Una bella e grande azienda che si sta ben organizzando. La cantina ancora non è finita ma già fa ben capire le ambizioni e la volontà di operare nella migliore qualità. Giriamo tra le botti con il simpatico e bravo enologo Vincenzo Bambina che ci spiega la progettualità che c’è dietro e l’impegno a lungo termine previsto. Le vigne sono ancora giovani , ma l’etna bianco già ci sembra molto interessante.
Redazione Witaly
Nel centro storico del piccolo paese un ambiente elegante ed accogliente. Un piccolo boutique hotel di poche camere e due salette di pochi tavoli, che trasmette subito cultura e giusta misura. Al tavolo accanto due signori del vino, vino che sta facendo fare un salto di qualità a tutto il territorio. In cucina è Giovanni Santoro con Marco D’Agati, e Giovanni ci conferma le sue qualità: piatti equilibrati, poco rischiosi, ma piacevoli e rispondenti al territorio. Un pò leziosa la tartare di carne, un pò piacione il crudo di gamberi rossi, ma il menù scorre veloce e corretto con un’ottima lumaca di vigna iniziale e una vivace zuppetta di pasta spezzata in chiusura.
La Capinera di Pietro D’Agostino
Appena all’uscita del casello è questa Capinera che da anni rappresenta l’approdo sicuro prima di salire al centro storico. Pietro D’Agostino sembra ancora un ragazzo, ma è chef di lunga esperienza, rientrato nella sua terra dopo anni al nord per proporre una cucina di chiara rispondenza territoriale, semplice lettura, misurata nell’innovazione, centrata nei sapori siciliani. In cucina con lui Concetto Rubera da molti anni, e i giovani Cornel Muscalu, Giulia Muzzoni, Emanuele Garosi. Il piatto bandiera è l’ottima passeggiata siciliana che apre il nostro menù e che vede il polpo accompagnarsi con garbo ai classici ingredienti isolani. Ingredienti come la cipolla di Giarratana, il finocchietto selvatico, il cappero, la mandorla e così via che si ritrovano puntualmente lungo il percorso coniugati in note dolci, evitando asperità e contrasti che non sembrano nelle corde dello chef. Anche le note acide, che spesso introduce nella ricetta come appunto il cappero, l’acciuga, gli agrumi, alla fine rimangono in secondo piano per lasciare spazio all’agrodolce più dominante. Tutto è piacevole e buono, ma certo con qualche contrasto in più riteniamo che il menù sarebbe anche più interessante. I piatti migliori? Oltre al citato polpo, ci sono sembrati ben centrati la ricciola e a seguire il dentice.
Ultimi ad arrivare sull’Etna, ma fanno le cose in grande e ben i due fratelli Cusumano, Diego e Alberto. Quest’ultimo ci riceve e ci accompagna nella bellissima cantina che è un vero piacere vedere. Come è anche un piacere assaggiare l’etna bianco e rosso, etichette Alta Mora, che Alberto ci versa e ci racconta con la sua verve brillante e la simpatia che trasmette.
Visitiamo a Santa Venerina un caseificio famoso che con la sua pubblicità da anni si è fatto conoscere sia al pubblico che alla ristorazione soprattutto locale. Vari sedi nell’isola, ma qui è il cuore e la produzione della ricotta e della mozzarella, mentre gli altri formaggi tipici sono fatti altrove, ma qui vengono poi raccoli e spediti in giro per l’Italia e da qualche tempo anche all’estero. Insomma un’azienda di successo dell’agroalimentare siciliano.
11 giugno 1930, nasce Giorgio Grai forse il più grande “naso” del vino che l’Italia abbia prodotto. Ma non è solo questione di papille fini, quanto di cultura, educazione, classe. Auguro a lui ancora tanti anni di straordinaria lucidità e a tutti gli appassionati auguro di poterlo incontrare per avere il piacevole ricordo delle sue parole. Un caro abbraccio Giorgio!
Non vediamo l’ora di sfogliare il libro, perchè la storia dei Roscioli è un pò anche la storia di questo quartiere, dove abitiamo da quasi 50 anni, ora diventato anche meta gastronomica proprio per loro due, due fratelli determinati ed ostinati, grandi lavoratori, che hanno rivoluzionato l’antico forno affiancandolo poi nel tempo ad una serie di alternative e locali complementari che godono di larga popolarità e successo. Oggi Alessandro e Pierluigi sono molto conosciuti, ma sono rimasti con i piedi per terra, di poche parole, ma concreti ed efficienti.
L’albergo è tra i nostri preferiti per l’accueil, la bontà di un servizio cortese e non imbalsamato (guidato da Carlo Bevilacqua e Maurizio Rossetti), l’originalità di una sala ad anfiteatro con lo sfondo della vetrata che si apre sul verde. Il ristorante vede abitualmente passare chef di grande fama per l’evento Epicurea, e uno di questi, Matt Orlando, lo incontriamo nel giorno prima della sua esibizione. Tra uno chef e l’altro quotidianamente è questo il regno di Roberto Di Pinto, ennesimo chef napoletano trapiantato al nord, che porta qui i sapori e i colori della sua terra, aiutato da Aldo Ritrovato e Antonio Restucci. L’obiettivo dichiarato è quello di “Trattoria di lusso” ed in effetti ci pare un messaggio rispondente. Non c’è la ricerca dell’effetto speciale, non c’è l’assemblaggio ad arte di tanti ingredienti, non c’è la corsa all’abbinamento esclusivo e sensazionale. Si viaggia sui sapori sicuri e piacioni delle tartare (ben 5 in apertura: salmone, scampi, mozzarella, ricciola, vitello), sulle porzioni generose, su un ricettario di collaudato riferimento (aglio olio peperoncino, acqua pazza, pomodoro e basilico). E forse hanno ragione loro.
Sono stati veramente bravi. In una cucina non loro con attrezzature non usuali, ingredienti poco familiari, materie prime in larga parte imposte….ebbene hanno realizzato un signor menù, senza quasi nemmeno provare le ricette, improvvisando e mettendosi con allegria in gioco: Silvia Moro, Carlo Nappo, Axel Casali, Marcello Tiboni, Giuseppe Raciti complimenti a tutti per lo spirito con il quale hanno affrontato la prova, per la collaborazione che hanno subito spontaneamente messo in atto e per l’ottimo risultato conseguito. Lode anche a Stefan Fuss, chef locale simpatico e disponbile come Tom padrone di casa. Con questa esibizione si chiude la seconda esperienza qui in Baviera con chef giovani italiani e crediamo che, aldilà dei possibili scambi commerciali, ben più importanti sono le esperienze e i confronti diretti tra giovani chef di varie origini e interessi che però alla fine si ritrovano tutti a parlare la stessa lingua gastronomica. Un grazie alla Camera di Commercio di Monaco, rappresentata da Alessandro Marino, di aver pensato a questo evento, che speriamo abbia un seguito.
