nella paura del contagio, non si parla poi di altro.
Cosa fate per passare il tempo senza poter uscire?
Vorremmo essere d’aiuto, ma la cosa migliore e più utile è di rimanere a casa e non creare problemi. Facciamo tanti piccoli lavori per i quali in genere non si trova mai il tempo e curiamo il nostro orto
Su cosa ti fa riflettere l’epidemia che ci ha colpito?
Che il mondo e la natura vanno rispettate. Oggi c’è il virus, domani potrebbero esserci i cambiamenti climatici. L’uomo deve imparare a rispettare meglio il mondo che ci circonda
Come sarà il dopovirus? Cosa prevedi?
La clientela sarà sicuramente più povera. Però noi siamo entusiasti e convinti di quello che facciamo, i nostri menù sono convenienti, ce la mettiamo sempre tutta. Vorrà dire che lavoreremo ancora più sodo.
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Irca c’è.

Irca c’è.

Di Redazione Witaly

Il nostro partner Irca si fa promotore della raccolta fondi a supporto dell’ospedale di Busto Arsizio, per l’acquisto di ventilatori polmonari e per l’aggiunta di posti letto in terapia intensiva.

Irca è un’azienda che dal 1919 si dedica alla fabbricazione di prodotti alimentari destinati alla PasticceriaPanificazione Gelateria nei tre stabilimenti di Gallarate e di Vergiate. L’azienda è riuscita a rispondere prontamente alle esigenze di un mercato dinamico e in continua evoluzione anche grazie alla creazione di un sofisticato Laboratorio di Ricerca e Sviluppo. Oltre ad aver migliorato ed aumentato il posizionamento sul territorio nazionale, Irca ha raggiunto oggi ottimi risultati, esportando anche all’estero in oltre 90 paesi.

La continua sperimentazione e la voglia di mettersi in gioco consentono all’azienda una crescita costante. Nonostante i cambiamenti, Irca non ha mai perso lo spirito che l’ha resa grande: l’attenzione per le persone, la completa soddisfazione del cliente ed un’ampia offerta di risposte per tutte le esigenze dei professionisti del settore.

Lo slogan che da sempre ha guidato la mission di Irca é :“Trovare  subito una soluzione”, e soprattutto in questo momento storico di difficoltà, l’azienda si dedica ad una causa sociale importante, supportando la struttura ospedaliera di Busto Arsizio.

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LA RUBRICA DI EMREGENTE PASTRY : DALILA SALONIA

In questi giorni abbiamo intervistato i nostri Emergenti Pastry per sapere come passano il tempo libero ma soprattutto per conoscerli ancora meglio, raccontandoci la loro passione più grande : la pasticceria.  Dalila Salonia, pastry chef de Il Pagliaccio*, risponde così alle nostre domande :

Perché hai scelto questo mestiere? Quando ho dovuto scegliere il percorso scolastico da intraprendere non ero proiettata verso l’alberghiero, sebbene fin da bambina nutrivo passione per la cucina. Questioni organizzative mi hanno poi portato a frequentare la scuola alberghiera con un indirizzo specifico “Arte Bianca e pasticceria”. Dalle prime lezioni in laboratorio a contatto con i prodotti della pasticceria ho capito però che la mia scelta era stata quella giusta.

Il tuo dessert preferito? Se dovessi scegliere tra dolce e salato, opterei sempre per il salato; i dolci mi piace prepararli! Un dolce, di cui però ho un ricordo speciale, è il tiramisù; mia sorella lo preparava spesso e devo ammettere che il suo è il migliore che abbia mai provato.

Cosa ti aspetti da Emergente Pastry? Seguivo già da tempo le competizioni di Emergente e speravo ben presto di poter partecipare. Nel ristorante in cui lavoro, Il Pagliaccio di Roma, riesco ad esprimere la mia creatività e ho il sostegno giusto per mettermi alla prova. Voglio lanciarmi in questa avventura e vedere a che livello sono gli altri concorrenti per potermi poi spingermi oltre quello che già so fare.

