Da tanti anni non venivamo in queste belle sale che da oltre mezzo secolo raccontano la cucina mantovana con rigore, amore e fedeltà. Alessandra e Tano sono due belle persone, accolgono con un sorriso, sono discrete ed eleganti nella loro semplicità. E’ veramente un piacere sedersi al loro tavolo, sentire tradizioni che risalgono ai Gonzaga, passare dal sorbir di agnoli al luccio con polenta. Una sosta che qualsiasi gourmet dovrebbe fare, con il rispetto che si deve ad una professionalità così datata, ma sempre attuale.
Ristorazione&Ospitalità
In certe stagioni Casa Vissani presenta alcune “chicche” e apre queste serate alla clientela migliore. Sere fa ecco una Maison poco nota di champagne, Erik Schreiber, importata da Première e abbinata ad una serie di piatti di ottima fattura con il risotto al vertice. Mario Federzoni ha presentato con scioltezza i vari vini, anche questi di ottimo livello con i due champagne da ricordare, il primo, l’Extra Brut, fine ed elegante, il secondo la Special Reserve curiosamente dolce, ma con un intrigante persistenza.
La Villa fa indubbiamente colpo, tra spazi, sale, arredi, oggetti e opere d’arte è un continuo susseguirsi di sorprese in positivo, anche perchè ad ogni sala cambia lo stile e l’arredo. La parte che più ci interessa, il ristorante, è anch’esso suggestivo, affidato alla luce delle candele (e anche dal soffitto, un pò ridondanti), con tavoli eleganti e assai distanziati. Una grande vetrata allunga la prospettiva sul giardino retrostante e lascia prevedere un forte utilizzo nella stagione estiva del dehor. Insomma il salto qualitativo dalla Torre di Viterbo a questa struttura di Anna Fendi è notevole, ma Luigi Picca titolare con Danilo Ciavattini ai fornelli, sembra ormai muoversi con agio tra clienti famosi e i tanti stranieri di turno ai quali offre una cucina romana che ha l’ambizione di dialogare con il mondo. Danilo è ancora molto giovane ma sicuramente bravo ed esperto e si predne anche qualche rischio, ma alla fine il cliente può sentirsi soddisfatto. Lo siamo anche noi, ma in questa bella sede le aspettative devono essere superiori e vorremmo da Danilo un ulteriore salto di qualità. Alcuni piatti, pensiamo al risotto, ci sono parsi frettolosi nella presentazione, altri, pensiamo alla pur famosa patata interrata, non finiti nel senso che manca l’ingrediente di contrasto. In alto poniamo un coraggioso coregone e un filetto di manzo con l’originale quadro di verdure.
Leoni si nasce e a Marcello non mancano il coraggio e le idee. L’Osteria è a fianco del ristorante, e si presenta non come un posto accanto di serie B, quanto come un’alternativa semplice giocosa e aperta agli eventi. Abbiamo solo sbagliato il momento, a pranzo qui spopola il buffet, invece siamo venuti nell’unico giorno, il sabato, quando manca questa formula. Il ripiego è stato così così: un polpo molle e privo di sprint e un buon hamburgher ahimè troppo cotto. Capiteremo meglio un’altra volta, ma intanto ci godiamo il buon caffè e le chiacchere e progetti a non finire dell’effervescente Marcello.
