Non c’è solo il pangasio che arriva dall’ Oriente, ma anche pesce di prima classe, pescati all’amo, filetti diliscati e nobili che viaggiano in aereo e arrivano a noi integri: Ce li fa assaggiare la Selecta con la collaborazione dell’ Ambasciatore di Sri lanka in una conviviale riunione nella sua ospitale abitazione romana. In cucina due giovani chef emergenti romani, e il risultato è apprezzabile.
Prodotti&Vini
Uno degli chef più geniali che ci siano capitati è Luca Brasi. Alla Lucanda di Osio abbiamo assaggiato spesso piatti da ricordare. Poi la breve parentesi del Devero si è chiusa per incompatibilità ambientale (e al posto di Luca è arrivato il bravo Bartolini), dopodichè Luca Brasi è pressocchè sparito. Il suo anno sabbatico è terminato e si ripresenta con questo Civus, una bottega che non è banale e dove c’è un concetto di ristorazione interessante anche d’asporto. Da visitare in attesa di nuovi sviluppi.
Salvatore Di Gennaro della “Tradizione” è stato un pò la nostra guida attraverso il moltiplicarsi delle tante bontà gastronomiche campane che sembrano inesauribili e testimoniano la grandezza di questa regione. La sua bottega a Seiano (Vico Equense) è meta e sosta obbligata di tanti appassionati e anche tanti cuochi.
E’ proprio così. Una cozza gigante al centro della piazza di Philippine, paesino sperduto dell’Olanda. Una cozza perchè Philippine vuole celebrare la cultura e la tradizione dei suoi abitanti, che per anni sono vissuti di mitilicoltura. Oggi questi allevamenti non esistono più, ma il loro ricordo rivive ogni giorno nelle famose cozze alla philippine che hanno reso celebre la cittadina dove ogni anno, nel mese di agosto si svolge il Mussel Festival. Scegliamo di mangiare da Barbara al De Zwann, dove l’ accoglienza e le cozze sono lasciano davvero un bel ricordo.
Una bella struttura appena fuori dal casello di Sirmione mette in mostra i vini di Provenza. Come area vinicola il lugana sta sicuramente crescendo in ambizioni e fatturato, e Provenza rappresenta con Zenato e poche altre la qualità superiore della zona. Per queste strade transitano migliaia di turisti ogni anno ed è quindi importante farsi conoscere e bene, come in questo caso.
Le Macchiole, una piccola azienda che vanta ben tre etichette di punta. Questo grazie ad una sapiente impostazione di Eugenio Campolmi prima e poi, alla sua scomparsa, all’ottimo lavoro della moglie Cinzia. Fin dall’inizio una scelta coraggiosa soprattutto in un territorio che sembrava prediligere solo l’uvaggio bordolese, e cioè quella di vinificare i vitigni in purezza. Sono nati così il Paleo, il Messorio, lo Scrio, tre grandi vini che negli anni hanno concorso a costruire la fama dell’azienda e di Bolgheri.
Continua il successo delle bollicine. E quando arriva il Franciacorta si riempiono i saloni, anche qui a Roma. Merito comunque dell’ottimo lavoro fatto dal Consorzio che è riuscito a creare un marchio trainante più forte dei pur forti singoli nomi come Ca’ del bosco, Bellavista, Berlucchi. Qui ce ne sono una quarantina, alcuni noti, altri meno, ma tutti remano nella stessa direzione. Una nota stonata il servizio di pane e formaggio, più modesto e sciatto che ad una festa dell’Unità.
Belpoggio: un nome appropriato. La vista è su tre lati e spazia dall’Amiata all’Orcia e giù fin verso il mare. Renata ed Enrico Martellozzo sono due splendidi padroni di casa e ci hanno allietato con vino e bistecca (del Falorni). Sono arrivati a Montalcino nel 2005 per prendere questa piccola azienda posizionata vicino al Poggio di sotto (altro poggio famoso) e sono stati anche fortunati: il 2006 si è rivelato un’ottima annata come anche gli anni a seguire. Il loro brunello è come il poggio: piacevole ed elegante, nato non per stupire, ma per godersi la vita.
Gran Soirèe all’insegna del brunello. Un tripudio di antipasti spettacolare e di grande effetto che sembrava di stare nel paese di Bengodi, ma dove si bevevano delle modeste bollicine (si sa che a Montalcino non sono il massimo della vita). Poi in una sala chiostro di grande e bell’effetto si è vissuta una modesta cena (ma come finiscono per essere tutte le cene di gala) dove comunque la cosa più improbabile era l’ abbinamento a vini come il rosso, il brunello e la riserva, con particolare peccato per quest’ultima: il 2006 si è confermata un’ottima annata.
E’ vero, oggi la dop dell’Asiago si estende su un territorio fin troppo ampio, ma quello cosiddetto “d’Allevo”, garantisce una stagionatura adeguata e storicamente l’origine d’alpeggio. Le forme migliori le troverete in questa storica bottega sul corso di Asiago: Valente. Qui potrete scegliere forme di diversi produttori, nelle tipologie mezzano, stagionato e stravecchio. E assieme ai formaggi numerose altre specialità del luogo.
