Peccato solo che i piatti non siano all’altezza del resto, che è stellare: la location, la terrazza panoramica, l’arredo e la mise en place, l’accoglienza e il servizio. Bruno Borghesi ha costruito negli anni un Mirabelle da prendere esempio per l’ambiente e l’atmosfera che ha saputo creare, per il bon ton che si respira, volutamente un pò retrò. Avremmo gradito una cucina ben presentata, ma leggera ed elegante, ed invece i piatti si alternano con un decandentismo barocco che nel migliore dei casi (gli gnocchi) rende il piatto almeno piacione, ma il più delle volte il palato rimane aggredito e confuso. Meglio i dessert affidati al bravo Sebastien. Ma resta il fatto che una serata in questa terrazza permette non solo di sfuggire all’afa, ma ti riconcilia con le buone maniere che troppo spesso sembrano perdute in questa Capitale un pò allo sbando. Bruno Borghesi ci ha detto che a fine anno lascerà il Mirabelle e ogni attività così impegnativa. Quel giorno perderemo una delle figure che hanno segnato in positivo la storia della ristorazione romana e non solo, e che , temo, rimpiangeremo a lungo.
Ristorazione&Ospitalità
Vistamare all’Hotel Fogliano
Deve seguire tutto Rocco De Santis, il nuovo e giovane chef, in questo bell’Hotel: dalle colazioni al mattino al pranzo (sulla spiaggia e in terrazza), al ristorante gourmet serale. C’è da fare soprattutto in estate, ma lui lavora sodo e con grande impegno. E’ arrivato da pochi mesi, ha già preso le giuste misure e siamo convinti che l’anno prossimo con migliore e più maturata esperienza e consocenza della zona, riuscirà a darci una tavola di ottimo profilo. Ma già oggi si passa una bella serata in questa terrazza sul mare (per l’inverno c’è la bella sala tutta a vetri sempre con vista mare), ben serviti da Carmine, sotto l’occhio vigile dei titolari. Rocco si esprime con tecnica evoluta affrontando con slancio un’ampia varietà di ingredienti. Il suo menù è una vera cavalcata di sapori con giudizio finale positivo, che potrebbe essere a nostro giudizio maggiormente convincente, limando qua e là qualche orpello superfluo che distrae l’attenzione dall’ingrediente di riferimento e abbassando il livello delle sfumature dolci (il coulis di pesca, la confettura di albicocche, l’uvetta, la marmellata di cipolle, le mele ecc..) presenti in molte delle sue ricette. I piatti migliori: i due primi, un pò “piacioni” ma di gusto pieno e centrato.
Fa piacere scoprire su questo litorale che è sempre stato avaro di novità interessanti, una bella e funzionale struttura. Il vecchio edificio, l’ultimo della schiera che da Latina Mare si allunga verso Sabaudia, è stato completamente ed intelligentemente ristrutturato. Ora le camere sono belle e funzionali, gli spazi comuni molto grandi, il tratto di spiaggia adiacente lungo e ben attrezzato. Da qualche mese in cucina è arrivato Rocco De Santis, ma della ristorazione parliamo in altro post, per ora ci godiamo la terrazza, il relax e la Jacuzzi al terzo piano. Complimenti però a Paolo ed Erica Gargiulo, i due titolari, ambedue preparati professionisti che sanno come accogliere la clientela.
Marzapane, bistrot metropolitano
Si temeva che il locale, partito subito a razzo con forte riscontro anche mediatico, si rivelasse poi una bolla di sapone. E invece Marzapane si conferma progetto interessante, migliorato per l’ambiente, con una carta di vini ormai consistente (particolarmente vocata per riesling e bollicine), ben frequentato (e in effetti nei tavoli accanto c’era il meglio della ristorazione romana che approfittava del locale aperto alla domenica sera), con un servizio spigliato e una cucina fresca e intrigante grazie ad Alba Esteve Ruiz, ormai ufficialmente romana, visto che si sposa in questi giorni (auguri). Alba nella sua nuova cucina a vista si destreggia bene tra carne e pesce, ed è migliorata nei primi: buono il risotto e i cappelletti alla gallega, meno ci è piaciuto il plin e le linguine, difficili anche da mangiare. Non ci fa impazzire il pesce con i frutti rossi (sia la triglia che la ricciola), ma buoni sia i gamberi che il foie gras per concludere con un indovinato dessert.
4 alberghi (Lungarno, Portrait, Continentale e Gallery), 3 ristoranti (Borgo San Jacopo, Fusion e Caffè dell’Oro), senza contare i breakfast, il servizio in camera, i vari bar e gli eventi. Insomma ha da fare Peter Brunel da quando si è insediato a Firenze. Siamo al Borgo San Jacopo, BSJ per tutti, elegante ben frequentato e soprattutto tanto frequentato visto che è sempre pieno e molti tavoli girano pure. Qui si siede la clientela elegante degli alberghi, abituata a lusso e coccole, ed è sorprendente quindi vedere che i due menù si intitolano: menù toscano e menù dedicato alla patata (patata, non crostacei o caviale). Vediamo il primo, per poi dedicarci più in là al secondo. Diciamo subito che dei due è quello che ci è piaciuto di più, leggero ed equilibrato, divertente anche se a basso rischio. D’altronde il rischio è già di per sè nella scelta del tema. Buoni gli spaghetti, golosa e piaciona la vellutata, si cade un pò in basso con una variazione senza un’idea trainante, si chiude in alto con un insolito e azzeccato sorbetto.
