Si sente, giustamente, parlare sempre di più di questa trattoria dell’entroterra bolognese modesta nell’apparenza, ma molto più interessante dentro. Siamo in una viuzza di Marzabotto, che non offre molto alle apparenze, ma dentro batte un cuore (anzi tre) giovane: in cucina è Lorenzo, Debora (la compagna dello chef) al servizio, il fratello Francesco ai vini. Ognuno ha il suo compito e ognuno lo esegue bene. Francesco ci fa assaggiare un gran tempranillo, Debora svolge puntualmente il suo lavoro senza perdere il sorriso, e Lorenzo da solo in cucina va veloce come il ritmo della trattoria richiede, ma non per questo si perde d’animo o perde i colpi. Ci arrivano una serie di assaggi, tutti interessanti e se a tutti si può fare una piccola osservazione, non bisogna dimenticare il contesto ed il modesto conto finale. Quindi anche se la royale di lepre avrebbe bisogno di una maggiore spinta selvatica, i passatelli di un alleggerimento, gli eliconi di una nota fresca ravvivante, non si può che lodare il lavoro che questi 3 ragazzi stanno facendo e citare almeno gli ottimi tortellini di cinta.
Ristorazione&Ospitalità
In un piccolo vicolo che scende verso il porto da piazza De Ferrari ecco un piccolo locale che merita la visita. Sono in due, uno in sala e uno in cucina, giovanissimi e molto promettenti. Mentre Simone ci versa un bicchiere di un ottimo vino biodinamico, arrivano sulla tavola una serie di piccoli assaggi soprattutto di mare che ci confermano la buona impressione che Matteo Badaracco ci aveva fatto all’ultimo Emergente Nord. Una cucina moderna e leggera, che scorre con grande piacevolezza, brillante nell’idea e negli accostamenti e se ancora manca l’acuto, non ci sono nemmeno passi falsi, tant’è vero che riusciamo a fatica a dire quale sia il boccone migliore o peggiore. Da seguire con attenzione.
Francesco Pesce sembra uno chef tranquillo, ma poi riserba delle sorprese. Ogni anno organizza Culinaria, una bella rassegna di chef che quest’anno sarà coniugata soprattutto al femminile, e ogni giorno nella sua trattoria propone cose indubbiamente sfiziose. Al difuori, diciamocelo pure, nulla traspare, poi dentro l’ambiente si conferma rustico e un pò disordinato, ma ben frequentato da una clientela di habituèes golosi. Esperienze da Salvatore Tassa e Enrico Crippa alle spalle fanno accrescere le aspettative e in effetti arrivano sulla tavola bocconi piacevoli, ben pensati che attirano il consenso. L’ unico piatto importante: le polpette con la patata affumicata, è troppo poco per esprimere un giudizio finale, ma conferma con la precisione tecnica della patata sfogliata la buona base di questo giovane chef.
Relativamente nuovo è questo “Il Belli”, ristorantino dietro piazza Cavour specializzato nella carne che negli ultimi tempi sta riguadagnando qualche posizione rispetto al pesce. Qui va forte la chateaubriand, almeno mezzo chilo, servita con le sue salse (in Francia normalmente con la salsa bernaise, qui anche con altre salse) presentata fumante al tavolo. L’origine della carne è danese, in genere con qualità apprezzabile. Prima altra carne proposta in combinazioni fantasiose come ” carpaccio tartare e battuta” e altro ancora e serviti con bollicine anche di qualità. Il contesto è semplice, familiare.
Osteria del Vento a Montecarlo
Giovane (31 anni) e simpatico, Marco Violini conduce con la moglie Margherita questo bel locale proprio sulla piazzetta centrale del piccolo borgo (molto bello). L’esperienza di Bracali gli ha fatto indubbiamente bene ed ora propone un menù corretto, equilibrato, ad un prezzo concorrenziale rispetto alla qualità espressa. La sua è una cucina tranquilla, ma non appiattita sulla banalità ed ogni piatto sembra combinare con la giusta misura sostanza tradizionale e un tocco innovativo. Tra i vari assaggi una marcia in più per i tocchetti di mortadella di Prato spadellata e per la buona tarte tatin.
