Uno dei Borghi più belli d’Italia è stato fortunatamente recuperato, restaurato con precisione e grande attenzione ai dettagli, ed ora viene in parte venduto e in parte aperto all’accoglienza. Stupisce veramente vedere e vivere la bellezza di questa architettura nata secoli fa, allora povera e spontanea, che invece si rivela oggi ricca e suggestiva, con scorci ed angoli caratteristici ad ogni metro. I nostri avi ce l’avevano nel sangue, sapevano come inserire la pietra nel paesaggio e creare un corpo armonioso come questo bel Borgo-Castello fortificato. Venitelo a scoprire, pietra dopo pietra, viuzza per viuzza, è affascinante e in più, da maggio in avanti, un ricco calendario di eventi sarà a disposizione dei visitatori.
Ristorazione&Ospitalità
Passano gli anni, tanti se includiamo anche la generazione precedente, ma indubbiamente questo locale rimane sempre il riferimento giusto della ristorazione in città. Ha tanti pregi, la posizione centrale e comoda, la tranquillità di non affacciarsi sulla strada, la pulizia di una sala elegante ma non formale, uno dei migliori servizi d’Italia grazie all’efficienza e bella presenza di Cristina, una cantina da sballo, e una cucina sempre solida. Ai tanti pregi si sono aggiunte da qualche tempo anche delle belle camere nei piani superiori. Difficile trovare quindi dei difetti, forse quello di complicarsi un pò la vita con una carta un pò tanto lunga e una serie di ricette fin troppo articolate, dove a volte qualcosa in sottrazione andrebbe forse a migliorare il risultato finale. Ma è un bello sfoggio di classe quello che mostra Marco, spaziando tra carne e pesce, tra primi e dessert, con uguale energia e determinazione, anche se il vertice viene spesso raggiunto nella materia più difficile, la selvaggina. E anche stavolta il wafer di lepre era eccellente, come pure il capretto con il suo patè.
Perbellini senza Perbellini funziona comunque bene. Non che non si senta l’assenza del grande chef (che ora opera con grande successo al centro di Verona), ma di sicuro la giovane brigata guidata da Francesco Baldissarutti, (11 anni con il maestro) è meritevole e Giancarlo dovrebbe essere contento di avere allievi così bravi. Anche la sala gira bene sotto gli occhi esperti di Paola Secchi e Fabrizio Franzoi, sommelier ed è una sala affollata, segno che la nuova politica di prezzi funziona. Con meno ambizioni, prezzi calmierati (anche per l’estesa carta dei vini) ci vengono portate al tavolo una serie di ricette sfiziose dal gusto centrato, sapori pieni, pochi azzardi ma anche poche sbavature. Buoni ma un pò “piacioni” i tortelli, un pò collosa la pancia di manzo, ma inizio e fine sono ad ottimo livello.
Antica Locanda Peppina ad Alseno
Chi poteva mai supporre che dietro ad un’insegna così tradizionale, Antica Locanda de Peppina, ci fosse un ristorante creativo con un gruppo di giovani ben affiatati? Sorprese che ci riserva il girovagare per l’Italia e lodiamo il coraggio di Giuseppe Arbusti, il titolare, nipote della Peppina, che ha rivoluzionato l’antica Locanda e ci offre ora uno spazio moderno, pulito, civile, dove ci accomodiamo con interesse e curiosità. E le buone novelle non finiscono: la sala si dimostra competente, la focaccia al farro che arriva calda crea dipendenza, il menù appare intrigante e di ottimo rapporto prezzo qualità. In cucina è il giovane, 33 anni, Jacopo Malpeli, varie esperienze in giro, ma cresciuto soprattutto con le improvvise responsabilità acquisite venendo qui meno di due anni fa. E’ già avanti per idee, creatività, cura estetica delle ricette. Un pò meno per equilibri e abbinamenti sensoriali, ma anche perchè ha scelto la strada difficile della molteplicità degli ingredienti, che è piena di insidie e difficile da gestire. Ma diamo tempo al tempo e se avrà la determinazione e la pazienza di approfondire e perfezionare la messa a punto delle sue ricette, ne vedremo delle belle. Ma già ci godiamo una serie di assaggi che ci mostrano una bella potenzialità: il migliore? la sfoglia con crema di broccoli, il peggiore? una pasticciata composizione con le lumache. Comunque che bravi questi ragazzi!!!