Peter Brunel, il menù toscano
Seconda puntata con il menù toscano. Come dicevamo ci è piaciuto di meno sia perchè non proprio a volte rispondente al tema, sia per il piccione dolcemente cotto che quasi si confonde con la generosa scaloppa di foie gras. Ma anche qui le cose buone non mancano, pensiamo alla croccante panzanella, agli eleganti bottoni ripieni resi croccanti dalla cialdina di chiusura e al dolce di chiusura, firmato Fanella, che però non appartiene a questo menù, e cioè il crumble al pistacchio con il cioccolato. Comunque a chiusura c’è da dire che Peter Brunel in pochi mesi ha saputo adattarsi bene alla città (che per altro ben conosceva) e al nuovo ambiente, e che non sembra aver dimenticato la giocosità e la tecnica con la quale si è fatto conoscere anni fa. Sarà interessante seguirne l’ulteriore evoluzione. Infine la sala con Martina Calanchi efficiente, Fernando Garcia simpatico, Salvatore Biscotti sommelier, e sopra tutti, il direttore Valeriano Antonioli.
Un nuovo locale speciale per tanti versi. Siamo sulle colline sopra Pianoro, verso il piccolo borgo di Zena, su stradine difficili da percorrere, ma una volta arrivati la fatica sarà ampiamente ricompensata: una doppia struttura con ospitalità di B&B nel primo edificio, e ristorazione nel secondo con due terrazze e intorno verde di prato e di bosco, in attesa dell’orto che verrà. Il tutto è moderno, pulito, colorato e piacevole. Ma le sorprese sono solo all’inizio. Non si fa pasta fresca (liscia o ripiena), non si fanno più (salvo su ordinazione) gnocchi e tigelle. Insomma per un posto vicino Bologna è una scelta inusuale e coraggiosa. In compenso per 20 euro (salvo acqua e caffè e vini) viene servito un menù di ben 7 portate, scritte ogni giorno alla lavagna, più o meno buone, ma nessuna è comunque banale e tutte complessivamente più che accettabili. Nel nostro caso ci sono piaciuti un pò meno il cuscus e la guancia, ma buoni i due primi con l’uovo che da solo valeva il viaggio. Per noi comunque non era una sorpresa, conosciamo Axel da tanti anni, ci ha seguito attraverso tanti eventi coordinandoci il backstage delle cucine di gara. Oggi lo ritroviamo qui con il suo progetto da portare avanti, con a fianco un altro amico, Enrico, e con Perla che li aiuta come può. Facciamo loro tanti auguri, perchè se lo meritano e pensiamo che il 99% di Voi condividerà il nostro consiglio.
Ultima raccomandazione: prenotazione ormai obbligatoria (è sempre pieno), aperto solo dal venerdì sera alla domenica a pranzo, bambini e cani accolti con grande piacere.
Quasi autodidatta, giovanissimo, con soli 22 anni alle spalle, Andrea Giuseppucci ha tutte le carte in regola per emergere: l’età, la voglia di fare, un istinto notevole per la ricerca e sicura predisposizione. Il locale è la prima sorpresa: nell’antico carcere al primo piano le piccole stanzette che un tempo ospitavano i detenuti sono state rinnovate con gusto, misura ed eleganza. Luci ben posizionate, pane e olio ottimi, insomma tutto predispone al meglio compreso il prezzo: vari menù proposti in alternativa con una spesa tra i 38 e i 45 euro, ben poco per quello che arriva sul tavolo. Andrea ci aveva colpito a Napoli, in occasione del Premio Emergente, e ci conferma le sue qualità che non sono poche pensando anche ai limiti di una cucina dove ci si muove a fatica e dove non trova al momento posto un forno moderno. La serie di assaggi è interessante, varia, con in evidenza lo sgombro (piatto migliore) e qualche nota sballata: l’eccessiva sapidità di alcune ricette, gli spaghetti troppo cotti, le chip del riso poco croccanti, il dessert latte e biscotto poco contrastato.
Locanda del Feudo a Castelvetro
Il centro storico di Castelvetro è un piccolo gioiello, e la Locanda del Feudo non è da meno: 6 suite su tre livelli, con una bella prima colazione semplice, ma di cose curate e casalinghe, con ottimi prodotti, come ad esempio la fontina che ci è stata data. Sotto c’è anche un ristorante, il tutto gestito da Andrea e Roberto Rossi, giovani e bravi.
