Ljubica, Liù per gli amici, ha sempre apportato nelle nostre gare di chef emergenti la sua competenza di giudice internazionale WACS, (unica donna italiana!). Da un paio di mesi ha deciso di lanciarsi direttamente nella ristorazione rilevando questo bel locale di Caorle, lo Sporting, dove finalmente può esaudire completamente la sua passione e professionalità. Il locale indubbiamente merita e si presta con le sue varie sale, dehor, verande e terrazze, ad offrire varie alternative alla clientela. Inoltre Liù è particolarmente preparata e competente non solo sulle tecniche di cottura, ma anche sulle varie allergie, diete, e aspetti legati alla salubrità degli ingredienti che sempre più stanno diventando importanti nella ristorazione odierna. Ben venga quindi un locale come questo in una zona che tra Venezia e Trieste non offre poi tante alternative di rango. E quanto abbiamo assaggiato, ci conferma, in termini di sapore, leggerezza e digeribilità, la cultura di Liù al riguardo.
Ristorazione&Ospitalità
Piace a noi, ma anche a molti, ed infatti è sempre pieno. Merito della qualità del servizio, della bella competenza di Michele sui vini che in larga misura scopre e distribuisce, merito della bella e accogliente atmosfera che il locale, per altro neppure tanto datato, riesce ad offrire. C’è anche una cucina di sostanza che alla gente piace, ricca (forse troppo) nei sapori e condimenti, ma non lesina nella qualità della materia prima: fassona, galletti ruspanti, tartufo in largo uso come pure gamberi e scampi. Qualche sorbetto di troppo, ma il bilancio è positivo ed il conto competitivo.
Il Resort è d’indubbio impatto, occupa con un vasto terreno intorno tutta una collina con macchie di alberi, prati, varie ville, una piscina, un bel centro benessere e sono in progetto altre suites e un’altra piscina oltre ad un campo prova golf. Dentro al Palazzo altre sale per convegni e incontri, un ristorante gourmet chiuso al momento della nostra visita. Abbiamo ripiegato su quello più tradizionale accanto alla piscina. Anche qui gli ambienti sono nobili, ben arredati e funzionali. La cucina un pò basica offre giudiziosamente poche alternative e punta molto su una serie di insalatone. Pioveva, il che non aiuta essendo questo un posto che offre il meglio di sè all’aria aperta godendosi il panorama e il verde del circondario. Cercheremo di tornare anche per provare il ristorante gourmet che apre al momento solo nel fine settimana.
Se non lo conoscete venite a trovarlo appena potete, un viaggio ben ripagato da tante cose: la bellezza di Lucca, la location fuori dal comune (in un bellissimo museo), la cucina scintillante di Cristiano Tomei, cuoco che si diverte e fa divertire la gente. Menù tutti a sorpresa in varie interessanti combinazioni (convenienti anche nel prezzo), e piatti che escono fuori dal dejà vu e che ci raccontano di questo talento abbastanza integro e spontaneo che ha anche una prestanza fisica, dei modi simpatici e, non ultimo, una moglie attraente che vi accoglie in sala. La cucina fa trasparire un carattere anarchico che ci sembra meriti un ulteriore bonus: presentazioni non curate, minestra di riso e non risotto, piccione cucinato appeso e maialino cotto ad alta temperatura. Anarchia che è supportata anche da buona tecnica, basti pensare la classica creme caramel fatta con i fegatini del piccione e un caramello alle acciughe o la perfetta maionese di ossa di coniglio. Tra le cose migliori i tortelli alle rape amare che si fissano nel palato con la loro insistente persistenza e la pastina di lievito al pomodoro che riprende la celebre pappa, innervosita dalla nepitella. Meno riuscite le triglia con troppa coratella e forse i dessert (pur interessanti) meriterebbero una definizione migliore.
Ambiente molto curato, dai toni caldi e non asettici, con prezzi corretti e chef di grande personalità: morale, ristorante sempre pieno. La formula è giusta e non possiamo che confermare di persona il buono che si dice su questo nuovo locale di Milano, specie da quando, alla fine dello scorso anno, è arrivato in cucina Davide Zunino. Mangiamo bene, in un bellissimo ambiente, senza cadute di stile e di ritmo. Tutto bene quindi? Sì se pensiamo al successo popolare, meno per il livello ultimo della cucina. Conosciamo bene Davide, e nelle sue corde c’è un notevole potenziale, è uno dei giovani chef più promettenti. Qui i numeri sono importanti, la cucina (a vista) un pò limitata come risorse umane e si fa quello che si può, cioè bene per piacere un pò a tutti, non benissimo, come il palato fine magari desiderebbe.
