Una bella e moderna cantina aperta alle visite e ben organizzata. Spettacolare è la vista sulle vigne che si gode dalla pedana semisospesa, e dentro è un bel camminare tra i vari ambienti tecnici. Con gli amici Masciarelli, assaggiamo qualche vino. I numeri sono notevoli: oltre 4 milioni di bottiglie che per tre quarti prendo la strada dell’estero, con l’America in prima linea. Un successo dovuto anche ad aver puntato molto sulla strada di un buon vino di fascia media a prezzi contenuti. Ma ci sono anche un paio (almeno) di etichette più ambiziose: il Montepulciano barricato, il Capsico e uno spumante metodo classico.
Redazione Witaly
Amiamo i formaggi, e è sempre un piacere scoprire un piccolo artigiano di qualità come questo, anzi sono in due: Elvira ed Antonio la Gatta, e a fare i formaggi è più Lei di Lui. Quasi solo latte ovino, ma a volte anche caprino, con forme anche grandi che fanno affinare in cella fino a 3 anni e che sono una vera bontà. La toma di due anni a 25 euro al chilo merita tutto! Anche la ricotta è ottima. Bravi davvero!
Il piccolissimo borgo è antico e un pò sperduto nella valata, a metà strada tra L’Aquila e Raiano. Arrivarci è suggestivo e il borgo non delude, è praticamente occupato dal Palazzo Lattanzi del sedicesimo secolo, andata qusi in rovina e recuperato negli ultimi anni. Gli spazi interni sono grandi ed offrono varie alternativi a possibili cerimonie ed eventi, le camere un pò spartane, il ristorante ha una nuova gestione che cerca, con volontà, di proporre una cucina caratteristica sensata, come ad esempio le polpettine di coratella e il buon primo. Arriviamo fin qua grazie agli amici Chiara ed Agostino Masciarelli, dell’omonimo ed antico pastificio.
La piazza è nobile ed aristocratica, e anche il palazzo appare severo. Una sapiente ristrutturazione ne ha illuminato il vasto cortile dove si affacciano le camere dell’Hotel. Al piano terra un bel bar accogliente e subito dopo il ristorante dell’albergo che deve sopperire a varie funzioni: la colazione al mattino, il pranzo spesso veloce, la cena alla sera. Pur facendo parte della catena degli NH Hotels, qui la gestione è separata ed è rimasta della proprietà, famiglia De Giuli, indubbiamente appassionata, con il desiderio di fare di questo posto una tavola gourmet. Oltre che appassionati sono anche coraggiosi. Hanno chiamato qui il giovane Andrusyshyn Vasyl ucraino di origine, ma cresciuto poi qui in Piemonte con Pier Bussetti (chef bravo ed eclettico) ed ha poi aumentato il livello di contaminazioni andando in giro per Brasile, Francia e passando anche per il Noma. Il rislutato è tuttaltro che banale, i piatti si succedono rivelando indubbie doti di base, un talento che riesce a coniugare ingredienti di mezzo mondo con sufficiente tecnica, e piacevole disinvoltura. Nulla ci ha fatto gridare al miracolo, ma quasi tutto ci è sembrato gradevole con il tacos Carlina in primo piano seguito dalla trota in carpione e dalla composizione di cozze e ricci di mare. Un ristorante diverso che ci pare appropriato in una città che aspira a diventare sempre più internazionale. Di fondo più che la cucina (e un valente servizo di sala) qualcosa comunque non ci convince, forse è l’ambiente, l’arredo, che cambia stile lungo il corso della giornata e rischia di non trovare una propria identità.
Piazza Terraglio è “il” luogo di Bassano, dove ci si incontra, si beve qualcosa. E questa Osteria Terraglio ne è il punto focale, specie da quando un gruppo di giovani in gamba la anima. Tutti uomini, ma spicca la donna: Silvia Brunello conosciuta a Modena e ora tornata a casa. Ha talento e precisione, grazia e savoir faire. C’è anche la parte “food” che è interessante, anche qui un giovane chef poco più che trentenne che ci mette tanta passione. Dovrebbe magari aggiornarsi con qualche stage più tecnico, ma comunque tra vino e cibo il locale merita ampiamente la sosta.
Nota bene, pochi giorni dopo la nostra visita abbiamo appreso che lo chef è andato via.
