Di Redazione Witaly

Anteprima della serata di mercoledì a Vinoforum

Cristina Bowerman e Gianfranco Pascucci, due giovani, ma non giovanissimi cuochi; noti ma ancora non troppo al grande pubblico, uniti dalla comune ricerca di qualità, diversi per stile. Sono esempi da additare a giovani cuochi emergenti come quelli che animeranno mercoledì sera la scena di Vinoforum. Cristina e Gianfranco saanno con noi sul palco per commentare dal vivo le ricette e per chiaccherare a ruota libera sullo stato della ristorazione romana. Vediamo chi sono questi giovani da vicino:

Cristina Bowerman e Gianfranco Pascucci, due giovani, ma non giovanissimi cuochi; noti ma ancora non troppo al grande pubblico, uniti dalla comune ricerca di qualità, diversi per stile. Sono esempi da additare a giovani cuochi emergenti come quelli che animeranno mercoledì sera la scena di Vinoforum. Cristina e Gianfranco saanno con noi sul palco per commentare dal vivo le ricette e per chiaccherare a ruota libera sullo stato della ristorazione romana. Vediamo chi sono questi giovani da vicino:

Ciò che muove la vita di Davide De Luca è la cucina. Ma non quella limitata ai confini di uno spazio euclideo di fuochi e fornelli, piuttosto quella legata allo studio della gastronomia autoctona ed internazionale, interesse che lo ha portato a viaggiare spesso, sia in Italia che all’estero. Sono proprio il viaggio e l’approfondimento di culture di cui il cibo sia espressione, ad essere i punti cardine attorno cui ruota la vita di Davide. Tra le sue mete favorite la Francia, l’altro centro nevralgico della cucina europea. “La cucina, dovunque e da sempre, è legata alla storia e alla tradizione, ma anche all’evoluzione di un popolo, non solo, rappresenta anche un fattore fondamentale di benessere per l’uomo; in generale una corretta alimentazione, a mio parere, è la base per una vita serena e sana, come lo è anche l’attività fisica.” Lo sport infatti è il terzo polo dei suoi interessi. Importante non solo per la salute e la forma fisica, ma anche come valvola di sfogo, innocua ed efficace, per allentare la pressione accumulata durante il lavoro. Oggi propone Pere vino e pecorino e Ravioli al rosso d’uovo liquido con tartare e infuso di manzo, asparagina e nuvola di formaggella nostrana.

Michal Levy, Percento di Roma

Nascere in Israele, e più precisamente nel Kibbutz, significa avere una memoria culinaria molto particolare. Rintracciare un ricordo di un sapore seduta alle lunghe tavole di una comunità in cui tutto è comune e condiviso, può risultare difficile. È qui, in questo monocromatismo culinario senza precise suggestioni che affonda le radici la curiosità gastronomica di Michal che, un giorno di primavera, si è trasferita a Tel Aviv è si è scontrata con un mondo nuovo di sapori e stupori, rivoluzionario e tutto da scoprire. Questo suo amore per la cucina l’ha portata fino in Italia ed oggi Michal è lo Chef di “Percento Enoristorante” a Roma. La sua è una cucina sofisticata ma semplice, attenta alle materie prime, ai colori, alla composizione, ai contrasti: una cucina che trae ispirazione dall’arte e che all’arte vuole ritornare. Una cucina per comunicare. “E’ importante che il piatto dica qualcosa”. Fan della cucina coreana, Michal non si lascia condizionare dalla lingua che parlano le materie prime che utilizza, lei asseconda il proprio slancio creativo combinando liberamente la freschezza della cucina italiana, le salse francesi e le arabe spezie, così come nel suoi Kabab di abbacchio romano IGP e broccoletti laziali e Sevice di spigola su gaspacho di verdure fresche.