Conoscevi già l’azienda Irca? Come ti sei trovata con i loro prodotti? Conosco l’azienda Irca dai tempi della scuola alberghiera. Per le mie ricette ho provato ad utilizzare il croccante e l’ho apprezzato molto, sia come gusto che come lavorazione.

Quale è la tua più grande ambizione? Mi piacerebbe diventare consulente di pasticceria ma soprattutto entrare a far parte dell’AMPI, Accademia Maestri Pasticceri Italiani.

Il tuo hobby preferito? Adoro fare dipinti astratti su tela con colori a olio. Nei miei dipinti prevalgono colori decisi e forti, così anche nei miei piatti ci deve essere una sensazione di impatto. I colori sono veri e propri veicoli di messaggi che possono influenzare l’immaginazione del cibo ed il desiderio di mangiarlo.Quindi, nel momento della presentazione del piatto è importante conoscere il significato attribuito ai vari colori, per accostarli ed esaltarli al meglio.

Il tuo motto ?: Mi torna in mente una frase del poeta romano Virgilio: “Omnia vincit amor”. Adattando l’aforisma al momento attuale che stiamo vivendo, ritengo che la passione per quello che si fa non si arrende davanti a nessun ostacolo. Penso che utilizzare buon senso, criterio e lottare per il proprio ideale porti a risolvere la situazione.

 

 

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LA RUBRICA DI EMERGENTE PASTRY : FEDERICO CALDARA

In questi giorni abbiamo intervistato i nostri Eemergenti Pastry per sapere come passano il tempo libero ma soprattutto per conoscerli ancora meglio, raccontandoci la loro passione più grande : la pasticceria. Federico Caldara, pastry chef del ristorante La Rei*, risponde così ad alcune delle nostre domande.

Perché hai scelto questo mestiere? Trovarmi nell’ambiente della pasticceria, è stato un puro caso, le esigenze del ristorante Il Boscareto Resort & Spa mi hanno portato a specializzarmi in questo settore che piano piano mi ha coinvolto sempre di più. Sono una persona che cerca sempre di mettersi alla prova, il mestiere che svolgo ogni giorno è difatti una continua.

Il tuo dessert preferito? Senza dubbio la panna cotta, il dolce di origine piemontese, la cui data di nascita viene fatta risalire agli inizi del ‘900. Uno tra i dolci più popolari e versatili della pasticceria italiana, il suo sapore delicato si sposa infatti con i più diversi abbinamenti. Mi piace la semplicità di questo dolce, il gusto del latte fresco, trovo che ci sia un equilibrio perfetto tra gli ingredienti.

Cosa ti aspetti da Emergente Pastry? Voglio partecipare alla competizione per apprezzare da vicino l’elevata qualità della giuria. In particolare trovarsi di fronte a Fabrizio Fiorani (che sarà Presidente di Giuria), pasticcere che mi ha sempre affascinato con le sue tecniche creative che ribaltano gli schemi convenzionali della pasticceria. Inoltre, altro elemento importante, è l’alto livello di competenza degli altri concorrenti che mi spingerà a dare il massimo durante la gara.

Conoscevi già l’azienda Irca? Come ti sei trovato con i loro prodotti? E’ la prima volta che utilizzo i prodotti Irca  e devo dire che la linea del cioccolato mi piace molto, ritengo siano prodotti di alta qualità.

Quale è la tua più grande ambizione? “Da grande” mi piacerebbe essere patron chef di un ristorante in cui la pasticceria sia davvero di un livello altissimo. Vorrei che la pasticceria sia la firma del mio ristorante, “la ciliegina sulla torta”, insomma.

Il tuo hobby preferito? La musica, suono la chitarra da molti anni. Credo che ci sia assonanza tra musica e cucina. C’è la soggettività del palato, come quella dell’orecchio che ascolta: l’interpretazione di chi percepisce muta di volta in volta. Come la musica, anche la cucina suscita emozioni e spesso riporta indietro nel ad un ricordo.

