Conoscevamo già il Boscareto, ma non Pasquale Laera che qui è arrivato dopo le sue importanti esperienze con Tonino Cannavacciuolo che segue sempre anche questo elegante ristorante. Dove inizia Cannavacciauolo e dove Laera? E’ difficile dirlo, ma di sicuro anche quest’ultimo è ben preparato e ha recentemente aggiunto al suo bagaglio un passaggio al Geranium di Rasmus Kofoed, chef di finissima tecnica. Le aspettative ci sono tutte e infatti quello che arriva al tavolo non è poco: una serie di ricette eleganti, dove la tecnica non manca, dove l’estetica gioca spesso un ruolo importante, dove si tende a strafare con qualche passaggio e ingrediente di troppo, ma c’è anche la voglia di stupire e di lasciare il segno. La serie iniziale degli stuzzichini è impeccabile, i tanti antipasti sono a volte ridondanti (cioè tanto lavoro per molta ma non tanta bontà) ma il livello rimane comunque alto. Una piccola delusione sono i due primi (coraggiosa comunque la scelta di non servire una pasta fresca nelle Langhe), non solo pesanti, ma anche esteticamente poco raffinati. Il cammino riprende con degli ottimi secondi e e si chiude con dei dessert buoni ma anche qui forse eccessivamente lavorati. Ma nel complesso un menù di forte spessore tecnico, coraggioso, che denota un grande lavoro in cucina di una brigata di sicuro ben preparata e coesa.
Redazione Witaly
Metti un pomeriggio insieme una bella giornata calda ma non troppo, il mare di Alassio, una terrazza piacevole come quella del Grand Hotel, una quarantina di produttori e importatori di champagne…..difficile non essere contenti. Ed infatti la quarta edizione di questa manifestazione che abbiamo visto nascere, ma poi avevamo saltato per due edizioni, si è confermata vincente. Contenti gli espositori anche perchè il pubblico numeroso era indubbiamente selezionato, con un bel numero di ristoratori del nordovest. Certo abbondano la cuvèe di base e sono poche le riserve, ma comunque un bel bere. Stasera l’evento continua con la cena di gala.
Bella festa quella organizzata in cantine Bellavista per festaggiare i 70anni di Enzo Vizzari, una vera icona della critica gastronomica, un personaggio a tutto tondo che da oltre 30 anni è uno dei pilastri di questo misconoscuto mestiere. Una serata dove tutto è stato eccellente: la rosa degli invitati, ben calibrata su un numero giusto, il buon (anzi ottimo) bere grazie all’immensa disponibilità della cantina privata di Enzo, la sfiziosità delle ricette preparate per l’occasione da chef di calibro consolidato. Insomma siamo stati più che bene, grazie Enzo!!!
Massimo Bottura ha fortemente voluto Al Meni che ieri si è inaugurato a Rimini. E non poteva mancare, appena reduce dal trionfo di New York il più bravo cuoco del mondo si è presentato a Rimini dove è stato accolto con una grande e spontanea festa, dal Presidente della Regione Emilia Romagna a quello di Slow Food con anche Matteo Renzi che gli telefonava in diretta. Insomma stavolta la notizia non è passata inosservata e speriamo che, al di là della gioia e delle motivazioni personali, si tramuti in un successo anche di tutta l’Italia. Abbiamo bisogno di crescere e fare sistema, questa vittoria non può di certo risolvere i nostri problemi, ma potrebbe dare una bella spinta nella giusta direzione.
C’è una categoria a parte tra i ristoranti: quella delle “wunderkammer”, dei locali ripieni di ogni collezzione, oggetti, ricordi e memorie che si sono stratificati negli anni. Al nord ci viene in mente ad esempio Onkel Taa, questo invece è comodamente posto a mezza costa sulle pendici dell’Etna. E’ anche chioccola slow food, questo per dire che c’è anche cura e attenzione alla materia prima. Ma certo è che, nonostante gli sforzi di Rossario Grasso, simpatico e onnipresente titolare, l’occhio viene attratto dall’ innumerevole serie di oggetti che ogni angolo mostra con dovizia più che dai piatti proposti tra i quali comunque è da segnalare la carne alla griglia.