Tutti vorrebbero avere un amico come Marco: spigliato, con l’accento romano, la battuta pronta e che, al momento giusto, si metta in cucina e sorprenda tutti con una montagna di fumanti “spaghetti alle vongole”, rigorosamente in bianco e di sicuro successo!La storia di Marco inizia così, per gioco, imparando da mamma Teresa, ottima cuoca, e sfamando amici affamati. Dopo il liceofrequenta un corso alla F.I.C., cui seguiranno impegnativi stage. Ma la certezza di voler proprio fare lo Chef nella vita arriva con Antonio Chiappini ai “Tre Bicchieri”, ristorante di Ostia (Roma) al fianco del quale trascorre quattro anni memorabili; è grazie a luiche esplode la suadilagantepassione. Decide così di lanciarsi in una nuova avventura che oggi si chiama “Osteria dell’Orologio” a Fiumicino, dove Marco propone una cucina tradizionale di mare caratterizzata da spunti di creatività. Il pomodoro edil limone sono gli ingredienti che piùama utilizzare in abbinamento al pesce, soprattutto negli antipasti, al vino giusto invece penserà la bella Sommelier Gerarda Fine, sua compagna di vita e d’avventura. Abbiamo infine chiesto a Marco di svelarci la sua filosofia di vita, lui ha risposto così: ”Se ti piace fallo, se è buono mangialo”, fate voi!

Idea, materia prima e cromatismo, sono questi i tre imperativi di Marco Bottega. Unico rappresentante della terza generazioni di cuochi, il suo passato prossimo lo vede imparare e muoversi per otto anni tra stage stellati e stellari, firmati Bottura, Tassa e Caputo. Oggi è tornato nella sua terra e gestisce, assieme alla propria famiglia, il ristorante “Aminta” che fa capo ad un agriturismo di Genazzano (Roma). la sua è una cucina del cuore, caratterizzata da una tecnica al servizio della materia. Il suo piatto preferito è “l’aglio, olio e peperoncino”, quello che non sbaglia mai è la romanissima “cacio e pepe”, l’ingrediente che utilizza più spesso è la menta e adora sfidare se stesso nella preparazione di salse e secondi. Oltre alla cucina ha poche precise passioni di cui va davvero fiero: le donne, lo champagne e il tennis. Specializzato nella preparazione e rivisitazione di piatti tradizionali, come il “Cubo di manzo, salsa di zucca allo zenzero e un ricordo di Tartufo” Marco crede che “la cucina deve essere di sapore, di gusto e d’intensità, che deve dare certezza e che deve tornare con i piedi per terra per dare spazio alla materia prima ed ai sapori”.

Daniele Biscetti, giovane chef umbro, nasce ad Orvieto ventotto anni fa e attualmente residente a Bagnoregio. La sua è una vita piena. Daniele si divide instancabilmente tra la professione di chef e quella di papà, il resto del tempo, ben poco a dire il vero, lo dedica allo sport. A Daniele piacerebbe il calcio, il tennis e la pesca ma poi puntualmente si ritrova in cucina, a trascorrere la sua giornata lavorativa divertendosi tra fuochi, fornelli e con i colleghi di lavoro. Da sette anni vive con una bellissima ragazza di nome Letizia con la quale ha condiviso molti momenti importanti tra cui l’apertura di “L’Altro Gusto” a Viterbo -ristorante aperto da 2 anni- e la nascita di Matilde nel 2010, alla quale papà Daniele dedica tutte le sue ore libere. La sua è una cucina di territorio, ispirata al confine umbro-laziale contraddistinta da un tocco di creatività che esalta piatti armoniosi e calibrati come Ravioli di cinghiale con spuma di carote e timo al limone e Bianco di coniglio dorato ai fiori di finocchio con insalatina di finocchi freschi, olive e arance.

Testardo, determinato, appassionato del suo lavoro, Alessandro Cannata, trentenne romano, dal 2010 è lo Chef del frequentatissimo ristorante della capitale “Moma”. E’ un ragazzo curioso, insaziabile di conoscere e di apprendere nuove tecniche per incrementare la propria abilità in cucina. Dopo il diploma scientifico, decide di iscriversi all’Istituto Alberghiero per soddisfare il suo desiderio di diventare chef. La sua esperienza pregressa è divisa tra estero, Italia e navi da crociera. Oltre all’amore per i fornelli, coltiva altre passioni tra cui spiccano pugilato, motociclismo e moto da corsa. La musica è l’altra importante protagonista della sua vita, compagna di tutti i suoi momenti salienti. Quando ha tempo cerca di andare a vedere mostre d’arte. Il suo sogno è gestire un ristorante in cui poter esprimere le sue idee, applicate secondo tecniche moderne su una materia prima di eccellente qualità. La sua cucina, infatti, cerca di proporre piatti nuovi e nuove tecniche di cottura dai titoli intriganti e curiosi come Trippette di baccalà in umido e La seppia.

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