Loro esistono da poco più di 40 anni, noi li conosciamo da 30. Abbiamo visto passare tanti chef, altrettanti sommelier e persone di sala, anche perchè è uno di quei pochi ristoranti d’Italia che si permette di avere brigate complete, divise per compiti e ranghi, dove ogni dettaglio è curato e preso in considerazione. La cantina è giustamente famosa per ampiezza e varietà di proposte, di verticalizzazioni all’indietro nel tempo di etichette famose, ma quello che colpisce è anche la preparazione degli addetti ai lavori che continuamente si esercitano sotto la guida attenta di Giorgio Pinchiorri. Il giorno della nostra visita, un giovedì sera di febbraio, la sala era piena con molti stranieri (ma non solo) a testimoniare l’ormai consolidata fama dell’Enoteca. E sui tavoli circolavano Petrus, Yquem e altri famosi nomi di Francia e non solo: qui il vino non è solo in cantina ma si stappa anche al tavolo. La cucina è sempre stata un altro punto di forza. Per alcuni secondario rispetto al vino, ma noi non siamo di questo parere, qui si è sempre mangiato più che bene e si continua a cucinare nell’eccellenza. Il merito va ad Annie Feolde, attenta assaggiatrice e cuoca sensibile che ha ospitato chef di grande talento come Cracco, Genovese, Baiocco ed altri ancora. Da anni la cucina è affidata a Italo Bassi e Riccardo Monco, che dopo qualche digressione e cedimenti alla moda nel passato sembrano ora tornati verso una cucina più classica, ma sempre elegante e di sostanza, fortemente impegnata sulla centralità del gusto. Inconsueto ed originale il plateau degli stuzzichini iniziali anche se un pò pesante, poi si prende subito il largo con l’ottimo polpo con crema di zucca. Ci sono molto piaciuti il piatto con le lumache e quello con la patata anche se esteticamente migliorabili.
La Gatta Mangiona ha tanti meriti, primo fra tutti aver puntato in tempi lontani alla pizza di qualità e aver resistito in solitario così a lungo. Ora ha tanti compagni di cordata e Giancarlo Casa dedica loro la serata del lunedì per farli conoscere al pubblico romano. L’altro ieri è stata la volta de “O Fiore Mio” ottimo locale di Faenza, a noi ben noto in quanto protagonista anche all’ultimo Emergente Pizza Nord.
Appena aperto e gran clamore per questo nuovo Princi. Il motivo è anche il format leggermente modificato rispetto alle altre strutture e che prevede anche un angolo ristorazione dove un giovane e bravo chef, Valentino Russo, propone una cucina mediterranea ispirata a Pino Cuttaia dove lui è stato. Accanto è il forno con la consulenza del grande Franco Pepe e assaggiamo quindi la pizza (ottima) e un calzone (un pò pesante). Quello che comunque colpisce è il bell’ambiente, in stile, con anche qualche buona etichetta di vini e il vermouth di Mancino che non ci lasciamo sfuggire, con il quale brindiamo con Rocco Princi e appunto con Giancarlo Mancino. Curiosamente (non l’avevamo programmato) lo scorso lunedì a pranzo abbiamo provato Princi e Pepe, la sera cambiando città Gatta Mangiona e Fiore Mio, 4 grandi protagonisti del mondo pizza.
L’albergo è molto british, ma la cucina vuole essere fresca e mediterranea e a condurla hanno chiamato un giovanissimo chef, Roberto Cordisco che ha un buon passato professionale e quindi una probabile buona carriera. Aiutato da un’ottima sala, supportato da una cornice elegante e ovattata, Cordisco si presenta con un menù giudizioso, in versione corta (due portate) al lunch a soli 23 euro caffè compreso, e più esteso ma senza esagerare alla sera. Anche la lista del vino a calice è ampia e permette qualche assaggio d’autore (esempio Gianni Brunelli brunello 2007 a 8 euro). Quanto alla sostanza, i piatti confermano la buona mano, anche se sarebbe auspicabile qualche ulteriore esperienza per far acquisire finezza e equilibrio al giovane chef, ed eliminare così qualche sbavatura o eccesso di condimento. Il piatto migliore? un ottimo caciucco alleggerito rispetto alla versione canonica, ma di pari espressività.
Cinque di Vino a San Casciano
Trattoria verace, come quelle che si vorrebbe sempre trovare in giro. Portate generose, prezzi contenuti, e tanto ambiente con, in sala, Marco Baldi, un oste che intrattiene come si conviene la clientela. La sera è bene prenotare, specialità: il carrello dei bolliti.
