In attesa di provare il ristorante Asola siamo stati alla Terrazza 12 appena sopra. La mano è la stessa, quella di Matteo Torretta chef sicuramente volitivo e capace. Che dire? punti a favore il bel panorama, che ti aspetti, un arredo elegante e spazioso che ti fa sentire proprio a tuo agio, che non ti aspetti, il servizio cortese e sorridente delle giovani assistenti, che fa piacere. A sfavore la lunga attesa per un cibo (e una sosta) che in genere a pranzo si presuppone veloce (quasi un’ora). Quanto ai tre piatti, buono l’hamburgher, non eccelso il patanegra, mediocre la fish salad fatta con la sola lattuga iceberg, peccato perché poteva essere uno sfizioso pokè in versione italiana.
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Il 2016 è stato un anno di svolta con l’inizio del passaggio di consegna e responsabilità tra la vecchia e la nuova generazione della Famiglia Cotarella, con Riccardo e Renzo che hanno fatto un passo indietro per meglio valorizzare il vero patrimonio di famiglia: le loro tre figlie. Dominga, Marta ed Enrica stanno dimostrando a tutti come in questa famiglia non conta il sesso o l’età, ma sono tutti dei fenomeni. Il Montiano è sempre stato il loro vino bandiera e da sempre hanno avuto l’obbiettivo di dimostrare che anche nel loro territorio al confine tra Lazio e Umbria si poteva puntare alla qualità assoluta. Con il 2016 l’asticella è stata spostata ancora più in alto, il numero delle bottiglie è sceso, il prezzo (di poco) aumentato, la qualità ripaga.
Breve sosta a Firenze per parlare di un progetto che speriamo vada in porto. Siamo con Filippo Saporito chef de La Leggenda dei Frati a Villa Bardini e lui ci porta da Irene, che è il nuovo nome del ristorante del Savoy Hotel completamente rinnovato nell’arredo e nella sostanza. Oggi la formula è semplice, più fruibile per il pubblico che affolla la bella piazza della Repubblica. Qui Filippo ritrova un suo collaboratore, il bravo Endrit Prifti che ben coordina il nuovo corso del bistrot.
In mezzo del cammin di nostra vita Lorenzo Viani prese la decisione di cambiare la sua vita e mettere a profitto la straordinaria empatia che Dio e il Dna di famiglia gli avevano dato. (famiglia che annoverava anche un altro celebre Lorenzo Viani, il prozio, famoso pittore e artista, amico di D’Annunzio e Puccini). Nacque così a metà degli anni settanta il Sole Verde a Lido di Camaiore, una palestra utile per capire che quella sarebbe stata la sua strada. Nel 1981 ecco Lorenzo a Forte dei Marmi, una semplice trattoria che ha subito una marcia in più, Lorenzo in sala. E’ lui inimitabile nell’accogliere e coccolare la elegante clientela di Forte desiderosa di mangiare una cucina leggera e rispettosa di mare. Un paio di incontri con esperti famosi ed ecco scatta negli anni ottanta la passione del vino. La cantina si allunga e si allarga (anche al piano superiore) sempre di più e soprattutto punta alla Francia con bottiglie che oggi rappresentano un vero valore e che fanno la differenza. Nel 1984 arriva un giovane cuoco, Gioacchino Pontrelli, oggi è ancora lì, perfetto interprete di una cucina che non conosce il tempo che scorre. (Segnaliamo che Pontrelli è anche consulente di un altro bel locale, più semplice, la Martinatica, nei pressi di Pietrasanta). Negli anni ottanta e novanta quante volte abbiamo brindato con Lorenzo e assaggiato i suoi piatti, combattuto con lui per avere le porzionicremona, assaggiato i suoi incomparabili abbinamenti di vini? Poi negli anni duemila siamo capitati di rado, perché ovviamente i ristoranti da visitare in giro per l’Italia si sono moltiplicati, ma la stima e l’affetto sono rimasti sempre uguali. Lorenzo, basta il nome, e tutti sappiamo chi è e quello che vale. Ha avuto la fortuna che la figlia Chiara ha poi deciso di affiancarlo: la storia di Lorenzo è tutt’altro che finita e ci auguriamo continuerà per tanti anni ancora.

