Un locale molto conosciuto e frequentato, ben arredato e piacevole. Il patron è un professionista di lungo corso, capace e attento. Non troverete piatti particolari e finezze, quanto la sostanza di una cucina legata alla tradizione e coniugata in un menù forse troppo lungo e impegnativo per così tanti coperti.
Porzioni Cremona
Il locale è nobile e da anni è il punto di riferimento del bonton locale e non solo, con una cucina di impostazione classica, legata alla tradizione e servita con i guanti. Da qualche tempo il giovane figlio Andrea ha convertito la sala superiore (ha un ingresso separato) ad una cucina più semplice e schietta aperta ad una clientela più giovanile. Questo spazio ha il nome Osteria..La Porta Accanto. Un piatto di qua (lato osteria): gli gnocchi al montasio, un piatto di là (ristorante) la spigola. Chi vince? la splendida fritturina di saltarelli e zucchine che potete trovare in ambedue le soluzioni.
Palazzo Castiglioni a Mantova
La famiglia ha qualche secolo di vita e il Palazzo pure. Alcune camere (termine riduttive) sono state aperte all’ospitalità e permettono di vivere alla grande, proprio al centro città. Prezzo giusto per tanta atmosfera (circa 200-250 euro, dipende dalla camera), molto cortese il padrone di casa, Guido Castiglioni, che consiglia al meglio sulle tante cose da visitare in città intramezzando con i ricordi di famiglia. Una bella sosta da raccomandare.
Carlo Cracco sarà impegnatissimo e famoso, comunque non si dimentica del suo ristorante. Ci accoglie (anche se poi deve scappare via) nel suo ristorante dove ci troviamo tra un nugolo di volti nuovi, in sala come in cucina. Resiste il buon Sangi, l’unico superstite della vecchia brigata di sala, mentre in cucina il giovanissimo Luca Sacchi, che fece ottima figura a Emergente di due anni fa, ha preso il posto di Baronetto, e si destreggia come può con i nuovi e giovanissimi arrivi. Non è semplice sostituire Baronetto&Co in una cucina così complessa e d’avanguardia. Luca ci prova, sente la responsabilità e ce la mette tutta. Il risultato è confortante, lo stimoliamo a perseguire traguardi ancora più ambiziosi, e ci godiamo una gradevole serie di stuzzichini dove primeggia l’insalata russa caramellata, per poi cadere nella normalità di una lingua di vitello con scampo che non trovano la giusta fusione, risalire con i buoni ravioli di latte di capra in versione autunnale, e il ben contrastato carpaccio di fassona con acciuga e nocciole, e finire in frenata con una volenterosa ma un pò semplice composizione di sorbetti. Speriamo che le due brigate, di sala e cucina, si siano ora assestate, indispensabile presupposto per ritornare sugli altissimi livelli di prima.
Nuovo locale indubbiamente di successo, sarà per la location (attico con vista e due piscine), sarà per l’arredo moderno e funzionale, sarà per la clientela attirata dalla ben nota azienda di moda proprietaria dell’immobile, sarà forse per l’offerta gastronomica che non è priva di ambizioni. Queste ultime sono giustificate dalla fama e valenza dello chef, Elio Sironi coadiuvato da Marco Pemaro, e dal servizio di sala dove si spalleggiano professionisti del calibro di Edoardo Grassi, Luca Pardini, Marco Civitelli. Indubbiamente la serata scorre piacevolmente tra la bella clientela ed il servizio formidabile, mentre qualche perplessità arriva dalla cucina che ci invia una serie di piatti tutti sufficienti ma dove manca, un pò per la fretta, un pò per la folla, quello che lascia il segno. Ma la brigata anche in cucina c’è, bisognerà forse aspettare un definitivo assestamento. Tra le pietanze segnaliamo il baccalà con i ceci e l’ombrina alla brace, che meriterebbero comunque una presentazione più curata.
Un secolo di Vini Santarelli, una storia che si intreccia con quella della città e ringraziamo Antonio Santarelli, titolare di Casale del Giglio, l’azienda vinicola che è nata nella seconda metà di questo secolo di vita, di aver scelto i Mercati di Traiano per festeggiare tale evento. Una serata in mezzo al foro di Traiano, percorrendo le sale, tra statue e capitelli, ecco la mostra che ripercorre con immagini d’antan momenti di vita romana. La sera è culminata con un incontro con Pupi Avati tra gli applausi meritati e significativi di tutti i presenti: quando si intreccia la storia, l’arte, i vini, il cibo, il buon cinema…..beh l’Italia ha veramente tanto da dire.
Da tanti anni non venivamo in queste belle sale che da oltre mezzo secolo raccontano la cucina mantovana con rigore, amore e fedeltà. Alessandra e Tano sono due belle persone, accolgono con un sorriso, sono discrete ed eleganti nella loro semplicità. E’ veramente un piacere sedersi al loro tavolo, sentire tradizioni che risalgono ai Gonzaga, passare dal sorbir di agnoli al luccio con polenta. Una sosta che qualsiasi gourmet dovrebbe fare, con il rispetto che si deve ad una professionalità così datata, ma sempre attuale.
In certe stagioni Casa Vissani presenta alcune “chicche” e apre queste serate alla clientela migliore. Sere fa ecco una Maison poco nota di champagne, Erik Schreiber, importata da Première e abbinata ad una serie di piatti di ottima fattura con il risotto al vertice. Mario Federzoni ha presentato con scioltezza i vari vini, anche questi di ottimo livello con i due champagne da ricordare, il primo, l’Extra Brut, fine ed elegante, il secondo la Special Reserve curiosamente dolce, ma con un intrigante persistenza.
Tre chicche in una: la bellezza dell’Imago il ristorante gourmet dell’Hotel Hassler, la cucina di Francesco Apreda, i vini di Castiglion del Bosco che erano poi il motivo della cena. Con questi presupposti le cose non posson che andar bene e tra una bottiglia e l’altra spiegata con apprezzabile semplicità informale dall’enologo Cecilia i vini hanno accompagnato gli assaggi dello chef. Il vino migliore? Il brunello Campo del Drago 2008 da una vigna in cima alla collina della tenuta. Il piatto migliore? Il collaudato risotto cacio e pepi. Prendiamo anche nota che l’importante tenuta è diventata operativa con il golf, le ville in affitto, l’albergo di sole suites e il ristorante (anzi due, accanto a quello gourmet c’è una più informale trattoria).