Il tuo motto: Essendo amante della musica, mi viene in mente una frase proviene da una canzone famosa di Bob Dylan “The answer, my friend, is blowin’ in the wind”. Il cantante si rivolge al pubblico (o al lettore) chiamandolo “amico mio”, e con tono fraterno, esprime un pensiero semplice: tutto si muove e cambia e l’unico modo che ha l’uomo per sopravvivere, è assecondare questi cambiamenti, che sono imprevedibili come il vento. Ecco, trovo che in questo momento attuale, noi tutti dovremmo riflettere sul significato del  cambiamento. Sicuramente occorre selezionare per noi stessi uno stile di vita più sano. La cucina è il punto di partenza per questo cambiamento: bisogna scegliere materie prime di qualità e di cui conosciamo la provenienza.

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Come affronta la crisi uno dei nostri grandi prodotti alimentari : il Parmigiano Reggiano

Ecco la voce del Consorzio :

Il Consorzio mette a disposizione una banca dati di casari in pensione ed ex addetti alla produzione che possono essere richiamati dai caseifici in difficoltà. Al Mipaaf si chiede una deroga al disciplinare per salvaguardare la produzione. Bertinelli: “Ci sono oltre 50 mila persone impegnate nella filiera e ovviamente la loro salute è la nostra priorità assoluta”.

In un momento di grave emergenza sanitaria il Consorzio del Parmigiano Reggiano vuole rassicurare i consumatori sulla salubrità della DOP e sul fatto che, come ribadito dall’Autority Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), attualmente non ci sono prove che il cibo sia fonte o via di trasmissione probabile del virus.

Il presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli, ha dichiarato al riguardo: “È inaccettabile che paesi dell’Unione Europea, come anche paesi fuori dall’Unione, utilizzino questa crisi sanitaria per arrogarsi il vantaggio competitivo. È un fatto aberrante dal punto di vista etico e dal punto di vista legale è concorrenza sleale”.

I mercati esteri sono di primaria importanza per il Parmigiano Reggiano. Il giro d’affari al consumo della DOP si attesta infatti a 2,4 miliardi di euro e viene realizzato per il 60% sul mercato italiano e per il 40% su quelli esteri: Francia e Stati Uniti in testa, seguiti da Germania, Regno Unito e Canada.

“Il Parmigiano Reggiano è prodotto oggi come mille anni fa – ha affermato Bertinelli – solo con latte, sale e caglio e senza l’uso di additivi e conservanti. La produzione è regolata da un rigido disciplinare che non consente ai produttori di pastorizzare, centrifugare o refrigerare il latte. Per questi motivi il Parmigiano Reggiano deve essere prodotto ogni singolo giorno dell’anno. Fermare la produzione avrebbe conseguenze disastrose per la nostra filiera”.

“Allo stesso tempo – ha sottolineato il presidente del Conosrzio – la quasi totalità dei nostri 330 caseifici si trova in province fortemente colpite da Covid-19 come Reggio Emilia, Parma, Modena, Mantova e quindi è impensabile sperare di restare immuni”.

Per far fronte alla potenziale carenza di organico dovuta ai contagi, il Consorzio ha creato una rete di coordinamento per mettere a disposizione delle aziende una banca dati di casari in pensione ed ex addetti alla produzione che possono essere richiamati dai caseifici in difficoltà.

“Dal punto vista operativo – ha aggiunto Bertinelli – non abbiamo problemi perché il trasporto del latte dalle stalle ai caseifici è consentito così come la produzione del formaggio che è considerata ‘comprovata necessità lavorativa’ dal Dpcm del 9 marzo”.

