I 3 moschettieri del Giglio

Sono tre giovani e già molto bravi, ricchi di esperienze significative anche all’estero, determinati nell’andare avanti puntando in alto e  non trascurando comunque il presente, ricordiamone i nomi: Lorenzo Stefanini, Stefano Terigi, Benedetto Rullo. Presente che non è cosa da poco, il Giglio per posizione e storia è uno dei ristoranti più frequentati della città, spesso pieno a pranzo come a sera. Due linee convivono, quella più tradizionale mentre in parallelo avanza quella più innovativa proposta dal giovane trio di chef. Un cenno alla sala, anche questa giovane e competente dove comunque arriva sempre l’occhio esperto di mamma Paola. Tornando alla cucina l’inizio ci è sembrato migliore del finale: divertenti anche se un pò imprecisi gli stuzzichini iniziali, poi un’ottima sequenza dove non sappiamo scegliere il piatto migliore tra l’astice crudo, i geniali spaghetti freddi al lardo e ostrica, il manzo marinato (con troppo wasabi), il tagliolino in brodo di ricci (un pò piacione ma squisito). Non amiamo molto i tortelli lucchesi, passaggio tradizionale, deliziosa la coscia confit del piccione (mentre il petto era fin troppo al rosa e speziato), non ci ha convinto l’ultimo spaghetto, quello al fegato e vinacce e anche il dessert non era incisivo come quanto visto prima. Ma mentre servivano il nostro tavolo, dovevano anche pensare ai 70 coperti tra dentro e fuori arrivati praticamente assieme e dobbiamo dire che la brigata di cucina e sala ha lavorato in simbiosi su ritmi altissimi e questo è un altro bel segno di professionalità.

 

 

 

 

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