La Pieve è veramente antica e risale al quinto secolo, ora è un’ospitale Locanda con le sue camere e un ristorante ampio, tradizionale e confortevole dove opera la famiglia Caselli, varie generazioni, tutte strette intorno ai forni, fornelli, griglie e fuochi per assicurare pizze, focacce, bistecche e pietanze secondo l’usuale ricettario del territorio. La carne è buona, il tartufo quello degli amici di Toscobosco.
Ristorazione&Ospitalità
Novità al Nun, il più bell’albergo forse della regione, che oltre ad una suggestiva Spa ha anche sempre offerto una discreta ristorazione. Ora c’è un nuovo ristorante nella struttura acquisita sulla parte alta, ed è una sorpresa positiva, sia per la gradevolezza dell’ambiente, moderno e pulito, senza inutili orpelli; sia per la qualità del cibo. In cucina è sempre il giovane Nicolas Bonifacio, che sembra ancora più motivato e che ci ha proposto una serie di ricette molto aderenti al territorio, ai prodotti biologici, al recupero di quelli poveri (tuberi, foglie, radici). Qualche piatto ci è parso particolarmente riuscito come le lumache, i cappellacci, le due carni. Plauso al pane, davvero buono.
Hotel Teutschhaus a Cortina s/v
Un paesino pulito, una bella piazzetta, un albergo a 3 stelle. Ce ne sono tanti in Italia, ma questo sorprende per l’ampiezza delle camere e degli spazi comuni, per la colazione curata. Il tutto ben disposto e ordinato. Alto Adige da prendere come esempio.
Termeno è uno dei più bei borghi d’Italia, ed è un piacere perdersi nelle sue caaratteristiche stradine ed è un piacere pure trovare una casa (ansitz) come questa. Con camere accoglienti, ristorante bellissimo e reastaurato con grande gusto e misura rispettando la severità originaria di quelle che un tempo erano le stalle. Accolgono Sabine e Armin, pochi piatti, elenco dei fornitori dichiarato sul menù, scelta rigorosa fatta nel territorio, pochi fronzoli, ma eleganza spontanea. La lezione di Kniederkofer è servita e l’Alto Adige merita sempre più la sua fama gastronomica. Ci siamo venuti qui con le simpatiche assistenti di Alois Lageder, e i suoi vini hanno completato il piacere della serata. Grazie Alois, per noi un amico e un esempio.
Vale la pena arrivare in quest’angolo un pò nascosto della Maremma interna, per scoprire un angolo dove si concentra tanto benessere: quello della natura rigogliosa dell’intorno, quello delle terme che consentono bagni e massaggi tutto l’anno, quello dell’ospitalità delle camere ben arredate, quello dei prodotti biologici in proprio dell’azienda (carne, animali da cortile, verdure dell’orto, olio e vino), e non ultimo quello di una tavola dove un giovane chef (ex Premio Emergente) propone una cucina di rispetto valorizzando quanto raccoglie nei campi intorno. L’inizio è alla grande con due ottime ricette, i tuberi (zucca e pastinaca) e l’uovo con bucce di patata, poi qualche cedimento (troppo condimento sui tortelli e sul maialino) ma il risultato è nel complesso più che ragguardevole.
Un contadino a caso, Berardino
Qualche alto e basso c’è pure stato in tanti anni di attività, ma tutti noi, amanti del buon mangiare, dobbiamo qualcosa a Berardino Lombardo. Lui prima di quasi tutti ha capito l’importanza della materia prima, ha fatto il percorso inverso dalla tavola alla campagna, da cuoco a contadino. Ha avuto il coraggio e l’orgoglio di puntare sui prodotti più (apparentemente ) umili, sui grandi sapori dei suoi ingredienti allevati in casa e di proporre la semplicità di una cucina dai sapori immediati. E tutto questo in tempi ormai lontani quando ancora la cucina ufficiale era ben altra. Da Pietravairano a Conca, da Conca (che sempre esiste ed è di supporto) a Caianello in questo locale ampio ed accogliente dove Vi dovete solo sedere e non pensare ad altro. Farà tutto Lui, ad un prezzo irrisorio per le bontà che saprà proporvi.
