Un piacevole ristorante famigliare curato, che trova nell’ultima generazione una nuova spinta. Marco Di Vico è giovane ed appassionato, ma ovviamente si deve ancora fare e speriamo lo faccia per incrementare con qualche buona esperienza la sua formazione. Meglio i due antipasti dei primi, ridondanti di sapore, ma è la Tinaia merita la segnalazione, in una zona un pò povera, un locale dove le buone maniere sono assicurate. Con Marco mamma Lesidia (che nome!) e zia Tiziana, più altri govanissimi aiuti in cucina.
Ristorazione&Ospitalità
Anche in provincia arriva ormai da tempo l’onda della pizza gourmet. Poco dopo Caiazzo, altra capitale della pizza, eccoci ad Alvignano, sul corso, dove c’è questa pizzeria con poche ambizioni. Dentro due fratelli si danno da fare, soprattutto Pasqualino alla pala che sforna pizze ben fatte, con prodotti scelti tra i migliori dei dintorni. L’ambiente lascia un pò a desiderare, molto semplice, ma pulito, il menù oltre la pizza dà poche alternative, ma il pacchero fritto è arguto.
Confusion si avvale ora dell’apporto diretto di Italo Bassi che da qualche mese ha lasciato definitivamente l’Entoece Pinchiorri. Con la moglie Tatyana accoglie consiglia e sovraintende piatti che ovviamente hanno fatto un salto di qualità e la dimostrazione è anche in questi piccoli assaggi che hanno accompagnato il nostro aperitivo. Insomma la coppia è ben assortita, efficiente e piena di buoni propositi, il primo è la loro collaborazione in Costa Smeralda che sarà presto annunciata.
Eravamo stati forse i primi, tanti anni fa quando l’estroso Angiolino Maule ci fece conoscere questo parente che aveva appena aperto il locale. Già allora denotava anche lui un estro innato e la volontà di approfondire i segreti degli impasti, In questi anni è enormemente cresciuto, è diventato famoso, ha rinnovato il locale che ora appare decisamente più bello e funzionale con un’ampia zona dedicata anche alla cucina. E infatti molte sue proposte sono in realtà assemblaggi di una base (ottima) e una serie di ingredienti poggiati sopra e portati al tavolo. Ottimo è anche il pane, notevole la serie di abbinamenti di vini e birre. Prezzi troppo cari? la risposta la dà il cliente, che puntualmente e con grande continuità ha decretato il successo di questa formula.
Il Relais è piacevole, comodo (1km forse meno dal casello), tranquillo e nascosto. Insomma una sosta consigliabile a chi cerca relax e serenità, le camere sono poche, un pò datate, ma confortevoli e le tre stelle dichiarate sono un segno di modestia in rapporto a quanto offerto. E anche la cucina merita la segnalazione. Un giovane chef, Davide Di Rocco, con belle esperienze da Cracco, Bera, Ciresa, tutta gente in gamba, e i dubbi che avevamo prima di entrare man mano che arrivano i piatti si fanno evanescenti. Certo c’è in quasi ogni piatto qualche elemento di troppo, qualche ridondanza nei condimenti e creme, ma comunque si vede un buon potenziale che andrebbe rifinito da un’ulteriore buona esperienza. I piatti migliori? il pesce ben presentato e costruito, anche se un pò barocco, e il primo dessert (crema di nocciole) buono ed originale.
Il nuovo Atman di Igles Corelli
Che spettacolo la cucina di Villa Rospigliosi! quasi più grande della sala, ben organizzata e spettacolare con la grande vetrata di affaccio sulla sala. C’è alta tecnologia, ma c’è anche grande passione e talento. Igles più passano gli anni più si contorna di giovani, è un pò come il sottoscritto che è sempre alla ricerca degli emergenti. Sono 33 anni che ci conosciamo e sembra quasi ieri. Ma senza ripercorrerne il percorso, noto ai più, vediamo quest’ultimo atto, l’ultimo ristorante dove è approdato. E’ l’ultimo, ma in realtà è il primo. Il primo che è fatto veramente a sua immagine e somiglianza. Il suo nome è inciso quasi ovunque, e di ogni dettaglio ne ha curato la realizzazione, non solo in cucina, ma anche nella bellissima ed elegante sala con le due altrettanto belle salette a destra e sinistra. Un servizio giovane ed esemplare accompagna una serie di assaggi che denotano l’attenzione alla qualità esasperata (la carne di kobe, il salmone sockeye, il capriolo sparato, il finger lime che costa un botto, ma che è piacevolissimo quando scoppietta in bocca). Il risultato è un cammino intrigante ad ogni passo, una lezione di cucina moderna gustosa e piacevole con il limite (ma crediamo sia espressamente voluto) di poca aderenza al territorio e deciso respiro internazionale. Percorso che secondo noi trova il vertice in una rarefatta ma elegantissima anguilla, (quattro pennellate di arte gastronomica), e il punto minore in un riso un pò ammassato che richiederebbe più leggerezza e un contrasto maggiore (nonostante il finger lime, che comunque aiuta).
