Alberghi così ce ne vogliono se la costa adriatica vuole crescere e stare a pari con i tempi. Un 5 stelle ad alto confort con solo le camere un pò piccole. Piacevole è l’area dedicata alla ristorazione che si divide in un bistrot allietato da musica nel fine settimana e un ristorante dalle linee classiche e moderne. Anche la cucina è professionale, affidata ad uno chef esperto, ma si rischia poco e si preferisce andare sul tradizionale sicuro. Insomma ci sono le premesse , servirebbe uno sforzo supplementare che, capiamo, di questi tempi non è poi facile farlo.
Ristorazione&Ospitalità
Un posto che non ti aspetti ed è proprio dietro l’angolo, cioè dietro il frequentatissimo canale di Cesenatico, nella vecchia piazzetta delle conserve dove appunto un tempo si conservavano con il ghiaccio o il sale pesci e generi alimentari. Ci sono ancora i segni delle buche e qualche piccola casetta risparmiata dal tempo, e al mattino i banchi del mercato.
Borgo dei Mugnai a Tornimparte
La chiesa di San Panfilo è uno dei tanti capolavori poco conosciuti, e merita da sola un viaggio. Ma Tornimparte offre anche un’opportunità golosa, questa Locanda (senza camere) in posizione un pò nascosta in una della tante frazioni in cui si divide il comune. Dentro due livelli, sotto è la cucina, sopra un’ampia sala divisa in due parti con pochi e distanziati tavola. A guidare il tutto sono in due: Stefano Censoni in sala, che Vi sorprenderà con qualche bella bottiglia, e Serenella Deli che non è da meno in cucina. Una foto alla parete con Gualtiero Marchesi ricorda uno stage di qualche anno fa che le ha segnato la vita.
Prata d’Ansidonia, un piccolissimo borgo di un Abruzzo ancora martoriato. Poche case abbandonate ricordano la bellezza del posto e c’è, fortunatamente, chi non si arrende e tenta il recupero. Pasquale (Lino) Guarascio è un oste tosto che cerca di utilizzare le circostanze per lanciarsi, eccolo così portare al successo questa Osteria (ben costruita e quindi non danneggiata dal terremoto) e intorno pian piano recuperare altri locali dove aprirà cantine e camere.
Nella serie, nuovi locali delle meraviglie a Roma, ecco questo Splendor che per proporzioni e bellezza merita il suo nome. Difficile riconoscere il vecchio caffè “Professionisti” nei tre livelli nei quali si articola il locale. Delude un pò quello in alto, una vera distesa di tavoli, ma l’area del bar pasticceria bistrot e il piano sotto, sono veramente piacevoli.
Un bel museo proprio in piazza della Signoria che ospita un piacevolissimo ristorante. Due salette, ma è quella con il tavolo lungo che troviamo particolarmente attraente, sempre aperta per un caffè o un pasto, dove i tanti libri a disposizione e il wifi gratuito (ci sono anche ipad a disposizione) invitano alla slow sosta e non al mordi e fuggi. Il menù ci ha un pò deluso, ma la vera sorpresa è stata la sommelier, Dorina, di origine rumena ma ormai completamente integrata. Conosce bene i vini, ama i naturali ed è un piacere sentirla parlare e servire.
Venivamo spesso oltre 20 anni fa nella piccola Enoteca di San Niccolò. Gilberto Pierazzuoli ne aveva fatto un luogo cult per quei tempi grazie alla cucina fresca e spontanea di Barbara e alla sua passione per i vini. Da qualche tempo si sono trasferiti verso San Frediano in questa piazzetta ravvivata anche dal ristorante il Cestello, molto frequentato per via del suo arredo coinvolgente. Gli anni son passati, la mano di Barbara rimane fresca, anche se con Gilberto assente si avverte la mancanza di quella spinta emozionale che c’era prima.
Siamo al Sesto piano , e si vede, di questo bell’albergo. E il Sesto, questo il nome anche del ristorante,è completamente diverso per stile e atmosfera, dai cinque piani sottostanti. Moderno, conviviale, un pò trendy, con un ottimo barman che suggerisce i suoi cocktails, e una cucina un pò curiosa di una cuoca altrettanto singolare, Entiana Osmenzeza, origini albanesi, arrivata in Italia, stregata e cresciuta da Fulvio Pierangelini, poi rifinita da Alain Ducasse.
Grand Hotel da una parte e Excelsior dall’altra: piazza Ognissanti a Firenze è un piccolo gioiello dell’ospitalità. Stili differenti persino dentro l’albergo, e infatti al Westin Excelsior convive la solida accoglienza anglosassone con la freschezza del ristorante all’ultimo piano. Un plauso alla prima colazione, originale nella disposizione e non scontata, con un insolito inserimento di colazione orientale e una rassicurante dovizia di sapori nostrani.
Non siamo ai livelli del Santo bevitore, ma anche questo (relativamente) nuovo locale di Firenze va forte. Merito anche qui della formula scacciacrisi che hanno i due locali in comune: ambiente recuperato caldo e piacevole, servizio veloce e informale (e preparato), menù non banale ma senza alcuna inutile astrattezza, dove la maggioranza dei piatti vanno tra i 9 e i 12 euro.
