L’albergo, progettato dal geniale architetto Thun, si inserisce magnificamente nello scenario del Monte Virgilio che domina Lana, e accoglie con una grande ospitalità e funzionalità nonostante la straordinaria attenzione riposta nei dettagli ambientali. Anche il ristorante è tutto da vedere e da godere, dalla colazione al mattino alla cena gourmet. Non c’è più il bravo Mauro Buffo, ma il suo secondo, Matteo Contiero, ora promosso a chef, mantiene alto il livello del menù. La filosofia è sempre, fortunatamente, quella di prima: quanto più possibile si basa sui prodotti del territorio, con preferenza per quelli biologici, con attenzione alla leggerezza del risuultato nonostante che stiamo parlando di cucina di montagna, ma che non per questo dev’essere pesante e dura a digerire. Tra i vari assaggi menzione speciale per la fresca apertura con burrata e acciuga, e poi per le due carni, la coda di bue e il capriolo.
Redazione Witaly
Cucina tradizionale in uno dei più famosi locali della zona, la Violetta. Lei è ancora in cucina con altre donne, e le ricette sono sempre quelle, quelle che la gente qui vuole. Lode al cardo gobbo con fonduta, meglio del fritto misto. E grazie all’amico Gian Domenico Negro che ci ha dedicato la serata.
Esperienze da Marchesi, Baiocco, Ducasse, Gagnaire, Alleno, Meneau…scusate se è poco! Come dire che a soli 30 anni Michelangelo Mammoliti si presenta con tutte le carte in regola. Il posto è sicuramente moderno e gradevole, anche se non lascia presagire la qualità della cucina, che comunque si esprime subito con grande determinazione ponendosi fuori dalla linea tradizionale langarola per puntare al vicino Oltralpe. C’è tecnica, che è anche notevole, e si vede non tanto dalla quantità degli ingredienti utilizzati, ma dalla precisione dell’elaborazione nel dosaggio attento degli spessori rispetto alle farcie, nella bellezza estetica di qualche trompe d’oeil, nella perfetta fusione degli elementi nel palato. La sequenza iniziale è di altissimo livello fino alla piccola delusione dei gamberi sovrastati dall’aglio e degli agrumi (agrumi che caratterizzano quasi ogni ricetta). A volte il piatto è buono, ma non all’altezza del tanto lavoro richiesto (pensiamo all’uovo mollet e in parte al foie gras), ma la sequenza centrale e finale è nuovamente convincente con il riso al sedano rapa e cardo che merita la lode. Fabrizio Ventura e Luciana Adriano sono i titolari di questa bella struttura, speriamo sappiano valorizzare al meglio questo promettente giovane chef, che sarà anche in gara nella Selezioe Italiana del Bocuse d’Or ad Alba il 31 gennaio e il 1° febbraio 2016.
La cantina non è ancora finita ma si preannuncia molto bella e grande. Sarà quindi un piacere ritornare ad opera finita, ma intanto ci assaggiamo questi vini del Roero schietti e piacevoli. Specie il bianco , Bricco delle Ciliegie, un vino di notevole sapidità, quasi trasparente, che, nella versione cru acquisisce una maggiore sostanza.
Un regalo per Natale? una bella bici come questa, che costa però da 2 a 4oo0 euro, secondo gli accessori. In versione anche mini e perfino baby con due sfere che non fanno cadere. O altrimenti regaliamoci un accessorio indispensabile per noi gourmet: il portabottiglia di vino da appendere al manico della bici. Siamo all’EGO movement di Zurigo, area Viadukt, titolare Daniel Meyer.
Tutti felici, l’Enoteca Achilli per la stella appena ricevuta (e perfino il taciturno Massimo Viglietti è riuscito ad esprimersi al riguardo) e Gianluca Bisol per l’ottima annata dei suoi vini. Lui è un pò il Gaja del prosecco, parla poco della sua azienda, porta avanti sempre il territorio, per far rispuntare con falsa modestia poi i suoi vini tra le righe. Vini che sono comunque buoni, soprattutto secondo noi i due metodi classici, il prosecco Relio dalla curiosa bottiglia e il Cartizze. Ad accompagnarli le proposte dissacranti di Viglietti, che non bada alla presentazione, non bada alla sequenza (due ricette con il formaggio sopra le righe in sequenza), ma ci sorprende con una maggior ricerca della succulenza (i due piatti di pesce) a scapito delle sue abituali asperità.
