Bello il nome (e anche la canzone), appropriato anche, vista la location defilata nella periferia verso est lungo la via Emilia. Qui da tanti anni Emilio Barbieri da buon autodidatta ha sviluppato il suo stile di cucina fino a raggiungere importanti riconoscimenti. Che sia bravo è fuori di dubbio, che abbia tanta passione e voglia di lavorare pure. Basta guardare il menù: decine di piatti, dove non ce n’è uno che non sia complicato, uno che non abbia vari ingredienti di riferimento, salse e cotture differenziate. Il risultato è che a parte il lavoro massacrante della brigata (che ovviamente cura anche i dettagli, tipo pane, pasticceria ecc..), quello che arriva a tavola è un pò stancante anche per il commensale, ed il gourmet vede a volte questo enorme lavoro magari compromesso da un pò di salsa in più o un eccesso di cottura, tutti dettagli che con meno elaborazione e minor numero di piatti in carta potrebbero essere più centrati. In sintesi rinnoviamo le lodi, ma auspichiamo più semplicità e rigore. I piatti migliori? Il tortino di parmigiano e la quaglia.
Porzioni Cremona
Un piccolo albergo a 3 stelle che non nasconde insidie e che si rivela una piacevole scoperta. Ad un passo da piazza Grande ha pure un parcheggio, ma soprattutto ha calore e identità con qualche soluzione indovinata come la prima colazione semplice ma non banale. Hotel Cervetta nell’omonima via, traversa di Canalchiaro.
La Confagricoltura presenta l’olio novello con l’aiuto di tre giovani e bravi chef. Ci sembra un’ottima idea quella di unire il nuovo, il novello e l’emergente ed infatti il risultato è interessante ed il pubblico apprezza. Un filo d’olio esalta tre buone zuppe ed è il filo conduttore della serata.
Una novità importante questa Stazione di Posta che si è aperta nell’area dell’ex Mattatoio. Un’area che si sta trasformando e diventando un polo di attrazione culturale nel cuore di Roma. Il locale è bellissimo, moderno, si respira un’aria internazionale e oltre a degli ampi spazi interni, offre un’area all’ aperto praticamente sconfinata dove erano un tempo gli antichi recinti. La prima virtù si scopre al banco del bar, dove un vero professionista del bere miscelato prepara cocktails affascinanti nei nomi e nella presentazione (a noi piace poco e ci scusiamo, ma ci fa piacere che quest’arte venga portata avanti). In cucina è Marco Martini che dopo anni di Antonello Colonna e qualche divagazione all’estero sembra ormai pronto per dire la sua con piena responsabilità. Il risultato è una cucina scintillante, molto giocosa come ormai è di moda, tendente al dolciastro per qualche contaminazione assorbita nei viaggi all’estero (ma questa tendenza si trova ormai spesso pure da noi), lodevole per la scelta di utilizzare molti ingredienti poveri (evviva il pollo!), trasversale e moderna negli accostamenti. Marco è pieno di entusiasmo e di energia e a volte queste doti si portano dietro irruenza e approssimazione e gli equilibri delle ricette ne soffrono un pò. Ma siamo ancora in fase di rodaggio e non possiamo che prevedere una rapida ascesa di questo bel locale tra quelli amati dai gourmet che passano per Roma. I piatti migliori, tra i tanti che ci sono stati portati al tavolo: il delizioso uovo alla carbonara, il tris molto elegante di calamaro, le divertenti alette di pollo e il già celebrato (a Emergente Centro a Firenze) galletto alla diavola. Un pò sottotono questa volta le paste ripiene e i due dessert.
Un bel locale alla Balduina condotto da un team di giovanissimi, dal titolare alla cucina passando per la sala. Le note migliori arrivano proprio da quest’ultima con Daniele Natalino, concorrente di Emergente Sala che si destreggia bene tra bottiglie di tutti i tipi. In cucina Emanuele, eseprienze romane importanti, e Aurora che ha girato di più in Inghilterra. I piatti migliori? I gamberi con porcini, piacioni, ma buoni; il galletto croccante ben accompagnato dalla crema yogurt; un pò ingenui invece i dessert.
Un palazzo storico con tanta storia e storie da raccontare, aperto da qualche anno all’ospitalità e alla ristorazione. Qui è arrivato, ormai da tempo, Giuseppe Ricchebuono conosciuto anni fa alla Fornace di Barbablù (ora chiusa), e che qui continua a proporre la sua cucina soprattutto di mare, varia ed elegante. Anche la sala gira bene grazie al giovanissimo e appassionato figlio dei titolari e tra arredo di pregio e vista sulla bella cittadina di Noli, le ore passano davvero liete. Una lunga e convincente serie di assaggi mette in evidenza un abile utilizzo di pesce azzurro, un notevole senso cromatico ed estetico, un’abbinamento sapiente pesce verdura declinato in tante varianti. Meno ci hanno convinto i due primi con i tortelli un pò sovrastati dalla zuppetta di pomodori e dalla crema di fagioli.
Da quasi 25 anni un indirizzo sempre affidabile e costante nel tempo grazie alla sua cucina di solide basi territoriali che non invecchia e che si riassaggia sempre con piacere. Anche perchè la tradizione viene affrontata con mano leggera, le materie prime scelte con attenzione e il tutto proposto sempre con passione e signorilità. Ottima la battuta di carne, intrigante il connubio porcini e pesche, classico il risotto….per chi non ama le avventure in cucina, un indirizzo raccomandabile.
Piccolo bistrot con un’anima, anzi due.In sala Enrico si muove con efficienza e gestisce praticamente da solo i tavoli (non sono comunque molti, meglio prenotare). In cucina Angelo Koyfalas, origine greca, ma italiano al 100%, ci propone una cucina interessante piacevole moderna. Il titolo nasce dalla passione per la cucina sottovuoto che, se ben applicata, presenta sicuramente dei vantaggi salutari, organizzativi e organolettici non trascurabili, ma sarebbe riduttivo pensare che il menù sia un solo esercizio di tecnica per altro monotematica. Il polpo ad esempio merita la citazione per come riesce ad essere allo stesso tempo morbido e saporito, le animelle seguono a ruota. Ci è piaciuto anche il dessert, mentre una nota critica va ai ravioli dove la farcia è inavvertita e coperta dalla salsa con troppo coriandolo.
Tano passami l’olio a Milano
Bella e piacevole serata da Tano: eleganti ricette e eleganti bollicine del Trentodoc. I piatti migliori? il tiramisù, l’uovo di quaglia caramellato e l’anatra laccata. Meno ci son piaciute le capesante e le animelle. Ma il vero personaggio è Tano che finisce con esibirsi pure alla lampada!