con Gioacchino Pontrelli

con Lorenzo Chiara e Gioacchino

Lorenzo Viani, il magnifico

insegna

la fenomenale brigata di sala
A raccontare i tanti contenuti della prossima edizione del Merano Wine Festival è proprio l’ideatore, Helmuth Koecher in occasione dell’Anteprima che si è svolta all’Acquario Romano in quest’ultimo weekend. Tra i tanti contenuti c’è anche Emergente Sala selezione Nord, che quest’anno si svolgerà proprio dentro il Kurhaus venerdì 8 novembre con sessione di prova anche il giovedì 7 pomeriggio. Un’occasione per trasmettere ai media romani tante informazioni, ma anche per assaggiare qualche buon vino. Infatti come d’abitudine sono presenti una 50ina di aziende di tutta Italia. Due brindisi da ricordare sugli altri: quello con i vini di Venturini Baldini e l’amico Alessandro Scorsone, e poi al vicino Mercato Centrale di via Giolitti quello con Gianfranco Boccoli, dedicato a Luca Boccoli, in costante recupero e al quale va tutta la nostra stima ed affetto. Quest’anno c’è anche una collaborazione in atto con l’Associazione Les Collectionneurs rappresentata da Stefano Pesce. E abbiamo il piacere di presentare al pubblico romano due giovani chef qui non tanto conosciuti: Andrea Besana del Resort Le Ville a La Spezia, e Alberto Sparacino di Cum Quibus di San Gimignano.
Il 14 e 15 Settembre si presenta a Roma l’anteprima del Merano WineFestival che si terrà nella storica dimora capitolina denominata l’Acquario Romano. A presentare il programma, le novità e gli appuntamenti del MWF 2019 ci sarà come sempre il “WineHunter” per eccellenza, Helmuth Koecher, Presidente e fondatore dell’evento internazionale dal quasi trentennale successo che quest’ anno si terrà dal 7 al 12 Novembre nella prestigiosa location del Kurhaus e non solo. Parteciperanno ed interverranno nel corso della conferenza stampa nazionale di apertura Luigi Cremona e Lorenza Vitali che presenteranno il contest “Emergente Sala 2020 Nord”, il caposervizio Tg2 Umberto Gambino e Stefano Pesce responsabile Italia de les Collectionneurs, partner dell’Anteprima MWF Roma. Nel corso della presentazione seguiranno degustazioni di prodotti premiati The WineHunter Award e showcooking a cura degli chef les Collectionneurs.
QUI IL LINK PER ACCREDITARSI


