Muntstraat, dietro la Grand Place, è la strada “clou” della ristorazione cittadina, dove i locali, di tutti i generi, si affiancano. I due migliori sono quasi di fronte l’uno all’altro, L’ Essenciel e questo Trente: due giovanissimi titolari in sala e cucina con altri due giovani colalboratori. In 4 , un solo menù che cambia ogni una o due settimane, 6 portate (a pranzo solo 3), e il prezzo in conseguenza è 70 euro a cena e la metà a pranzo. Semplice e chiaro, e infatti sono sempre pieni (max 25 coperti). Una cucina ben presentata, tendente un pò al dolce, ma intrigante nell’appetizer (patata viola e crema acida), piacevole con le capesante, classica con il merluzzo, e che chiude con un buon dessert. Anche la selezione dei vini mostra la buona competenza di David in sala, che tra l’altro ama e conosce l’Italia.
Ristorazione&Ospitalità
E’ andato via Angelo, una presenza calda e familiare in sala difficile da sostituire, ma dobbiamo riconoscere la professionalità e il tratto cortese di Valerio Capriotti, sommelier romano cresciuto sotto casa da Roscioli che affianca il sempre presente Claudio Mazzale. In cucina non dimentichiamo la presenza stabile e importante di Marco Corallo, ma di certo è Ciccio Sultano ad essere immanente. La sua cucina si può amare o meno (e noi siamo tra i primi), ma di certo non passa inosservata. Il pranzo scorre come una specie di fiume in piena di sapori, dove nulla è lesinato, ma senza scivolare nel pastrocchio o nel mare magnum dell’accozzaglia. Di certo la scelta è barocca, come il territorio e la tradizione vuole: insomma se si va a tavola è per rimanere sbalorditi e aggrediti dalla succulenza e dall’opulenza, qui non si gioca in punta di fioretto, ma si usa la scimitarra, un pò come i feroci saladini che risalivano dalla costa. Quando la misura è per noi corretta, pensiamo alla gelatina iniziale sospesa tra mare monte e orto e profumata di agrumi, o la perfetta triglia appena cotta soavemente e innervosita dalle briciole di pane, o al maccheroncino al ferretto ben contrastato per finire con il cannolo sensazionale,…. allora l’emozione accompagna il gusto. Altri piatti ci sembrano invece meno equilibrati come lo spaghetto con bottarga e i due secondi di carne. Ma di certo venire al Duomo è un’esperienza da fare, ed è di quelle che si ricordano a lungo.
Amiamo il paesaggio ibleo fatto di roccia, muretti in pietra a vivo, il verde dei pascoli. E le tante masserie trovano oggi nell’ospitalità una nuova funzione, e questa Artemisia, ben posizionata tra città e mare, offre una sistemazione familiare conveniente.
E’ di gran fascino e confort questa Villa Carlotta che da anni offre solida ospitalità alla periferia di Ragusa. Aperta sul verde, essenziale e funzionale ha anche un ristorante di livello guidato dall’esperto Claudio Ruta. Quanto è timido e riservato lui come persona, è invece effervescente e multiforme la sua cucina, un vero festival di composizioni, sapori, colori che tratteggiano con estro il panorama degli ingredienti siciliani e in particolare iblei. A volte c’è un pò di frettolosità, qualche spunto appare copiato e già visto, ma non mancano anche gli abbinamenti originali, e i colpi d’ala. Insomma una sosta che vale.
La piana dei Monti Iblei intorno Ragusa sembra sia destinata a diventare il Parco dei Millenni. Lo speriamo perchè sarebbe importante preservare questo paesaggio agricolo intatto. Completamente roccioso con poca vegetazione e agricoltura si presta all’allevamento e infatti qui nasce il ragusano, uno dei formaggi più buoni d’Italia. Molte di queste masserie trovano oggi una nuova destinazione: l’ospitalità.
La Locanda Gulfi è tante cose insieme: cantina, location per eventi, ospitalità e ristorante. Non era facile ideare un progetto così complesso, e non deve essere stato facile attuarlo, complimenti quindi a Vito Catania di esserci riuscito e ora anche al figlio Davide che segue da vicino la conduzione. Sono passati pochi anni, ma sembra che il tutto risponda bene: i vini sono buoni con punte di eccellenza ed apprezzati, e la Locanda è frequentata. Recentemente c’è stato un cambio nella responsabilità della cucina, e la cosa poteva dare dei problemi anche perchè Carmelo Floridia era (ed è) chef capace e solido, e non era facile sostituirlo. La scelta è caduta su Beppe Causarano, solo 29 anni, che conosciamo bene in quanto è spesso intervenuto a Emergente. E la conferma delle sue doti arriva puntuale con una serie di piatti che raccontano il territorio in modo garbato e convincente: buono l’inizio con le sardine e la crema di sedanorapa, e se il pesce azzurro in oliocottura ci ha meno convinto, il seguito (primi e secondo) si mantiene su un ottimo livello con uno stile che non cerca l’avventura, ma la misura e la continuità e che ci sembra poter rispondere al meglio alla complessità della struttura ospitante. Da segnalare infine la pasticceria di Antonio Colombo, giovane anche lui, uno dei migliori pasticcieri dell’isola, che vanta sicuramente grandi tradizioni al riguardo, ma più nella pasticceria intesa come dolce d’asporto che come dessert al piatto. E anche la sua brioche al mattino è di quelle difficili da dimenticare.
Ritroviamo Massimo Giaquinta in uno dei posti più belli della Sicilia, in questo affascinante Cortile Arabo a ridosso della scogliera. Massimo è cresciuto tra le padelle, ha partecipato a Emergente, è andato alla Prova del Cuoco che gli ha dato notorietà, ha cambiato un paio di locali ed ora sembra contento di questa sistemazione che pare più stabile e che merita senz’altro. Con lui è il fratello in cucina e le sue ricette accoppiano con indubbio estro e scioltezza mare orto e agrumi. Nei suoi piatti c’è l’allegria che lo distingue e la sosta scivola lieve e gradevole. Le cose migliori? la sarda fritta, il fusillo e il cannolo. Meno validi il polpo e gli spaghetti.
Peccato solo a come hanno costruito intorno, rovinando in parte uno dei posti magici d’Italia: la vecchia tonnara di Marzamemi. Ancora oggi la piazza sembra un palcoscenico pronto ad ospitare uno spettacolo, e al bordo tra piazza e scoglio, la Cialoma Vi conquisterà con la sua cucina semplice ma viva di sapori. Gran parte del merito va a Lina, che ritroviamo in perfetta forma dopo la malattia di qualche tempo fa. Il locale ha una location veramente magnifica con la veranda sul retro che gode della vista sugli scogli e riparata dalla casa del famoso pittore Enzo Cucchi.
Proprio all’altezza della Cattedrale, una breve deviazione e siamo in via Vicerè dove la giovane coppia italoirlandese di Pietro e Helene ha realizzato due appartamenti affiancati di grande confort funzionali e ben arredati. Un’ospitalità conveniente e ideale per la scoperta di Noto.