Solo quando ti affacci al 35simo piano (e vale la pena) ti ricordi che sei a Torino. Un locale internazionale che aggiunge pregio alla città e che è un piacere visitare per l’insolita location (da non perdere anche un cocktail all’utimo piano, il 37simo, e il giro della serra. Un valente servizio si prende cura di te al piano terra, e, se hai un cane, ti fa evitare le scale mobili, ti accompagna all’ascensore e ti porta su. Su sei quasi in Paradiso, peccato soloche il tempo non era proprio al meglio, ma il servizio, sempre efficiente ti mette a proprio agio nonostante che abbia un bel da fare (il locale è sempre pieno). Anche in cucina ovviamente hanno un bel da fare, anche perchè è divisa su due livelli (in modo da gestire al piano di sotto la sala eventi). Questo complica un poco la vita, ma comunque si avverte poco o nulla in sala. Ivan Milani non lo conoscevamo, ne avevamo sentito parlare e bene quando era al Resort San Quintino di Busca ed ora lo ritroviamo qui per altro ben circondato (con Fabio Macrì sous chef ed esperienze da Adrià e Fat Duck, e Pietro Massano, passato a Villa Crespi). Ottimo l’inizio con due piatti dove il green era protagonista in modo incisivo ed elegante: il sashimi di fassone e una bella interpretazione dell’asparago in varie temperature e consitenze. Poi un piatto un pò piacione ma indubbiamente succulento e di effetto: l’uovo d’oro, e un altro piatto molto convincente di indubbia forza e spessore: lo sgombro affumicato. Meno ci è piaciuto il proseguio con i due primi (pesante il risotto, un pò coperti i tortelli) e leggermente troppo sapido il piccione. Ci rimane quindi qualche dubbio, ma magari siamo stati anche sfortunati, e ci ripromettiamo di tornare perchè siamo curiosi, e convinti che una così bella brigata ci farà mangiare bene dall’inizio alla fine.
Appena fuori Bassano ecco una bella pasticceria dove fermarsi. Ancora non funziona per il lunch, ma prima (fin dal mattino presto) e dopo fino a sera, troverete tante alternative golose per tutti i gusti. Colpisce l’ambiente country e floreale, il servizio gentile, l’attenzione ai nuovi gusti dei clienti (il vegano, la pasticceria americana, il bologico). A gestire mamma e figlia Lorenzato con sorrisi e occhio attento, e grazie all’amica Daiana, sorella di Tamara, di averci fatto fare questa lieta sosta.
Dallo Zenzero di Grisignano di Zocco ai Do Mori di Asolo il salto c’è ed è tutto in positivo. Sia per il paese (ci perdonino gli abitanti di Grisignano): Asolo è uno dei borghi sicuramente più belli d’Italia, sia per la piacevolezza del locale messo su con passione eleganza ed amore. Sembra quasi di stare a casa, in una bella casa ovviamente, dove le buone maniere, dall’accoglienza al servizio, sono ben riproposte. Ritroviamo appunto qui Stefano De Lorenzi, conosciuto anni prima allo Zenzero dove lavorarava con la sorella Marianna Pillan. Entrando vedete subito la cucina sulla vostra destra, dove volenterosi ragazzi si muovono con destrezza. Colpisce subito la cucina intesa come attrezzatura: è nuova ma di sapore antico. Un pò come la linea di cucina che Stefano offre: radicata nel territorio, parla però un linguaggio sobrio ed elegante senza sbavature di vernacolo scadente. In sala Caterina si muove con altrettanza finezza, attorniata da un gruppetto di ragazze sorridenti e silenziose che non le senti ma sono lì accanto quando serve. La vista sul verde di Asolo completa il quadro. I piatti li abbiamo apprezzati tutti, anche quelli che un palato fine magari trova non perfettamente a punto, ma nessuno è stato banale, dagli asparagi di campo serviti nel tovagliolo, alla faraona in tecia. Bravo Stefano, ci hai offerto una piacevole sosta.
E arriva la “Summa” del mondo della pizza. Forse era inveitabile visto il successo anche mediatico delle pizzerie che ormai fa ombra anche a quello degli chef. A scriverla sono in tanti, coordinati da Barbara Guerra, Luciano Pignataro, Albert Sapere con alle spalle il gruppo di Formamentis, quindi è Napoli il baricentro dell’operazione che comunque si vuole presentare come internazionale e in effetti ci sarà una tappa anche a New York. Migliaia le pizzerie esaminate, 500 quelle messe in fila, anche se dalla 151sima posizione in avanti sono tutte alla pari. Non mancheranno le polemiche, ma crediamo che, visto la qualità professionale di chi ci ha messo la faccia, le cose sono state fatte nel modo migliore. Poi come tutte le classifiche, ognuno avrà qualcosa da ridire. Prossimo appuntamento a Napoli il 20 luglio per scoprire le prime 50.
E’ la seconda volta che veniamo a “indovina chi viene a cena”, la serie di riunioni conviviali organizzate da Giuseppe Di Martino del pastificio dei Campi. Sono cene praticamente perfette, pochi convitati ben selezionati, si beve alla grande (solo champagne di portata in portata) si mangia solo pasta, ma che pasta! Accanto al tavolo sono i fuochi dove cucinano sempre due chef, uno fisso: Beppe Guida, gran maestro dell’arte della pasta secca (di ogni tipologia), e un’ospite che cambia sempre preso dai JRE d’Europa. Questa volta ci capita Mart Scherp, simpatico e anche bravo: le sue due ricette sono assolutamente gradevoli, hanno l’unico difetto di mettere la pasta in un angolo del piatto. A rimettere la chiesa al centro del villaggio ci pensa Beppe che sfodera per l’occasione una serie veramente notevole di ricette tutte basate sull’orto nuovo che ha appena finito di mettere a punto sopra Vico. Sono ore che scorrono veramente piacevoli, e ringraziamo dell’invito Giuseppe Di Martino, grande anfitrione.