Un locale molto conosciuto e frequentato, ben arredato e piacevole. Il patron è un professionista di lungo corso, capace e attento. Non troverete piatti particolari e finezze, quanto la sostanza di una cucina legata alla tradizione e coniugata in un menù forse troppo lungo e impegnativo per così tanti coperti.
Il locale è nobile e da anni è il punto di riferimento del bonton locale e non solo, con una cucina di impostazione classica, legata alla tradizione e servita con i guanti. Da qualche tempo il giovane figlio Andrea ha convertito la sala superiore (ha un ingresso separato) ad una cucina più semplice e schietta aperta ad una clientela più giovanile. Questo spazio ha il nome Osteria..La Porta Accanto. Un piatto di qua (lato osteria): gli gnocchi al montasio, un piatto di là (ristorante) la spigola. Chi vince? la splendida fritturina di saltarelli e zucchine che potete trovare in ambedue le soluzioni.
Palazzo Castiglioni a Mantova
La famiglia ha qualche secolo di vita e il Palazzo pure. Alcune camere (termine riduttive) sono state aperte all’ospitalità e permettono di vivere alla grande, proprio al centro città. Prezzo giusto per tanta atmosfera (circa 200-250 euro, dipende dalla camera), molto cortese il padrone di casa, Guido Castiglioni, che consiglia al meglio sulle tante cose da visitare in città intramezzando con i ricordi di famiglia. Una bella sosta da raccomandare.
Carlo Cracco sarà impegnatissimo e famoso, comunque non si dimentica del suo ristorante. Ci accoglie (anche se poi deve scappare via) nel suo ristorante dove ci troviamo tra un nugolo di volti nuovi, in sala come in cucina. Resiste il buon Sangi, l’unico superstite della vecchia brigata di sala, mentre in cucina il giovanissimo Luca Sacchi, che fece ottima figura a Emergente di due anni fa, ha preso il posto di Baronetto, e si destreggia come può con i nuovi e giovanissimi arrivi. Non è semplice sostituire Baronetto&Co in una cucina così complessa e d’avanguardia. Luca ci prova, sente la responsabilità e ce la mette tutta. Il risultato è confortante, lo stimoliamo a perseguire traguardi ancora più ambiziosi, e ci godiamo una gradevole serie di stuzzichini dove primeggia l’insalata russa caramellata, per poi cadere nella normalità di una lingua di vitello con scampo che non trovano la giusta fusione, risalire con i buoni ravioli di latte di capra in versione autunnale, e il ben contrastato carpaccio di fassona con acciuga e nocciole, e finire in frenata con una volenterosa ma un pò semplice composizione di sorbetti. Speriamo che le due brigate, di sala e cucina, si siano ora assestate, indispensabile presupposto per ritornare sugli altissimi livelli di prima.
Nuovo locale indubbiamente di successo, sarà per la location (attico con vista e due piscine), sarà per l’arredo moderno e funzionale, sarà per la clientela attirata dalla ben nota azienda di moda proprietaria dell’immobile, sarà forse per l’offerta gastronomica che non è priva di ambizioni. Queste ultime sono giustificate dalla fama e valenza dello chef, Elio Sironi coadiuvato da Marco Pemaro, e dal servizio di sala dove si spalleggiano professionisti del calibro di Edoardo Grassi, Luca Pardini, Marco Civitelli. Indubbiamente la serata scorre piacevolmente tra la bella clientela ed il servizio formidabile, mentre qualche perplessità arriva dalla cucina che ci invia una serie di piatti tutti sufficienti ma dove manca, un pò per la fretta, un pò per la folla, quello che lascia il segno. Ma la brigata anche in cucina c’è, bisognerà forse aspettare un definitivo assestamento. Tra le pietanze segnaliamo il baccalà con i ceci e l’ombrina alla brace, che meriterebbero comunque una presentazione più curata.