Con Helmuth e Joe Bastianich all’anteprima Winefestival 2018

Non è poca roba: 180 ettari, oltre 40 vitati, api, ambiente biodinamico, allevamento a pascolo di vacche piemontesi, un resort con camere e ristorante, una spa, una Fondazione. Tanto grande che entriamo da una parte, lato cantina, per uscire ore dopo dall’altra, lato Resort. In mezzo la visita della cantina con la guida del giovane e appassionato titolare, Piero Rossi Cairo, e un lunch leggero (fuori ci sono oltre 30 gradi, ma la piscina la vediamo solo dall’alto) dei due volenterosi chef, Valeria Leardi e Mirko Natali, che godono della supervisione di Tommaso Arrigoni (Innocenti Evasioni a Milano). Lunch semplice e corretto, giustamente ispirato ai prodotti dell’azienda. Accoglie e dirige, con ottima professionalità, Maurizio Toccalino.
Umberto Brancaccio titolare di Gilda è un signor professionista. Ha investito non poco in città con varie iniziaitive tra lq quali spicca la frequentatissima Osteria del Marinaio. Ora punta più in alto con questo locale dalle ambizioni dichiarate: lo vedi nell’eleganza formale della tavola e della cura dei dettagli, nella scena teatrale con l’affresco di Gilda sullo sfondo e il contesto su due livelli con un privè in fondo. Accoglie un bravo barman, Emmanuel Nulchis, e poi è lui, Umberto Brancaccio a consigliarvi al tavolo aiutato da un servizio attento con Giorgio Perrone maitre e a ingentilire Michela Meynardi e Alessandra Dall’Ara. In cucina ritroviamo una vecchia conoscenza, Davide Zunino, forse lo chef più talentuoso degli ultimi anni nella riviera di ponente. Tante esperienze in giro e soprattutto a Barcellona hanno arricchito la sua tecnica. Non gli manca l’intuizione, lo spunto geniale, l’originalità, mentre il suo limite, finora, è stata la continuità. Qui è anche aiutato da Claudio Manti, altro chef indubbiamente capace. Con simile parterre le aspettative le avevamo,ed anche tante. Siamo usciti soddisfatti, ma forse ci aspettavamo qualcosa di più non tanto in cucina quanto forse nel servizio di sala che potrebbe ancora di più evocare la belle epoque dell’arredo. Ma il locale è appena aperto e deve anche avere il suo rodaggio, lo rivedremo con piacere il prossimo anno. Venendo ai piatti il migliore senza dubbio l’originale midollo ben contrastato, ma buoni anche i ravioli croccanti e gli elegantissimi e soavi tagliolini di seppie. Meno convincente l’ostrica fritta e i dessert finali, buoni ma non di grande impatto come l’ambiente richiede.
Ristobistrot, così si autodefiniscono, ma, aldilà delle sigle (che non amiamo in particolare questa), il locale è bello, caratterizzato da una bellissima grotta, con un arredo informale allegro e funzionale. Dentro sono tutti giovani e in genere donne. A salvare il genere maschile ci pensa la cucina, che propone una piccola carta di ricette piuttosto abituali cercando però la contaminazione. E dobbiamo dire anche con discreti risultati. Un locale che quindi si fa ben volere anche per altre voci: il comodo parcheggio, il fatto di essere giusto all’entrata della città e quindi facilmente raggiungibile e anche base ideale per una passeggiata in uno dei borghi più belli d’Italia.

accoglienza al femminile

ambiente moderno ed allegro

dettaglio

i due titolari, Christian e Martina

il pane

il salmone all’orientale

la bellissima grotta

la sala

la tagliata con patate al forno

l’insegna
Ci saremo stati almeno una 20ina di volte negli ultimi 30 anni e fa un certo effetto non vedere più quella barba bianca e quel dolce sorriso ad accoglierci. Ma fortunatamente la Pineta è sempre in buone mani, quelle consolidate ed esperte della formidabile coppia di gemelli, Roberto e Giovanni Vanni e quelle più giovani dei due fratelli Andrea in sala e Daniele in cucina che si sono ritrovati ad affrontare prima del previsto le responsabilità che comunque avrebbero avuto. E così vediamo la quarta generazione all’opera: dopo la bisnonna Nella, nonno Alessandro e nonna Anna che nel 1964 avviarono la prima “Pineta” con stabilimento con Luciano che aveva 9 anni. E l’antica Baracca, nome che Luciano ha sempre voluto mantenere si trasforma nel 1996 ristorante vero e proprio e diventa in poco tempo tra i ristoranti di pesce più conosciuti e amati da tutti, critici e appassionati uniti nelle lodi. Ed oggi è un dolore da una parte non ritrovarsi più Luciano a fianco, ma è anche un piacere vedere come questi due giovani fratelli ce la stanno mettendo tutta. Andrea si muove benissimo in sala e Daniele ripropone a memoria la cucina che ha reso questo locale così famoso, e pian piano timidamente con giusta misura comincia ad inserire qualcosa di nuovo. Oggi è l’alalunga con crema di piselli, che fa da preludio a due splendidi primi di pesce: le linguine e gli straccetti, che nella loro apparente semplicità fanno capire la differenza. Auguri, se lo meritano e terneremo di sicuro a incoraggiarli ancora.


































































































