Una potenziale criticità riguarderebbe però la disponibilità di organico, motivo per cui Bertinelli si appella al Governo italiano e all’Unione Europea: “Chiediamo al Ministero delle politiche agricole e all’UE una deroga al disciplinare, come previsto da legge 1151/2012 che regola le DOP in caso di emergenze sanitarie, per consentire maggiore flessibilità ai tempi e vincoli di lavorazione al fine di evitare la chiusura di caseifici e allevamenti”.

Ricordiamo che sono 2.820 i produttori che conferiscono il latte ai caseifici del Parmigiano Reggiano e che sia i primi che i secondi devono essere situati all’interno della Zona d’origine. Nel 2018 la produzione di Parmigiano Reggiano ha impiegato 1,92 milioni di tonnellate di latte pari al 15,9% dell’intera produzione italiana.

“Il Parmigiano Reggiano è la prima DOP per valore alla produzione con 1,4 miliardi di euro. Ci sono oltre 50 mila persone impegnate nella filiera e ovviamente la loro salute è la nostra priorità assoluta. Tutti i caseifici hanno adottato le misure del Governo per limitare il contagio, a partire dalla distanza di sicurezza di un metro tra una persona e l’altra”, ha concluso Bertinelli.

 

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EMERGENTE PASTRY 2020 : CHI E’ DALILA SALONIA

La seconda Edizione di #EmergentePastry 2020 si terrà al The First Roma Dolce che ospiterà le giovani promesse della pasticceria nella ristorazione. L’evento sarà riprogrammato non appena finirà l’emergenza, sperando di tornare alla normalità il prima possibile. Partecipante in gara è Dalila Salonia.

Dalila Salonia, nata a Ceva (CN) di anni 25. Ha intrapreso  il ramo della  pasticceria perchè, banalmente, da molto piccola si dilettava nella cucina di casa,  insieme ai suoi genitori a preparare dolci. Per questo, decide di frequentare la scuola alberghiera e successivamente una scuola specializzata, affiancando i migliori  maestri della pasticceria italiana, come ad esempio Iginio Massari, Gino Fabbri, Emmanuele Forcone e molti altri.  Della pasticceria le piacciono la precisione e la chimica che occorre avere e sapere  per realizzare bellissime creazioni. “Credo che sia un mondo infinito dove non si smetta mai di imparare.”

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EMERGENTE PASTRY 2020 : CHI E’ VERONICA DI CURZIO

La seconda Edizione di #EmergentePastry 2020 si terrà al The First Roma Dolce che ospiterà le giovani promesse della pasticceria nella ristorazione. L’evento sarà riprogrammato non appena finirà l’emergenza, sperando di tornare alla normalità il prima possibile. Partecipante in gara è Veronica Di Curzio.

Veronica Di Curzio, 28 anni e vive a Roma.  Sin da bambina, grazie  agli odori che sentiva provenire delle torte della nonna, ha sempre amato la pasticceria. Così a 19 anni lascia gli studi per seguire la sua passione frequentando un corso professionale di pasticceria. Da lì in poi questo mondo ha iniziato a fare parte della sua vita a 360° , diventando  una professione.  Iniziando in un  laboratorio di pasticceria , passando per ristoranti fin ad arrivare ad oggi a Casa Coppelle, dove ha trovato la sua dimensione nel realizzare dessert fedeli  alla scuola francese ma anche innovativi e originali.

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ALFREDO ALLA SCROFA : L’ARRIVO IN CUCINA E IN SALA DELLO CHEF MIRKO MOGLIONI E E DEL RESTAURANT MANAGER CARLO PARAGONA

