Appena fuori Padova e comodo da raggiungere dalla tangenziale, ecco queste Tentazioni, un bel locale con comodo parcheggio, ingresso e dehor estivo. Due giovani alla guida: Daniel Marzocco in sala ci fa assaggiare una interessante serie di prosecco dell’azienda Vigna di Sarah, mentre Marco Volpin si scatena in cucina per una serie di assaggi. Il suo curriculum è straordinario: Blumenthal, Decosta, Beratesegui, Casagrande ed altri ancora ed quindi le aspettative diventano alte. Gli assaggi confermano tante qualità, soprattutto creatività ed occhio all’estetica del piatto. Qualcosa manca qua e là (un pò di acidità nel carpaccio di capesante, un pò di sentore di griglia nella piovra croccante) ma altre lasciano il segno, come le foglie di ostrica e le ostriche fritte, e la curata piccola pasticceria.
Redazione Witaly
Andate a Linguiglietta, per scoprire uno dei borghi più belli d’Italia, che ora (da pochi mesi) ospita anche un ristorante di rilievo. Al comando una giovane coppia, presto sposi, Lei Chiara in sala e lui Riccardo in cucina. Un sabato sera con l’amico Luigino Filippi che di questa costa conosce metro per metro, e la saletta piena, abbiamo mangiato a buon livello una serie di piatti sfiziosi, e come noi una ventina almeno di clienti. Un giovane aiuto in sala sta a completare l’intera brigata, questo per dire che Riccardo ha fatto tutto da solo, e velocemente. Dall’ottimo pane al formidabile stuzzichino di sardenaira rivisitata, e poi i vari piatti fino ai dessert finali. Che non sono da poco, anzi! Si vede una mano collaudata e infatti poi a domanda risposta precisa: per alcune stagioni ha guidato la pasticcieria di Norbert Niederkofer al St Hubertus. Dessert di gran gusto, magari non perfetti nella presentazione, ma, ripetiamo …. da solo in cucina! Anche prima non male, anche se le note dolci (che lo chef indubbiamente ama) affiorano qua e là, nelle capesante, nella fregola. Il piatto migliore (dessert a parte): gli intensi ravioli di patate affumicate e coniglio. Infine auguri a questa giovane coppia per la loro vita privata e professionale e, quando uscite, fate un giro per il magnifico borgo.
Proprio come a casa, una volta tanto il titolo non inganna. O meglio è corretto se si intende per l’ accoglienza e modo di essere, non per quanto riguarda la cucina, dove non c’è un appassionato o un improvvisato ai fornelli, ma un signor cuoco professionista. Piero Bregliano ha buone esperienze sulle spalle, e quello che ci ha proposto non è affatto banale, soprattutto quando si resta nel solco delle cose semplici. I frittini iniziali sono di assoluta bontà, come le alici fritte con la borragine, tra le migliori mai assaggiate. E ancora buono il polpo e lodevoli gli spaghetti. Un pò meno quelli alle rape rosse, coraggiosi ma azzardati. Il locale poi ha una posizione invidiabile sul caratteristico lungomare di Ospedaletti e Licia si fa altrettanto valere in sala.
E chiudiamo la serata con una passeggiata nei Sassi. Ecco un locale di recente apertura che non conoscevamo: La Lopa (nome locale per un attrezzo di lavoro). Piacevole l’ingresso, sensazionale la discesa nel grottino, menù tradizionale affiidato a Vito Lorenzo Mele. La propietà di questo bel posto è della famiglia Frascella, la gestione alla coppia, attivi e capaci, di Gina e Pascal Zullino. Troppo tardi per cenare, am almeno chiudiamo con un buon cocktail.
A Matera alloggiamo in una bella Casa padronale, Casa Diva, con 8 camere e una buona prima colazione. Accoglienza puntuale e gentile, bella vista sui Sassi e posizione comoda e centrale per farsi poi una passeggiata alla scoperta di una delle città più belle d’Italia.
La FIC da quando c’è Rocco Pozzulo ha moltiplicato le sue attività, sta motivando un numero crescente di cuochi, e compattando gli associati. Un bel lavoro che cerchiamo di seguire anche se ci fa fare i salti da un punto all’altro dell’Italia. Eccoci a Matera nell’anonimo (ma funzionale) Hilton Garden Inn, alla periferia della città e quindi lontano dal bellissimo centro storico. Tante le testimonianze sul palco, si parla di famiglia, di salute, di bambini, tutti temi importanti e basilari, ma con spirito conviviale, senza presunzione e molta chiarezza e semplicità. Insomma stare con questi chef che preferiscono chiamarsi cuochi, è un vero piacere.
Un premio che è ormai un classico del calendario gastronomico. Dobbiamo dare atto ad Alberto Lupini di averlo fatto crescere con simpatia e semplicità, nonostante che quando si affrontano le classifiche le insidie sono ad ogni angolo. C’è sempre un Convegno ad aprire il Premio, quest’anno si è parlato di Turismo Gastronomico, ed i numeri impietosi hanno fatto vedere quanto l’Italia abbia perso per non aver puntato sul questo settore come avrebbe dovuto. Gran finale all’Otel, una location in periferia sud della città, con una carrellata di chef e prodotti di prima grandezza.
Prima serata ed è subito un successo: la pizza piace a tutti e il poterne assaggiare diverse fatte espresse da noti pizzaioli, alcuni ormai vere star del settore, è un evento da non perdere. La location è un pò spartana, la fila d’obbligo, ma per una buona pizza si fa questo ed altro. In abbinamento prosecco e birre Baladin con una nuova tipologia leggera e gradevole: l’Open White.
St Hubertus dell’Hotel Europa
Un plauso alla famiglia dei titolari, i Mosele, che si impegna attraverso generazioni e rami collegati (anche Alessio Longhini lo chef appartiene al ceppo), e un plauso allo chef che, rispetto a un paio di anni fa, è indubbiamente cresciuto, non solo come età ma anche come valenza culinaria. La Stube riflette le maggiori ambizioni con una illuminazione mirata, con un servizio brillante. Il menù segue non proprio fedelemnte il territorio, e spesso prende la deriva con mano comunque sicura, i piatti sono a lungo studiati e risultano in genere ben assemblati (bello il giardino di verdure, anche se manca di profumi). I due piatti migliori sono due primi: i formidabili spaghettoni con lo sgombro e gli eleganti gnocchetti di baccalà (messi tra i primi, ma non lo sono). Meno validi degli inconsistenti gnocchi di rape rosse, e un piccione un pò troppo manierato e coperto dalle salse, mentre la cena si conclude bene con un ottimo finale dolce.
Competitività al primo posto! Questo il primo obbiettivo della nuova Presidenza della Confagricoltura. A Mario Guidi succede Massimiliano Giansanti, romano, di famiglia di imprenditori agricoli (ricordiamo la madre Marina Di Muzio per il suo forte impegno in favore delle donne nell’agricoltura) con aziende in provincia di Roma, Viterbo e Parma. Nel suo primo discorso ha sottolineato l’esigenza che l’Agricoltura Italiana ha di evolversi con tecnologie moderne ed essere sempre più competitiva. Con Lui abbiamo in particolare organizzato un evento sulla pizza a Milano durante l’Expò al quale si riferiscono queste immagini e lo abbiamo sempre trovato sensibile al mondo della ristorazione. La cucina italiana sta consocendo un forte sviluppo a livello mondiale e sarebbe un peccato non starle dietro con i nostri grandi prodotti agricoli. Siamo convinti dell’impegno al riguardo del nuovo Presidente al quale facciamo i nostri migliori auguri.