La ciclabile che ha preso il posto della vecchia ferrovia sta diventando un punto di attrazione e si moltiplicano anche i punti di ristoro. Questo è particolarmente indovinato, con bella vista sulla spiaggia e ampia terrazza. Insalate, panini ed hamburgher per godersi lo splendido sole della Riviera.
Locanda dell’Angelo a Millesimo
E’ comodo, a un chilometro dal casello, ma un pò nascosto nel piccolissimo borgo storico accanto a quel che rimane del ponte di pietra. Dentro la sala, ampia e moderna, sorprende, come la cucina del giovane chef cresciuto con Flavio Costa. Una cucina quasi più di mare che di terra, (ma qui in effetti siamo in bilico tra la Riviera e le Langhe), che spazia con varietà di sapori e abbinamenti dove forse un pò insistenti sono le note dolci (la nocciola liquida, la vaniglia, le castagne ecc..), ma che si esprime con naturale eleganza e mano lieve. Nel lungo percorso le cose migliori arrivano all’inizio (sugarello e crema di carciofi) e nei secondi di carne, meno convincenti le capesante e una crema di fagioli dove manca il giusto contrappunto. Buoni, ma un pò semplici i dolci finali.
Relais Monastero a Millesimo
Al confine tra Piemonte e Liguria (appena in provincia di Savona), un piccolo paese reso celebre da Napoleone (che qui si scontrò con piemontesi ed austriaci) che offre anche due posti da citare per i gastronomi erranti. Della Locanda dell’Angelo parleremo a parte, questo è il bel Relais del Monastero, di nobile storia, tuttora privato, ma con larghe parti purtroppo deteriorate. Due ali sono in buone condizioni, nella prima ci sono alcune camere ospitali, nella seconda un bel ristorante di grande impatto scenografico dove un giovane chef propone un menù in giusto equilibrio tra mare e terra ad un prezzo corretto tenendo conto della qualità del contesto.
Cogliamo al volo l’invito di Thomas Bohrer (importante importatore di vini rari a Hong Kong e “cigar aficionado”) e ci ritroviamo con Filippo Calabresi, padrone di casa, e Simone Fracassi e altri amici, in una larga tavola imbandita con magnum preziose. Un bel bere davvero, accompagnati dai piatti del giovane chef appena arrivato al Borgo Syrah, Luca Fracassi ex Magnolia di Cesenatico, e poi il conforto delle ospitali camere dei Tenimenti D’Alessandro che ringraziamo.
In alto sopra Seiano da vari anni è questo locale caratteristico che gode di un superbo panorama. La cucina è affidata al giovane Luigi Sorrentino che propone una corretta linea di ricetta tradizionali che si avvalgono dei consigli di Giosuè Maresca (che abbiamo qui ritrovato dopo tanti anni, ricordiamo il suo famoso ristorante San Vincenzo poco distante), e dei prodotti dell’orti vicini. Uno dei titolari (Staiano) ha anche un affermato caseificio e quindi assolutamente consigliabili sono anche i formaggi e i salumi fatti in casa.
A completare una delle ristorazione più importanti d’Italia (la più importante forse in rapporto al numero di abitanti) arriva Villa Chiara, e così Vico rafforza il suo indiscusso primato. Non sarà facile emergere in tale concorrenza,ma si sa che la competizione stimola pure. La struttura è bella e gode di bella vista con la sua posizione dominante la baia di Seiano, ettari di verde assicureranno verdure e uova fresche (anche gli animali sono in programma), la bella villa permette qualche evento, al primo piano è una serie di salette ben arredate e al piano inferiore c’è anche una saletta privè accanto alle cucine. Quest’ultimo è il regno di Faby Scarica e Arturo Scarfato, che rimangono con i piedi per terra per assicurare una linea misurata, non azzardata o troppo impegnativa, dove l’ingrediente rimane indiscusso protagonista. Sono giovani, appassionati e non possiamo che augurar loro un grande e meritato successo.