Nel 1914 nasce, in una storica Locanda nel cuore di Roma, la leggenda delle irresistibili fettuccine Alfredo. Un punto di riferimento per la ristorazione capitolina, con attenzione alla qualità ma soprattutto passione per la buona cucina italiana. Da oltre 100 anni continua ad essere luogo prediletto da attori, registi e personaggi del cinema del mondo internazionale. Il ristorante Alfredo alla Scrofa dunque non poteva essere indifferente al cambiamento dei tempi moderni, un processo che porta al rinnovamento in cucina e in sala ma sempre con attenzione alla tradizione. Tra le novità lo chef Mirko Moglioni, con un’esperienza professionale che fa il giro del mondo, tra cui Giappone e America, fino a diventare executive chef del ristorante Alfredo alla Scrofa. Lo scopo non è quello di diventare un ristorante gourmet per “pochi eletti” , ma di mantenere la tradizione in cucina con un nuovo approccio e con delle tecniche più innovative. . “Il nuovo menu, realizzato ad hoc per il Ristorante Alfredo alla Scrofa, è stato creato per dare vita a una cucina di tradizione ma con un’ispirazione moderna”

Novità anche in sala, con la direzione del Restaurant Manager Carlo Paragona , dall’alto della sua esperienza, per offrire ai clienti un servizio sempre più attento ed efficiente. Per gestire più di duecento coperti e quaranta dipendenti tra sala, cucina e pasticceria. Paragona consolida la sua passione per la cucina e il servizio di sala con importanti risultati a Londra per poi tornare a Roma nel locale Settembrini e da Spazio Niko Romito. “Felice di questa nuova esperienza e orgoglioso di poter contribuire alla crescita di questo storico luogo romano.”

La carta dei vini, curata e studiata dal sommelier del ristorante Marco Zambardi, è frutto di tanta dedizione e passione che continua a crescere e a rinnovarsi con mille sfumature diverse come un viaggio che non ha fine: “Ci piacerebbe portarvi con noi attraverso le meraviglie enologiche italiane conosciute in tutto il mondo e far sentire dolcemente inebriati tutti i nostri cinque sensi” dichiara Marco. I piccoli e i grandi produttori si alternano a storiche realtà vinicole internazionali, vini moderni e vini di una volta, per dare vita a un’ampia antologia di etichette in grado di soddisfare le esigenze di ogni palato. Inoltre, è possibile degustare grandi etichette al bicchiere grazie al sistema di mescita Coravin. All’interno della coarta troviamo anche “ La Cantina di Alfredo” con una selezione di vino a marchio privato che vanno dal Metodo Classico al Brunello di Montalcino, dal Barolo al Chianti, dal Pinot Grigio allo Chardonnay  e un’attenta e accurata selezione di Champagne, piccoli vignaioli che producono grandi eccellenze rappresentative della regione vinicola francese.

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EMERGENTE PASTRY 2020 : CHI E’ SILVIA LAGANA

Per la seconda Edizione di Emergente Pastry il 10 Marzo 2020 il The First Roma Dolce ospita le giovani promesse della pasticceria nella ristorazione. Partecipante in gara è Silvia Lagana del ristorante Aroma*.

Silvia Lagana, 30 anni, originaria di Roma. Lavora come Sous Chef di Pasticceria al Ristorante “Aroma” *   Hotel Palazzo Manfredi. Braccio destro dello Chef Pasticcere Daniele De Santi. Diplomata a liceo di scienze sociali, successivamente inizia a intraprendere il percorso universitario di Scienze Infermieristiche, ma dopo qualche anno capisce di voler intraprendere un’altra strada… la strada della pasticceria. Nel 2015  frequenta il corso di pasticceria alla CastAlimenti a Brescia. Inizia come stagista presso “ La Portineria” di Gian Luca Forino. Nel 2016 entrai nel mondo della ristorazione come commis di pasticceria al “Cafè les Paillotes” di Pescara * Stella Michelin. Forte del suo percorso professionale e grazie a questa esperienza le viene proposto il ruolo di Pastry chef al “ Castello di Fighine” Ristorante * Stella Michelin, passando prima al Ristorante “La Pergola” dello Chef Heinz Beck *** Stelle Michelin. Dopo qualche anno entro a far parte della squadra di “Aroma” in qualità di sous chef dello Chef Pasticcere Daniele De Santi.

 

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