Nel sangue un pò di Olanda e di Sicilia, alle spalle un’esperienza importante con Norbert Niederkofer, un gigante della cucina alpina: c’è un bel cocktail di partenza! Eugenio Boer si presenta bene e infatti si è fatto subito notare qui a Milano prima ed Enocratia, poi con qualche consulenza in giro. Ora apre questo locale dove si mette in gioco con qualche giusta ambizione. La zona è allegra e giovanile (via Marghera è piena di alternative interessanti per tutti i gusti e prezzi), la location originale, all’interno di un cortile con un’unica sala e cucina a vista. Dentro avrete vari menù a vari prezzi da 40 a 70 euro, che per quanto proposto ci sembrano convenienti ed infatti il locale sta godendo di un immediato successo, il che ci rallegra, anche perchè molti piatti non sono banali ma piuttosto concettuali e denotano un’importante ricerca e pensiero dietro le quinte (pensiamo ad alcune presentazioni molto curate, alla ricerca dell’effetto olfattivo e del dettaglio, alla varietà di ingredienti utilizzata). Ci sono piaciuti, e molto, il brodo di castagne e porcini, e i tortelli di cappone, un pò meno il ristto decisamente passato di cottura e un pò colloso.
Un pò di Manhattan a Roma ce la porta questo localino semplice del quartiere africano (per i nomi delle strade). L’idea è di Emiliano De Venuti, la selezione di birre artigianali è interessante, ma ormai è un settore ad alta concorrenza. Più interessante la scelta della tipologia del barbecue: vari tipi di carni affumicate con stile (e legna) americano. Interessante è il pollo, con il quale Arcangelo in visita prepara un suo panino firmato. Ancora di più le ribs, in attesa del promesso “pastrami”.
Un bel salto da Isola della Scala a San Zeno, da un ambiente lussuoso a una sala informale, da un servizio in giacca e cravatta a uno in jeans e scarpe da tennis. Il coraggio non manca alla cucina che non è solo a vista, ma praticamente accanto e dentro la sala, senza alcun schermo. Una buona aspirazione limita la contaminazione degli odori, la mancanza di spazi obbliga ad una spesa praticamente giornaliera, insomma il senso di “casa” è garantito e non solo conclamato. I tavoli sono ravvicinati per assicurare un minimo di coperti che hanno a disposizioni varie alternative e percorsi da 50 a 120 euro (a pranzo 50), e possono anche scegliersi gli ingredienti di riferimento del menù. Conosciamo da 30 anni Giancarlo Perbellini, le aspettative con uno come lui sono ovviamente alte, e dobbiamo dire che non ci delude nemmeno questa volta. E non solo per aver ideato un concept moderno e originale (bonus!), ma anche perchè la sua cucina è sempre attuale, sceglie spesso la via dell’appagamento pieno del gusto, ma questo crediamo non deve essere una critica, ma un pregio. Mancano a volte nella sequenza delle ricette le sfumature sull’amaro e sul piccante, ma il percorso risulta comunque vario e interessante, e non fa certo rimpiangere le finezze del precedente ristorante. Tra i tanti piatti assaggiati veramente da lodare sono il baccalà con i topinambur, i ravioli di mais, la quaglia affumicata, mentre ci ha meno un risotto ben cotto ma poco contrastato.
Ha già qualche anno, ma solo da poco tempo è arrivato qui Michael Silhavi, giovane allievo di Perbellini. Oggi questo ristorante si presenta con molte carte da giocare: la location a dir poco straordinaria alla base dell’antico ponte romano con affaccio suggestivo sulll’Adige, un arredo barocco e romantico, una cantina ben fornita e per l’appunto una brigata giovanissima anche in sala. Tra coccole cristalli e specchi arrivano i piatti della cucina: meglio gli spaghettoni e il maialino, del risotto e del tortello, ma la sequenza si fa apprezzare e dimostra la buona impostazione di base dello chef che deve solo aver il tempo di affinarsi e migliorare.
