Profonda ristrutturazione dello storico Menchetti di Cesa, come dire il capitolo primo di un’ormai lunga avventura arrivata ad una dozzina di locali, quello adiacente all’Azienda di produzione, dove batte il cuore della famiglia. Famiglia giunta alla seconda generazione con Marco e Corrado Menchetti, infaticabili fratelli che con slancio e ottimismo guardano sempre al domani. Noi ci godiamo le belle linee architettoniche del nuovo locale, che senza ambizioni particolari comunque offre un buon confort e un ambiente piacevolissimo anche a chi si accontenta di un panino o di un trancio del celebre ciaccino. E’ ampliata la scelta del pane (pane Verna e il buccia di Prato sono un must), inimitabile è il ciaccino appena sfornato e poi ornato in vari modi (mozzarella di bufala di Barlotti, e altri prodotti top). Auguri, aspettando la prossima apertura!
Redazione Witaly
Quasi due secoli di vita per questo storico frantoio di Imperia nella frazione di Sant’Agata, che ha saputo evolvere negli anni diversificando ma senza mai perdere la propria immagine e la qualità. Oggi si presenta con una gamma ampia di prodotti notevoli e capitiamo anche nel momento dell’arrivo delle ultime olive taggiasche (quest’anno molto nere, sane e dal sapore intenso) e poi di brindisi per le festività, che è anche un modo per capire la bella coesione, spontanea, che esiste tra la famiglia Mela (Cristiana e Serena, in primis, ma c’é senpre il babbo, Antonio, un gran personaggio carismatico) con i collaboratori e dipendenti. Buon Natale al profumo di Taggiasca!
All’interno della valle Argentina c’è Badalucco, un piccolo paese che è un gioiello, dove c’è anche uno dei frantoi più noti della Liguria, quello di Franco Roi. Non solo produttore di un grande olio, ma la sua attività poliedrica è ormai anche una vetrina per tanti prodotti liguri artigianali di nicchia che porta in giro per il mondo grazie anche alla forte collaborazione con Eataly e al nuovo punto vendita con frantoio didattico e ristorante di specialità liguri da poco aperto al Fico di Bologna. Ma anche se va in giro per il mondo Franco Roi ha il cuore a Badalucco, dove tra l’altro ha aperto L’Adagio, un delizioso piccolo relais di grande charme con la spa. E quando passiamo da queste parti è un piacere venirlo a salutare, annusare l’aria che sa ancora di olive appena frante, portare a casa un paio di bottiglie di “oro verde” direttamente dalle mani di Franco è un piacere…che non ha prezzo!
Un nuovo frantoio nella Liguria di Ponente?
In realtà è nuova solo l’etichetta, ma la famiglia Guasco è ben nota da decenni per produrre un grande olio extravergine, soprattutto grazie agli ulivi di cultivar taggiasca di proprietà, nel frantoio di Torre Paponi, frazione di Pietrabruna, ma ci sono al momento anche due punti vendita di proprietà, uno (nelle foto) nel borgo marinaro di Santo Stefano al Mare, l’altro é a Sanremo. Ora ripartono con una nuova etichetta, Frantoio Ulivi di Liguria, con una grande esperienza e intatta passione: auguri!
Nessuno è perfetto, e anche lui, il Maestro per antonomasia non lo era. Ma è indubbio che grazie a Lui la cucina italiana è diventata moderna, è grazie alla sua cultura che il cuoco italiano è ora un professionista che merita rispetto. La ristorazione italiana per anni è cresciuta con i suoi allievi, con l’eredità non solo delle sue ricette (alcune tuttoggi geniali e illuminanti) ma della sua visione organizzativa di cucina e di sala. Siamo felici di averlo conosciuto all’inizio (in realtà aveva già quasi cinquanta anni, ma pur essendo nato in un ristorante, quello paterno, il suo primo ristorante lo ha poi aperto in età indubbiamente matura) in via Bonvesin della Riva dove oggi è la sua scuola di cucina e che speriamo diventi un museo a lui dedicato. Che non sparisca insomma come quel Giannino, per altro poco distante. Siamo certi che oggi Milano, all’avanguardia per tante cose, non si lascerà sfuggire l’occasione per celebrarne al meglio la figura e conservarne il ricordo alle generazioni future.
A Cipressa per salutare i genitori di Lorenza. Non eravamo mai stati allo storico ristorante in piazza e abbiamo colmato la lacuna. Ambiente un pò vecchiotto, cucina tradizionale senza particolari emozioni, ma indubbiamente di sostanza come anche la cortesia del personale. Noi preferiamo un altro stile, ma i più amano questo, e infatti a Natale c’era la fila, anche perchè è presente su quasi tutte le guide.
