Di Redazione Witaly

CARTOLINE DAL CHAPTER…RICORDI DI VIAGGIO E DI VITA IN UN BICCHIERE

Per me, viziosamente, è l’indirizzo dietro l’angolo di casa dove mi sento coccolata e dove “fuggo” quando ho voglia di ritagliarmi un momento tutto mio, oppure quando, con la scusa di un appuntamento di lavoro, invito i miei interlocutori a prendere un drink in zona. Ma l’Hotel Chapter Roma è molto di più, è un luogo dallo spirito internazionale, dall’indole nomade, dalle atmosfere studiate dove gli oggetti di design vintage ed i colori felpati che sembrano frutto di scelte finto casuali ma tutto è studiato ad hoc, come i murales di Alice Pasquini, una percezione di “lusso accessibile” sbarcato nella capitale un annetto fa. Il suo anfitrione, giovane imprenditore romano ma globetrotter per definizione, Marco Cilia, individuò un palazzo di via de’ Calderari (Rione Regola accanto al ghetto) che affaccia sul lato di via Arenula, ad un passo dal Tevere e da campo de’ Fiori. Due domande mi viene voglia di farle a chi ha investito con una visione tanto peculiare del business dell’ospitalità contemporanea.

Marco, come imprenditore globale, qual è il tuo pensiero in questo momento rispetto alla situazione covid?

In città (in tutte le città!) il mercato dell’hospitality continuerà a vedere il costante calo del turismo, ma vedo un’evoluzione dei numeri in tempi non così lunghi come tanti pessimisti prefigurano. Abbiamo riaperto all’inizio dell’estate e ora, seppur con moltissima calma, alcuni clienti arrivano e anzi, ritornano. Siamo considerati interessanti per un targe di ospiti che amano l’arte, il design, ci scelgono non solo come letto-doccia-colazione più o meno di lusso, ma proprio come luogo d’incontro, di scambio, siamo un luogo per “stare” o come si diceva un tempo “soggiornare”.

Qual è allora il vostro punto più “caldo”, più vissuto dagli avventori?

La nostra agorà è senza dubbio il bar, lo spazio comune con i divani e il focus principale, il palcoscenico è chiaramente il bancone, oggi frequentato ma a distanza di sicurezza, punto che attira sia gli ospiti delle camere sia i romani. Cercavamo un prim’attore da posizionare dietro quel bancone e lo abbiamo recentemente individuato nella figura di Mario Farulla, giovane ma indubbiamente maturo professionista con alle spalle un background corposo di gestione di spot prestigiosi a Londra, a Dubai e in giro per il mondo.

E il food?

Finora l’offerta gastronomica era concentrata essenzialmente su dei servizi doverosi sia alla clientela di passaggio (il Salad Bar pensato sia per gli esterni sia per gli occupanti delle camere) soprattutto in pausa pranzo. Non abbiamo però mai rinunciato all’idea di progettare un ristorante dalla formula più ambiziosa. Il tutto ha preso veramente forma con l’arrivo di Davide Puleio che sta iniziando a prendere confidenza e studiare le proposte per le diverse ore della giornata, non ultimo dei bocconi golosi da abbinare ai cocktail di Mario Farulla, ma attendiamo ancora qualche tempo prima di svelare il suo pensiero completo sul tema, abbiamo in cantiere il nuovo ristorante… Sentiamo invece il “Farulla pensiero”, oggi sotto i riflettori c’è lui.

Mario, com’è nata la nuova collezione di cocktail e bere miscelato che ti vede protagonista in questo periodo alla barra del Chapter?

Sono molto eccitato all’idea di questa nuova avventura, ecco perché il “menù” d’apertura che ho ideato vuole racchiudere le emozioni e le esperienze del mio ultimo ventennio di vita e di mestiere, al di quà e al di là del bancone. Mi sento di riassumere in questi ingredienti e concetti “nel bicchiere” il sentire che scaturisce da viaggi, profumi e sapori di una generazione nomade che ha voglia di raccontarsi, esprimersi e trovare il suo posto nel mondo e nel suo tempo. E se di tempo parliamo dobbiamo andare indietro con l’orologio (o la macchina del tempo!) sino alle emozioni dell’infanzia: cosa c’era di meglio di una grattachecca nella calura estiva romana da piccoli? Ecco allora del ghiaccio finemente tritato mescolato sapientemente con spiritit e liquori- Ho assaggiato il “Frutti di Bosco” a base di liquore al pepe rosa, vodka Ketel One, sale e frutti di bosco. Il secondo capitolo (o chapter) della vita di un giovane è senza dubbio il momento della vita sociale, le discoteche nei ruggenti 80-90…la voglia di tenere in mano un bicchiere con un drink in modo easy, come scusa per “darsi un tono” in società e muovere in primi passi nel magico mondo della notte… Per questo capitolo ho assaggiato il “Vodka Redbull” che tradisce il nome che porta, infatti qui si parla di una vodka miscelata a dovere aromatizzata alla carne essiccata. Il terzo capitolo della serata era il vessillo dell’alchimista (o sedicente tale), un’idea apparentemente semplice che però stupisce ogni volta: l’”Infinity Jar”, ovvero quei bellissimi grandi contenitori di vetro con tappo e rubinetto dosatore che vengono periodicamente riempite dall’alto creando dei blend unici, ogni volta una sorpresa perché sempre differenti. Nel capitolo ulteriore della vita e della professione, nella contemporaneità dei gesti, non si poteva lasciare indietro l’etica, il riciclo, il senso del rispetto e salvaguardia delle materie prime così come il valore degli scarti. Ho pensato a questo punto a “Circle of Life” ovvero l’attenzione verso le materie prime e alla loro “second chance”: tutti gli agrumi, elementi organici, possono rinascere dopo la spremitura con la distillazione che realizziamo in proprio nel nostro laboratorio dietro le quinte del bancone per un reale “impatto zero” e concentrare, questa volta egoisticamente, i sapori e profumi con l’estrazione. Mi sono poi cimentato, in tempi più recenti, diciamo della maturità, nella ricerca dell’equilibrio, del bilanciamento, per tendere alla stabilità. Il risultato nel bicchiere? Una selezione di drink che hanno come diktat le proporzioni degli ingredienti uguali 100  a 100.

Per questo capitolo ho assaggiato il “Long Health” (nella maturità si cerca sempre di rimanere il più a lungo in salute, no?) a base di bergamotto (Liquore Italicus), gin Botanist, cicccolato verde (bianco aromatizzato, sul bordo del bicchiere), Amaretto alla zucca…

Per concludere. Un posto dove tornerò sempre, una lista a prezzi corretti, una cultura di base molto stimolante, perché il bere miscelato è anche cultura….

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