Giovane il locale come lo chef conosciuto un paio di anni fa a Emergente Sud. Nato poco distante sulla costa, qualche giro in posti di rilievo (Villa San Michele, il Suvretta a Saint Moritz), da meno di un anno è rientrato alla base per aprire un ristorantino di qualità nel centro storico di Agrigento. Impresa non facile, perchè nonostante la valle dei Templi la ristorazione di qualità ha qui conosciuto sempre vita grama. Si entra in un locale bello, che ricorda (ed infatti era) un appartamento, con bella vista sulla bellissima chiesa di San Francesco. E Vincenzo ci conferma la buona impressione che a suo tempo ci aveva lasciato: un bravo cuoco e probabilmente un bravo imprenditore. Con misura cerca di alzare il livello, non puntando a cose impossibili, ma con il buon senso che in questi casi si deve usare. Il pranzo è comunque un crescendo, dopo un inizio appena sufficiente con i due antipasti e il timballetto di anellini un pò pasticciati dal troppo pangrattato, ecco che arriva un buon risotto e due secondi alla brace dove la brace di carrube da il giusto sprint. Insomma il ragazzo è da seguire e a lui va il nostro incoraggiamento: sarebbe una bella conquista per la ristorazione siciliana avere anche ad Agrigento un locale che merita la giusta attenzione.
Seby Sorbello è un personaggio a tutto tondo, secondo crediamo, solo alla madre che ancora attiva e pimpante non perde un colpo e da mattina a sera controlla tutta la struttura. Struttura che non è nè piccola, nè banale: un albergo, due sale per eventi, un ristorante distaccato che si divide equamente tra trattoria più convenzionale e sala gourmet. Il Sabir è il nome di quest’ultima: due spazi eleganti, minimalisti, dove il bianco regna e dove Seby cerca di proporre una cucina più personale e ricercata, trovando miracolosamente tempo e voglia tra i tanti impegni che quotidianamente affronta (oltre alla struttura è nella direzione della FIC e realizza eventi). E il risultato è più che soddisfacente: una serie di assaggi ben costruitiche ne dimostrano la professionalità ormai acquisita, nulla di stratosferico ma neppure nessuna caduta di stile.
Zash è tra i migliori boutique hotel mai incontrati e non solo in Sicilia. Un restauro accurato e intelligente ha saputo coniugare la suggestione del vecchio palmento con la bellezza e funzionalità degli stili moderni. Anche la cucina non è banale. Giuseppe Raciti è forse il più dotato della nouvelle vague della ristorazione siciliana. Ha talento, ha conservato lo spirito un pò barocco del gusto siciliano, e lo sa anche presentare in forma moderna senza svilirne il senso. Però è ancora molto giovane e deve crescere per migliorare la tecnica di base e la finezza finale delle preparazioni. Ha l’occhio della critica accanto, ha la spinta del bellissimo ambiente dove lavora, speriamo riesca a procedere ad evolversi con giusta determinazione e senza fretta eccessiva. L’arancino è un suo cavallo di battaglia, fin troppo visto, come la trasparenza di gamberi rossi che in molti fanno, ma che qui trova una sontuosa realizzazione. Ci deludono un pò il tonno troppo coperto dal contesto e il risotto overcalorico, mentre piacevole ed elegante è il dessert finale.
La Pasticceria è storica, alla terza generazione attiva, la quarta speriamo subentri presto. Tre fratelli ce la descrivono, ma in relatà basta guardarsi intorno per complimentarsi per l’amore e la passione che trasmettono gli arredi e i prodotti. Una sorella è l’artifice della frutta martorana, che ogni giorno dipinge con cura a mano. Un posto del cuore, da visitare, ammirare e speriamo che duri ancora a lungo.
Le Dodici Fontane di Villa Neri
Non mancano le ambizioni in questa struttura, che per la verità trovano ampie motivazioni nella qualtà dell’investimento: non si è risparmiato sul nulla pur di garantire solidità e confort specie nelle suites. Anche al ristorante la voglia di strafare è in ogni dettaglio, ma come spesso accade le aspettative che si innescano vengono poi in parte disattese. Il giovane personale ce la mette tutta, ma è evidentemente non all’altezza della prestazione richiesta dall’ambiziosa cornice. Anche la cucina è un pò come la sala, il giovane chef è sicuramente preparato, ma insegue un modello di difficile complicazione dove è facile perdere l’equilibrio e la misura. Nel pretenzioso menù una citazione la meritano i buoni e decisi tortelli di faraona e il piacevole uovo in terra di topinambur. In cucina Elia Russo con Crescenzio Galatola e Salvatore Schillaci; in sala Mario Santitto con Stefano Lo Giudice.