L’esperienza è bella da provare e ricordare, nel senso che pur avendo assaggiato quasi tutto il menù, ci alziamo freschi e leggeri. Il nuovo D’O dà vita anche al borgo, con la piazza della Chiesa diventata accogliente e pedonale. Dentro è il mondo di Davide Oldani, che non è solo cucina, ma anche stile ed eleganza. Lui definisce la sua cucina pop, per noi aldilà dei termini è comunque grande cucina, quella che vorremmo sempre trovare sulla nostra strada: intelligente, varia, leggera, elegante, stimolante. Alle sue spalle c’è tanto background da Marchesi a Ducasse, tanto per citare due Maestri, c’è tanto studio e ricerca, che poi riaffora lungo il lungo percorso che abbiamo provato. La finezza e l’eleganza la ritrovi nella precisione che accompagna ogni ricetta dove il grammo è pesato, il rigore nella cura dei dettagli, la creatività nelle tante idee che arricchiscono il menù. Insomma uno chef contemporaneo, dotato di basi tecniche considerevoli, animato da indubbia creatività. A guardare il pelo nell’uovo, il foiegras, il branzino e il manzo risultano nella ricetta un pò sovrastati dal contesto, ma sono veramente piccole sfumature. Più in generale ci piacerebbe un pò meno internazionalità e un pò più di italianità, in 21 assaggi c’è il riso, ma manca una pasta fresca o secca (ma in carta qualcosa è presente, anche se la carta stessa divisa per generi non è magari immediatamente percepita), ma anche queste sono scelte personali da rispettare che possono anche variare lungo la vita professionale di ogni cuoco. Ultimo plauso, ben noto, ai prezzi, tra i più convenienti, per quanto proposto, di tutta la nazione. Che dire? bravo Davide Oldani, abbiamo fatto davvero un bel pranzo! E un plauso alle due brigate di sala e di cucina dove citiamo rispettivamente: Davide Novati e Manuele Pirovano direttore e sommelier, Alessandro Procopio il fedele souschef coadiuvato da Wladimiro Nava.
Siamo ormai al via, non dev’essere stato semplice, non tanto da un punto di vista strutturale (la scuola l’avevamo visitata già qualche mese fa) quanto organizzativo. Ma ormai ci siamo, gli allievi sono pronti e a a febbraio cominceranno i corsi. Apre così la prima scuola di alta formazione per il Servizio di Sala, con una serie di docenti illustri, con un programma innovativo (c’è pure un corso di attitudine e recitazione, in fin dei conti il ristorante è un palcoscenico). Inaugurazione domanica scorsa, con la banda, le autorità, e un bel pranzo (corroborante) con i vini della famiglia Cotarella, l’ottimo viognier e il recente acquisito brunello. Siamo contenti anche perchè si parla sempre più di sala, ma, cosa importnate, non in ordine sparso ma con l’idea di fare sistema tra le varie iniziative finora sorte.
Giancarlo Morelli al VIU Hotel
L’albergo è nuovo, di notevole impatto, e la bella ed elegante composizione floreale all’ingresso ben predispone. Ancora meglio, se possiamo dire, l’impatto con il Bulk, lo spazio bistrò, racchiuso tra un american bar straordinario (centinaia i distillati e liquori presenti che occupano un’intera parete) con un barman di grande capacità ed estro, e la cucina completamente a vista che propone piatti più semplici di cucina di territorio. In mezzo ognuno trova il suo angolo: la coppia con il tavolino un pò discosto, il single agli sgabelli fronte bar o cucina, il tavolo comune, e i tavoli bassi per le coppie comode. Uno spazio ben pensato e ottimamente realizzato. Subito dopo è il ristorante gourmet, con il nome dello chef, uno spazio più classico e buio, con i tavoli tondi eleganti (forse un pò troppo vicini), un servizio puntuale al femminile. Dietro ancora è la cucina, ampia e ben disegnata con un largo spazio lasciato al tavolo dello chef. Qui Giancarlo Morelli propone la sua linea, con più varianti: i piatti signature della sua carriera, e la cucina di stagione. Una cucina classica, con solide basi, che non rinuncia a qualche contaminazione e venatura moderna. I piatti migliori? quelli forse più classici come il risotto e il piccione, ma quello forse più interessante per i suoi contrasti è stato l’antipasto di verdure autunnali. Meno convincenti infine i tortelli un pò troppo cotti e l’astice un pò spento dal ricco contesto. Buoni i dessert finali.