Dieci anni di attività per quest’osteria ormai famosa. Non è il braccio povero di Enrico Crippa, come si potrebbe pensare, quanto l’alternativa tradizionale. Le materie prime sono di livello, come quelle al piano di sopra (Piazza Duomo), solo che qui si rimane più circoscritti nel territorio. E’ bello vedere la sfoglia stesa ad asciugare, è bello assistere alla gara del taglio dei tajarin come si faceva un tempo in ogni casa. Un buon servizio ci presenta una serie di ricette corrette, che ripercorrono il territorio seguendo una sana stagionalità. Ottimi gli gnocchi della val Varaita, buoni i primi, e segnaliamo anche l’insalata primavera e la lingua (anche se non c’è la foto). In cucina sovraintende Enrico Crippa, ma la faccia ce la mette il bravo e modesto Dennis Panzeri.
I Lucianoni del mondo del food&wine sono due, Pigna e Vigna, ambedue simpatici, preparati e di buon peso. Il Pignataro lo incontriamo spesso, c’eravamo un pò persi il Lombardi, detto appunto Vignadelmar, da quando aveva lasciato la Puglia. Ce lo ritroviamo a sorpresa a Montalcino, d’altronde lui il vino buono l’ha sempre amato, in questa bella Enoteca di fronte alla Fortezza, dove le bottiglie (grandi di nome e di fatto, molte sono anche magnum) ti accompagnano fino in fondo alla bella cisterna. E’ arrivato da poco e sicuramente apporterà la sua impronta nel servizio di sala. Anche in cucina le responsabilità sono passate di mano da pochi mesi con l’arrivo di Francesco Mansani, chef di solida carriera alle spalle. Considerando che siamo a casa Franci, tra i nomi che contano a Montalcino, diciamo che c’è quindi solidità, e il tutto lascia ben sperare. Si beve alla grande, e il mangiare non delude con una cucina un pò classica e di sostanza, che ben accontenta il cliente che in genere a Montalcino cerca sani sapori per poi annegare nei calici.
Campo del Drago a Montalcino
Campo del Drago è il nome del brunello di punta dell’Azienda, del cru di riferimento e anche il nome del ristorante gourmet, aperto solo nelle sere in stagione. L’abbiamo trovato in fase di allestimento e la cena ci è stata servita in uno spazio meno formale, ma molto piacevole: la Scuola di Cucina al primo piano de La Canonica. Del resort abbiamo già parlato, la ristorazione gioca un ruolo importante: oltre al ristorante gorumet e all’osteria, in estate offre un0alternativa a bordo piscina e inoltre sono numeorse le richieste per le cene private nelle varie ville. Enrico Figliuolo, l’executive chef, ha quindi parecchio da fare, l’aiuta una brigata di giovani: Giovanni D’Ecclesis e Maurizio D’Andretta i sous chef, in sala Matteo Gaeta sovraintende con Michele Lella sommelier che dispone di un0interessante cantina dove trovano spazio numerose aziende, non solo quella di casa. Enrico è di Salerno, ha lavorato a lungo con Elio Sironi, ha quindi buona esperienza, come d’altronde il posto richiede. Abbiamo assaggiato una lunga serie di piatti che confermano la sua base tecnica, forse solo un poò troppo alberghiera: difficile trovare qualcosa che non sia buono, la costruzione del piatto è in genere ricca ed opulenta, quello che spesso il cliente (medio) desidera. C’è quindi una buona impostazione e tecnica, manca però secondo noi ancora un tocco di eleganza e finezza che ci farebbe piacere ritrovare in un posto così bello. Un plauso infine ai dessert, belli e vari, penalizzati dai piatti di servizio, ma denotano una bella mano.
Un magnifico orto è il giusto vanto di questa osteria. Un orto che è un piacere visitare per come è stato ideato ed è ben tenuto. E le verdure sono alla base della cucina dell’altrettanto bella osteria che si divide tra saletta interna e una bella veranda con panorama sui boschi della contrada. Altra colonna portante è il vecchio forno della Canonica, perfettamente ripristinato che sforna foccaccia e pizza sia la mattino che a sera. Ad accompagnare i vini dell’azienda serviti anche a calice, e i piatti di cucina rigorosamente toscana che vengono proposti ad un prezzo più che interessante visto che siamo in uno dei resort più lussuosi d’Italia. Un invito quindi a venire in questa osteria per godersi la bellezza di questo ambiente e del contesto.
Quasi duemila ettari fanno di questa tenuta una delle più grandi d’Italia. Un tempo appartenente alla famiglia Biondi, poi da oltre dieci anni giunta a Massimo Ferragamo che qui ha realizzato uno dei più bei resort d’Italia. C’è un albergo al centro, il Borgo, con camere e suites, e intorno sparse nel borgo e nel bosco una diecina di ville lussuose (e altrettante in recupero). Ameneties, dettagli, comodità e coccole ad ogni passo. Colpisce la grandiosità degli spazi, la tranquillità che una cintura di duemila ettari garantisce, la serenità del panorama, la bellezza del bosco. Sull’osteria, sul ristorante e sul vino torneremo con approfondimenti.