Bella villa in stile toscano, sembra ideata dal Bernini e realizzata poi da un suo allievo. Originariamente dimora estiva della famiglia Rospigliosi, poi quasi abbandonata, nel nuovo secolo ha cambiato proprietà. Oggi il restauro è praticamente finito e la Villa è luogo privilegiato per le grandi occasioni. Ha anche alcune comode stanze, oltre ad ospitare il ristorante Atman di Igles Corelli.
La Bottega di via Pacinotti è diventata un signor ristorante in questo nuovo indirizzo sul Lungarno di San Niccolò, proprio sotto al Belvedere di piazzale Michelangelo. C’è l’Enoteca, c’è un bellissimo bar dove ci prendiamo il caffè con le pralines e che di sera dev’essere magnifico, ci sono due eleganti dehor, e c’è nel mezzo la sala del ristorante. Bella e comodosa, cucina a vista, clientela di riguardo, servizio impeccabile anche se un pò rigido di Paolo Manoni e Vito Angelilli (sommelier). In cucina c’è il giovane Antonello Sardi, fiorentino, anche lui elegante nei modi e concentrato sul lavoro. Non ha alle spalle grandissima esperienza, ma cerca di supplire con passione e buona volontà ben aiutato da una serie di giovani, tra i quali citiamo il souschef Erez. La cosa migliore è il pane, anzi le due focacce, irresistibili. Il resto si fa ben vedere con presentazioni curate, cromaticamente gradevoli, ma poi a volte di fin troppa sostanza (come ad esempio il risotto) e sapidità (le due paste ripiene). Meglio gli sfizi iniziali e la parte finale con una semplice ma fine cernia su foglia di bietola e un buon dessert.
Sono proprio bravini questi due giovani chef, Domenico Stile con il suo aiuto Antonio Autiero, che da qualche settimana hanno preso la responsabilità delle cucine di questa bellissima struttura, tra le più belle, ampie, eleganti della Capitale. Professionalità in sala, cuori giovani in cucina con tanta voglia di fare. La scuola è quella, maniacale e un pò sesquipedale, di Nino Di Costanzo, innervata da passaggi importanti da Crippa, Bottura, Cannavacciuolo ed Alinea! Come per dire che non si è fatto mancare quasi nulla! Ed il risultato c’è tutto in un menù lungo, complesso, ambizioso, dove la quota tecnica è rispettata, il divertimento pure, i sapori ci sono con qualche imprecisione qua e là (monotono il tataki di tonno, troppo carico il condimento degli spaghetti). Lode comunque alla sequenza iniziale, molto studiata ed appariscente, buoni i secondi e anche la serie dolce finale con una pasticceria fine e precisa come è raro vedere. Disappunto vero solo per il risotto, brutto, pesante e greve, sembra quasi di un’altra mano.
Tutto gira alla perfezione in questa Trota (ora con la sala bella ed elegante): dal servizio di Maurizio ben coadiuvato dal suo staff, ad una cucina affollata da dove escono ricette interessanti che esplorano e approfondiscono l’universo poco conosciuto dei pesci d’acqua dolce. Per assurdo, ma è meglio così, non troviamo neppure quasi mai la trota, che è l’unico di questi abbastanza noto e che dà il nome al locale, ma ci sono sempre tante altre tipologie che vengono qui proposte in modo originale. Molti ormai hanno scoperto il locale e conoscono Rivodutri, fino a qualche anno fa ignoto perfino agli abitanti di Rieti, e speriamo che questo numero cresca, perchè ne vale veramente la pena. Quest’ultima volta ci siamo goduti l’innovativo cuscus di orzo semola e spinaci con un delicato persico al profumo di ananas, e facciamo fatica a riconoscere lo stopposo pesce gatto nell’intrigante “epigramma” al profumo di bergamotto che ci viene servito. Ma non sono solo pesci d’acqua dolce, buono è anche il più semplice, ma ben cotto, castrato e il finale non delude, con delle pralines che sono tra le migliori servite nella nostra ristorazione.
